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Posts Tagged ‘Filip Balek-Brodský’

Povera Ragazza (Chudá holka) – Martin Frič (1929)

chudaholkaGià il titolo Chudá holka (it. povera ragazza) può dare un indizio su genere e storia e vi assicuro che non vi sbagliereste. Tratto dall’omonimo romanzo di Václav Čech-Stráň, la vicenda narrata del film è piuttosto banale, ricca di influenze da letterature estere, prima di tuttorusse. Fortunatamente subentra la regia di Martin Frič che ci mette del suo e riesce nelle scene più importanti, utilizzando un montaggio serrato, a rendere interessante anche una storia così poco originale.

Maria Růžová (Suzanne Marwille) è una ragazza orfana che è stata presa in affidamento da una famiglia povera. Fin da piccola Maria è abituata a svolgere i lavori di casa. Nasconde un segreto, è infatti innamorata, e ricambiata, dal fratellastro Klement (Otto Rubík), ragazzo bello e brillante che inizierà presto ad esercitare la professione a Praga. Un giorno la loro relazione viene scoperta e lei, per la vergogna, fugge verso la capitale. Qui viene presa sotto l’ala di Alois Mokráček (Josef Rovenský), un uomo senza scrupoli che dopo averla derubata la fa lavorare nella sua locanda fingendosi un gran benefattore. Giusto per far capire di che pasta è fatto, non passa molto tempo prima che venda la ragazza all’architetto Robert Jánský (Jan W. Speerger), un avventore del locale che le ha messo gli occhi addosso. Maria riesce a resistere allo stupro e tenta successivamente il suicidio gettandosi nella Moldava. Per un caso fortuito viene portata proprio a casa della vera madre, la Signora Rivolová (Božena Svobodová), che la riconosce, pur non dicendole nulla, e la tiene a casa suscitando la gelosia di Věra (Ela Poznerová), la figlia riconosciuta. Caso, meno fortunato, è che il marito della sorella di Maria altri non sia che l’architetto che tenta nuovamente di abusare di lei ma viene ucciso da un colpo di pistola. Maria viene accusata dell’omicidio e Klement la difende. Durante il processo la Signora Rivolova rivela pubblicamente la maternità di Maria e Věra, per non mandare ingiustamente in carcere la sorella, si dichiara colpevole. Klement e Maria possono finalmente sposarsi senza paura…

La storia, come vedete, è un mix di elementi classici e banalotti che solo il montaggio e la regia hanno saputo sollevare. La protagonista Suzanne Marwille, moglie di Martin Frič, è molto calzante nel ruolo della povera ragazza che si ritrova a dover subire tutte le avversità che il destino le para davanti, ma il suo personaggio non beneficia di una crescita psicologica e risulta, un po’ come tutti gli altri, piuttosto piatto e poco sviluppato. Alla fine della storia, sebbene tutto si sia risolto, Maria sarà sempre una ragazzina sempliciotta e innamorata che senza guida potrebbe facilmente subire nuovamente i colpi del destino. La locandina (in alto a destra) è davvero molto bella e vede Maria alle prese con una città ostile che prende le fattezze grottesche del suo aguzzino.

Le scene più interessanti sono le due dei tentativi di violenza (accorpati in un unico mosaico nel primo gruppo di foto in alto), ma soprattutto il momento in cui Maria viene accusata da Věra e viene poi arrestata: qui lo scorrere degli eventi viene sovrapposto allo sguardo fisso e catatonico di Maria (vedi sopra).

Sebbene la storia sia un già visto, Chudá holka porta avanti una storia ben costruita e non eccessivamente lunga, caratterizzata da una buona regia. Se siete appassionati dei drammoni classici di questo tipo il film è ottimo nel suo genere.

La Finta Gattina (Falešná kočička) – Svatopluk Innemann (1926)

Falešná kočičkaChi mi conosce saprà che ho la tendenza, quando intraprendo un progetto, di seguire l’ordine cronologico per avere un’idea generale dell’evoluzione di un artista o, in questo caso, della cinematografia di un paese. Falešná kočička è la prima commedia che mi abbia preso realmente e divertito della cinematografia ceca (e sapete che non sono un grande appassionato del genere nella sua forma muta). Il film rientra in una serie di tre commedie della Oceanfilm con Vlasta Burian e Zdena Kavková su soggetti di Josef Skružný che comprendeva, oltre a Falešná kočička, anche Lásky Kačenky Strnadové (1926) e Milenky starého kriminálnika (1927) sempre con regia di Svatopluk Innemann. La carattersitica di questa prima commedia, oltre alla sua freschezza, è quella di essere dinamica sia nello svolgimento che proprio nelle scene, grazie alla mobilità della telecamera che riprendono inseguimenti o parate in movimento.

Il Dottor Karel Verner (Karel Hašler) vuole assolutamente sposarsi ma tra le donne che conosce non ne trova una adatta e quelle dell’alta borghesia in generale lo disgustano. Ha quindi la geniale idea di trovarne una tra il popolino e crescerla ed educarla secondo i suoi gusti. I suoi primi tentativi non sono certo fortunati: la prima ruba l’argenteria e la seconda si porta la famiglia gitana in casa. La giovane Milča Janotová (Zdena Kavková), ragazza borghese, decide di fare uno scherzo al dottore e, dopo aver ingaggiato l’ubriacone Vendelin Pleticha (Vlasta Burian) come guida, va nei bassifondi ad imparare gli usi delle donne di strada. Con l’aiuto della sua vecchia tata Amálka Holoubková (Antonie Nedošinská), ora assistente del Dottore, si fa abbordare e portare in casa come nuova pretendente. Dopo aver provato a farle far lezione da un insegnante (Svatopluk Innemann), senza particolare successo, il medico inizia ad impartire lui stesso gli insegnamenti alla giovane; i due si avvicinano sempre più tanto che Verner inizia a trascurare i suoi pazienti. Secondo il piano Vandelin, spacciandosi per il padre di Milča, sarebbe dovuto andare a riprenderla dopo qualche tempo terminando così lo scherzo. Ma il Dottore, dopo averlo fatto bere, gli chiede la mano della “figlia” offrendogli anche del denaro. L’ubriacone non crede alle sue orecchie e accetta. La situazione degenera: un’amica di Milča va dal medico per un problema ai denti e svela l’inganno. Verner la ripudia e lei, distrutta dal dolore, entra in un delirio che la sta portando alla morte. Viene chiamato sul letto di morte di Milča proprio il Dottore che si commuove e decide di perdonarla. Non è il solo finale a lieto fine: Vendelin aveva iniziato a bere perché era stato lasciato dalla sua ragazza che altri non era che Amálka. I due si ricongiungono e si sposano proprio come Milča e Verner.

Questo film è il primo che abbia incontrato che propone il classico della donna compita che cerca di apprendere i costumi dei bassifondi seguito da un insegnante. Più di recente una cosa simile credo sia stata messa sul grande schermo da Lillo e Greg in una commedia cinematografica di cui ho visto il trailer qualche anno fa. Evidentemente la storia di fondo si ispira a Pygmalion di George Bernard Shaw (1913), ridicolizzandone però la morale sociale e con una conclusione che mette in dubbio la possibilità che realmente un uomo di alto borgo possa sposare una poveraccia analfabeta dopo averla istruita.

La scena che più mi ha divertito vede Vendelin, ubriaco, che, chiamato da un paziente del dottore che non resiste più al dolore, decide di spacciarsi per dentista e operare. Vandelin gli strappa un dente e il paziente, basito, gli dice che non era quello giusto. Il “dottore” fa spallucce e gliene strappa un altro, al ché il paziente sviene per lo shock. Anche qui non si tratta certo di chissà quale scena originale, ma il modo in cui è stata girata, la fisionomia dei personaggi e la loro mimica l’hanno resa davvero divertente a parer mio. A testimonianza, invece, della dinamicità delle riprese potete vedere sotto la rincorsa di Vendelin a un fogli di carta con sopra l’indirizzo del Dottore che dovrebbe usare per andare a riprendere Milča.

Se vi siete incuriositi è in vendita l’edizione ceca in dvd, mentre i sottotitoli in inglese reperibili su internet.