Archivio

Posts Tagged ‘Vladimír Majer’

Canto di vita (Píseň života) – Miroslav Josef Krňanský (1924)

pisenzivoatPpur essendoci giunto tramite vie traverse e in forma gravemente mutile, Píseň života in appena 20 minuti tutta la sua carica tragica. La storia di per sé non è particolarmente originale, venne del resto scritta e adattata dallo stesso regista Krňanský, eppure lascia il segno nello spettatore. La storia si interrompe a metà, proprio con il sopraggiungere del climax tragico che, secondo le sinossi dell’epoca, si sarebbe poi andato a sciogliere lentamente nei minuti successivi.

In una notte di luna piena un uomo sconosciuto lascia nel carro di Havel (Karel Vána) una neonata, Hana (Ruzena Hofmanová), che lui cresce come sua figlia. Un giorno Havel si ammala però gravemente e dopo essersi riappacificato con il fratello Konrad (Adolf Krössing) gli affida Hana, ormai cresciuta. Dopo aver venduto letteralmente tutto quello che avevano, la ragazza riesce a trovare lavoro presso la fabbrica del Signor Silver (Luigi Hofman) diretta da Richard Mára (Vladimír Majer). Quest’ultimo nota Hana e con la scusa di essere interessato al suo futuro prima le regala una collana di perle e poi tenta di violentarla. Hana si libera in maniera rocambolesca del suo aggressore colpendolo al volto  e quest’ultimo decide di vendicarsi denunciandola per aggressione e furto della collana. Hana viene condannata a dieci mesi di galera e Konrad si suicida per il dolore.

Così si chiude la versione conservata, lasciando decisamente l’amaro in bocca per un dramma senza vie di uscita. Fortunatamente la storia andava invece avanti con Hana che veniva scagionata e trovava rifugio da un guardiacaccia. Qui avrebbe poi scoperto di essere figlia di Zaluzanský, ricco proprietario terriero, e troveto l’amore sposando Petr, figlio del Signor Silver.

Un finale, insomma, molto differente da quello che le immagini cinematografiche ci mostrano e che risollevano un pochino il morale dello spettatore che si ritrova a vedere come ultima scena le gambe penzolanti di Konrad che ha deciso di impiccarsi!

La storia della conservazione del film è strana, infatti il regista ha più volte riutilizzato pezzi del film in altre opere: Příběh jednoho dne (1926), Bahnem Prahy (1927) e infine in una sua raccolta tarda dal titolo Blednoucí romance (1958) dove Píseň života diventò Osudem zrazeni (it. tradito dal destino) in cui vi era il finale tragico della nostra versione.

Il film viene generalmente ricordato più che altro per essere uno dei rari film in cui recitò Adolf Krössing. il tenore tedesco nato in boemia grande amico di Bedřich Smetana e Antonín Dvořák. Krössing aveva una vena comico-buffonesca che si vede anche nella pellicola e che, personalmente, non ho apprezzato più di tanto così come in generale la recitazione degli altri attori. Molto curata è invece la fotografia, curata da Otto Heller, che regala a tratti delle splendide inquadrature che grazie al restauro effettuato sulla pellicola spiccano ancora di più.

 

Per chi fosse interessato alla visione, il film è inserito come bonus nel dvd di Batalion (1927) rilasciato dal Narodni filmový archiv (NFA) con sottotitoli in inglese.

Annunci

Příchozí z temnot – Jan Kolár (1921)

Příchozí z temnot è un film molto interessante, purtroppo poco noto, ma che merita di essere riscoperto come molta della produzione muta dell’allora Cecoslovacchia. Il titolo può essere tradotto con “L’Uomo venuto dalle Tenebre” e proviene da un soggetto di Karel Hloucha sviluppata da Jan Kolàr. Vi avevo detto che il progetto di Fantascienza era probabilmente finito, eccomi smentito perché Hloucha è uno dei pionieri della fantascienza del ‘900 e Příchozí z temnot rientra a conti fatti in un genere horror-fantascientifico. In realtà questa è l’occasione per dare il via a un progetto che mi ripropongo da tanto tempo dedicato ai muti cecoslovacchi (come vedremo solo un numero ristretto dei film prodotti allora sarebbero oggi considerati slovacchi, la maggioranza, come questo ad esempio, è di produzione ceca).

Bohdan Dražický (Theodor Pištěk) è un ricco possidente appassionato di libri antichi, passione che spesso sovrasta quello per la bella moglie Dagmar (Anny Ondra). Così il malvagio Richard Bor (Vladimír Majer), da sempre innamorato di Dagmar, decide di preparare un tranello mortale al suo rivale in amore: gli regala un libro con all’interno una storia bizzarra sui segreti della torre nera che troneggia tra i possedimenti di Bohdan. Preso dalla lettura, Bohdan decide quindi di andare a visionare il misterioso rudere di persona. Qui lo aspetta però Bor che, con una ingegnosa trappola, lo mura all’interno della torre con la speranza di essersi definitivamente liberato di lui. Non tutto va come previsto: Bohdan, vagando nella torre, scopre un laboratorio da alchimista con all’interno un corpo esanime e delle istruzioni su come rianimarlo. Costui è Ješek Dražický, “l’Uomo venuto dalle tenebre” (Karel Lamač), che in passato aveva amato alla follia Alena (sempre Anny Ondra) che però, come nella migliore delle tradizioni, era morta giovanissima. Spinto dal dolore, egli aveva appreso dall’alchemista Balthasar Borro (ancora Vladimír Majer) il modo per entrare in uno stato di morte apparente da cui si sarebbe risvegliato per ricongiungersi con la sua amata. Inutile dire che Ješek, una volta rianimato, tenterà di rapire Dagmar in quanto vede in lei la reincarnazione della sua amata Alena. [se non volete sapere la fine non leggete a partire da qui] Così mentre Bohdan finge di essere ancora rinchiuso nella torre, “l’uomo venuto dalle tenebre” rapisce Dagmar e nella fuga uccide Bor. Accortosi del terribile potere dell’uomo, Bohdan decide allora di distruggere la torre maledetta per porre fine all’esistenza del malvagio uomo del passato. L’esplosione è tanto potente che…Bohdar si sveglia di colpo e scopre di essere ancora nel suo studio con in mano il libro datogli da Bor. Che sia stato tutto un sogno? Giunge improvvisamente una notizia terribile, Bor viene ritrovato morto e proprio nello stesso punto in cui “l’uomo giunto dal passato” lo aveva ucciso nel sogno. Cosa sarà accuduto realmente?

Il film è interessante ma ci sono degli elementi che purtroppo non rendono del tutto godibile la sua visione. Prima di tutto Příchozí z temnot non è al momento edito in dvd e circola solo in una vecchia proposizione su Česká televize 1 (la loro Rai per intenderci). Inoltre quella versione è gravemente mutila e la parte centrale in cui si comprende cosa è accaduto e da dove proviene questo uomo del passato è del tutto mancante. Inoltre alcuni dialoghi sono davvero poco profondi e non poche risate ha scatenato il commento di Bor a seguito della scoperta della provenienza di Ješek riassumibile con un “sai che vengo dal passato?” “wow, incredibile! Scusami ma adesso devo andare a fare una cosa…”. Inoltre alcune scene che dovrebbero essere ricche di pathos, risultano piuttosto oscure, quasi troppo ponderate, creando più che altro confusione nello spettatore. Ripeto comunque che questa sensazione potrebbe provenire anche dallo stato in cui si trova il film. Passiamo invece alle note positive: personalmente ho molto apprezzatto l’ambientazione e devo dire che il regista è riuscito a ottenere un’atmosfera tenebrosa che giova molto al film. La recitazione non mi ha affatto deluso, in particolare per quanto riguarda i ruoli maschili visto che Anny Ondra qui non ha particolari possibilità di far vedere quanto è in grado di fare. Anny Ondra che, per chi non avesse seguito la rassegna sui film muti di Hitchcock, è stata la prima “musa” del Maestro del Brivido recitando in due ottimi film come L’isola del peccato (The Manxman) e Ricatto (Blackmail) entrambi del 1929. Insieme a Ondra troviamo anche il futuro marito Karel Lamač, qui nei panni di attore come “l’uomo del passato”, ma che, come vedremo, ebbe un’ottima carriera come regista che proseguì anche con l’avvento del sonoro. Per concludere sebbene la trama non sia originalissima, il film è comunque ben sviluppato e una bella ambientazione condita da una recitazione di buon livello fanno del film un’opera decisamente apprezzabile.

Insomma nonostante tutti i difetti di cui Příchozí z temnot è ricco, mi permetto di consigliare la visione a chi ne ha la possibilità. Il motivo è semplice, questo film è uno specchio che ci permette di vedere come il filone horror veniva sviluppato in un luogo tanto vicino alla Germania, una delle grandi patrie dei film relativi a questo genere.