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Due commedie fantascientifiche

Siamo quasi al capolinea con i nostri aggiornamenti fantascientifici, questa volta sono riuscito a recuperare due commedie piuttosto rare. Andiamo a vedere di cosa si tratta:

– Laughing at Danger – James W. Horne (1924)

089218727695Laughing at danger rientra in quel filone di film “fantascientfici” molto stunt e poca trama che abbiamo imparato a conoscere nel corso del nostro progetto fantascienza. Tra questi citiamo ovviamente i film e serial con Houdini protagonista. Il film di cui parliamo oggi si differenzia un pochino dagli altri per il fatto che nasce come commedia, il protagonista, come vedremo, non si rende affatto conto che quanto sta accadendo è reale e non uno scherzo ben organizzato. A tirare il carro del film c’è Richard Talmadge, attore, stuntman e regista tedesco che deve il suo primo successo proprio alle sue prodezze sconsiderate davanti alla cinepresa.

Alan (Richard Talmadge) è lo spensierato figlio di Cyrus Remington (Joseph W. Girard), uomo politico che sta gestendo la trattativa per l’acquisizione di un raggio della morte capace di porre fine a tutte le guerre. Peccato che a casa Remington ci sia una talpa, Darwin Kershaw (Stanhope Wheatcroft), in realtà capo di una terribile banda criminale che vuole usare per i suoi loschi scopi la nuova arma. Quest’ultimo rapisce il Dr. Hollister (Joseph Harrington), inventore della macchina e unico a saperla usare, e sua figlia Carolyn (Eva Novak). Fin qui sembrerebbe tutto normale, ma a questa vicenda più seriosa si mischia quella di Alan, per l’appunto, che dopo l’ennesima delusione d’amore viene invitato dal medico curante a fare cose emozionanti. Così quando i malviventi iniziano a rincorrerlo e minacciarlo perché è entrato fortunosamente in possesso dell’unica chiave in grado di far funzionare la macchina mortale, egli crede si tratti di una farsa inventata dal padre per tirarlo su. Così il nostro eroe diverte a malmenare con chiunque gli si pari davanti. Il lieto fine è ovviamente scontato…

Il film ha il pregio di essere breve, ma di contenuti ne ha davvero pochi. In 60 minuti assistiamo a 20′ di scazzottate, 20′ di stunt e 20′ del protagonista che se la ride pensando sia tutto uno scherzo. Bisogna dire che alcune scene sono spettacolari, in particolare quella finale in cui una nave della marina fa esplodere con un missile il rifugio dei banditi (già ovviamente ripulito dal nostro eroe a furia di sganassoni). Il livello recitativo è tutto sommato dignitoso, con Talmadge a reggere sulle proprie spalle il peso della narrazione. Di certo da un film di James W. Horne mi sarei aspettato un pochino di più. La scena scelta nelle immagini è tratta dal finale ed è una delle poche che mi ha fatto sorridere, sia per il riferimento metacinematografico che per il felice ammiccamento tra i due padri davanti ai figli che stanno per fidanzarsi.

– Her First Flame – Bruno C. Becker (1920)

gale-henryLe premesse per fare un corto carino con Her First Flame c’erano tutte, l’inizio sembrava promettente con una didascalia che possiamo tradurre con “Immagina che sia il 1950 e fossero le donne a portare il pane a casa, mentre gli uomini si occupano della casa (dai, prova ad usare l’immaginazione!)“. Da queste prime parole mi immaginavo una commedia intelligente che scardinasse la pretesa superiorità maschile sulle donne. E invece? Si tratta di una commediola maschilista decisamente bruttina e poco divertente. In questo mondo le donne impersonano, male, il ruolo che dovrebbe, secondo i canoni dell’epoca, essere quello degli uomini, mentre questi ultimi agiscono come le peggiori e stereotipate donnette smorfiose. Con la frase “fanno, male, gli uomini”, intendo dire che le donne non riescono a interpretare bene il ruolo del maschio alpha, anche quando ricoprono cariche importanti. Sembrerebbe insomma una controprova di come in un mondo al contrario le donne non potrebbero mai fare con successo ciò che gli uomini fanno regolarmente.

La vicenda vede contrapposte due donne: Lizzie Hap (Gale Henry), donna dalla discreta inventiva e decisamente pasticciona, e Minnie Fish (Phyllis Allen), donna decisamente più quadrata nonché ricca e piuttosto popolare. Entrambe si contendono il posto di capo dei vigili del fuoco nonché le grazie del “bel” Willie Wart (Milburn Moranti), il cui padre
(Hap H. Ward), preferisce di gran lunga il buon partito di Minnie. Visto che nessuna persona di senno la voterebbe, Lizzie si traveste da tanti personaggi diversi, tra cui una donna nera con il razzistissimo trucco black face, buttando dentro l’urna chili di schede con il suo nome (grasse risate!). Così la protagonista ottiene il ruolo con l’inganno. Un giorno Minnie fa ubriacare Willie e tenta di ottenere le sue grazie con la violenza, ne segue una colluttazione che scatena un incendio. Lizzie salva il suo amato e riceve finalmente il benestare del padre di lui.

Non ho molto da dire, odio il modo di recitare di Gale Henry, davvero macchiettistico e, a mio avviso, poco divertente. Le situazioni sono davvero straviste e uno spunto interessante è stato gettato alle ortiche. Per fortuna oggi fa ridere pensare che un film di fantascienza sia incentrato sul predominio sociale delle donne, chissà cosa penserebbero gli sceneggiatori del film vedendo alcune donne degli anni 2000, seppur purtroppo ancora di rado, svolgere con estrema perizia ruoli di alta responsabilità.

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