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Posts Tagged ‘František Jerhot’

Il buon soldato Švejk nel cinema muto ceco

Svejk_01Il Buon Soldato Švejk è uno dei personaggi più famosi della letteratura ceca nonché della cinematografia grazie alle fattezze dategli da Rudolf Hrusínský. Eppure prima di tutto questo c’era un altro Švejk che ha percorso tutta la serialità del personaggio dal 1926 al 1930 venendo però poi presto dimenticato. Si tratta di Karel Noll, attore caratterista che abbiamo già conosciuto nella nostra lunga rassegna dedicata al cinema ceco.

Il motivo per cui la saga di Jaroslav Hašek nella sua trasposizione muta non viene oggi ricordata è probabilmente perché non è molto moderna nella sua resa. Nonostante sia una storia comica, i film non sono slapstick e lasciano alle lunghe e verbose didascalie il compito di far ridere gli spettatori. Qui già ci tengo a dire che molti dei film rimasti li ho potuti vedere solo con didasclalie in russo e così l’unica cosa che mi ha salvato è stato il fatto di aver letto i libri, di cui i film mi pare siano trasposizioni piuttosto fedeli.

Visto che i personaggi sono sempre gli stessi ho deciso di fare un post unico con tutti i film, compreso Švejk na fronte (1926) considerato perduto ma di cui è possibile ricavare qualche frammento da Švejk v ruském zajetí e Osudy dobrého vojáka Švejka. Siete pronti? Allora cominciamo con la nostra avventura in compagnia del mitico soldato Švejk!

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– Il buon soldato Švejk (Dobrý voják Švejk) – Karel Lamač (1926)

Švejk (Karel Noll) è un personaggio davvero strano ma, sopratutto, sembra che gliene capitino sempre di tutti i colori. Alla morte dell’Arciduca Francesco Ferdinando, il nostro eroe si reca in una locanda e inizia a parlare della questione a modo suo. Viene arrestato da una spia che lo porta alla stazione di polizia dove, dopo un’attenta analisi dei medici, viene rimandato a casa con la diagnosi di imbecillità. Nonostante questo, Švejk decide di arruolarsi e partire per la guerra. Qui diventerà attendente del sottotenente Lukáš (Karel Lamač) combinandone di tutti colori ma finendo, straordinariamente, anche per ricevere una medaglia per aver rubato una gallina…

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– Švejk al fronte (Švejk na fronte) – Karel Lamač (1926)

Il film è considerato perduto e raccontava il seguito delle vicende di Švejk prima del suo arrivo al fronte russo e la sua successiva cattura. Ritroviamo gli stessi attori del suo prequel. Le immagini sono prese dall’inizio del quarto film, in cui c’è un breve estratto di quello precedente come riepilogo di quanto avvenuto prima, e in Osudy dobrého vojáka Švejka.

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– Švejk in abiti civili (Švejk v civilu) – Gustav Machatý (1927)

Questo film è una sorta di prequel delle avventure di Švejk. Il nostro protagonista, nei panni di civile, si occupa dei cani addestrandoli, catturandoli o riconsegnandoli ai legittimi proprietari. Le sue avventure si avvicendano a quelle di un barone sciupafemmine (Albert Paulig) e della sua amante Lo (Renate Renée), che si intrecciano, a loro volta, a quelle dell’autista di lei, Pavel (Jiří Hron), con la sarta Anička (Dina Gralla). A dire il vero Švejk pare in realtà solo un contorno alle vicende amorose, anche se alla fine avrà una sua ricompensa vincendo una cifra molto importante al casinò puntando una medaglietta per cani al posto di vero denaro.

Tra i vari, essendo credo una storia originale, è decisamente il film con la storia più debole. Che senso ha mescolare le vicende di Švejk con quelle di altri personaggi secondari mai più citati nella saga? Non lo sapremo mai…

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– Švejk nella cattività russa (Švejk v ruském zajetí) – Svatopluk Innemann (1927)

In questo terzo film, in ordine cronologico, troviamo il nostro Švejk (Karel Noll) nel campo di prigionia russo insieme a Marek (Jirí Hron) e l’insegnante Biblička (Svatopluk Innemann). Vengono selezionati per lavorare dal contadino Ivanovič. Qui il nostro eroe racconta di come avrebbe salvato la vita dello Zar. Dopo una serie di straordinarie peripezie durante le quali si ritroverà coinvolto nella rivoluzione bolscevica, il nostro eroe riuscirà a tornare a casa.

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– Il destino del buon soldato Švejk (Osudy dobrého vojáka Švejka) – Martin Frič (1930)

Il film è un’unione di quelli precedenti e per quanto ci resta è di fatto al 90% tratto da Dobrý voják Švejk e per il finale da Švejk v ruském zajetí. Non aggiungendo nulla ai film precedenti, questo doveva essere una sorta di summa degli Švejk muti prima dell’arrivo del primo sonoro del 1931, sempre diretto da Martin Frič, con Saša Rašilov nei panni del protagonista al posto di Karel Noll che era morto improvvisamente nel 1928 durante le riprese di Modrý démant con regia Miroslav Josef Krnanský. Chissà se, qualora fosse vissuto per interpretare il personaggio anche nelle prime trasposizioni sonore, Noll non avrebbe potuto restare nel cuore dei cechi così come invece fece tanti anni dopo il celebre Rudolf Hrusínský.

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L’Amante di un Vecchio Criminale (Milenky starého kriminálníka) – Svatopluk Innemann (1927)

Milenky starého kriminálníkaMilenky starého kriminálníka è una delle commedie mute più divertenti e sbarazzine che io abbia mai visto, con una Anny Ondra assolutamente stupefacente in un ruolo atipico per un’attrice come lei. La sua protagonista è infatti una ragazza disincantata molto “maschiaccio” che per amore del brivido ne combina di ogni colore. Un film che ribalta in parte gli stereotipi (anche se nel finale vedremo che non sarà proprio così). Nella trilogia di commedie di Innemann con sceneggiatura di Josef Skružný questa è sicuramente quella più originale, gradevole e moderna vista la sua capacità di stupire e divertire mantenendo anche una coerenza di trama gradevole e non scivolando nella sensazione di assistere a una serie di episodi singoli come in Lásky Kačenky Strnadové.

Pardon (Jan W. Speerger) è un buon partito e gli è stata promessa in sposa la giovane Fifi Hrazánkova (Anny Ondra). Lui però si è innamorato di Olga (Věra Hlavatá), figlia della Chiaroveggente Štefanie Lesczynská (Betty Kysilková) che però fa di tutto per allontanarla dall’uomo. I due inventano allora uno stratagemma: Olga finge di sentirsi male in treno e lui si offre gentilmente di ospitarli per la notte visto che quello successivo ci sarebbe stato l’indomani. Nel frattempo Fifi arriva al palazzo e incontra Cyril Pondělíček (Vlasta Burian), zio di Pardon. Questi assomiglia in tutto e per tutto al noto criminale Alois Kanibal e Fifi, eccitata dall’idea di stare con un personaggio così famoso e pericoloso, inizia a fargli una corte sfrenata. Caso vuole che Cyril altri non sia che una ex fiamma di Štefanie Lesczynská nonché padre di Olga. Tra misunderstanding e gag una di seguito all’altra, Cyril finirà a trovarsi di fronte al vero criminale uscendone sconfitto perché arrestato al posto suo. Nel finale Fifi flirta con Alois Kanibal ma questi la liquida dicendole che non ha intenzione di dividere i suoi bottini con lei. Olga e Pardon possono ora sposarsi e vivere felici, si sposeranno anche Cyril e Štefanie…

Come detto la protagonista principale, nonostante la storia ruoti in teoria sulla storia d’amore tra Pardon e Olga, è lei a prendersi la scena mettendo in secondo piano anche l’interpretazione di Vlasta Burian, qui alle prese con due ruoli e personaggi molto differenti nel modo di recitare e porsi. Per rendere omaggio all’attrice ho deciso di dedicare gli screenshot qui sotto tutti ai suoi diversi costumi (uno in realtà è presente sopra). Mi piacerebbe sapere come all’epoca possano aver preso questo personaggio femminile che guida, fuma, beve, boxa e prende decisamente l’iniziativa anche nelle relazioni amorose, ma per lo spettatore di oggi, quantomeno per me, si tratta di una sorpresa inattesa e graditissima.

Insomma se volete vedere qualcosa di diverso vi invito vivamente a recuperare il dvd, che ha anche i sottotitoli in inglese. Purtroppo dovrete recuperarlo su ebay o da rivenditori cechi, ma ne vale assolutamente la pena.

Gli Amori di Kačenka Strnadová (Lásky Kačenky Strnadové) – Svatopluk Innemann (1926)

Lásky Kačenky StrnadovéDopo Falešná kočička, continuiamo la nostra rassegna di commedie con Vlasta Burian e Zdena Kavková su soggetti di Josef Skružný e regia di Svatopluk Innemann. Tra le tre, questa è a mio avviso la meno riuscita, perché eccessivamente macchiettistica e tendenzialmente poco coerente a livello di svolgimento, tanto che parrebbe essere scritta per una proiezione ad episodi.

Kačenka Strnadová (Zdena Kavková) è una ragazza di campagna che vive alle dipendenze dello Zio (Rudolf Sůva), fattore e padrone di una locanda. La giovane è talmente pasticciona che lo zio, esasperato, decide di farle fare le ossa spedendola a Praga a trovare lavoro. Assieme a lei parte il fidanzato di una vita, Vincek Kroutil (Vlasta Burian), ragazzo forzuto e un po’ tonto. Arrivata a Praga, la ragazza inzia piano piano a cambiare e diventa sempre più responsabile nonostante si ritrovi a dover cambiare spesso lavoro. Inizia a frequentare l’Ingegnere Richard Romanovský (Jiří Sedláček) che, essendo ricco e istruito, la seduce arrivando a scalzare Vincek nel suo cuore. Ma non tutto è come sembra: Vincek, attratto dall’idea della taglia e sperando di riconquistare la sua amata Kačenka, si mette sulle tracce di una banda di ladri, il cui capo sembra introvabile. Nel finale si scoprirà che quest’ultimo altri non è che Romanovský travestito. Kačenka, quando lo scopre, lo ripudia e capisce quanto importante sia per lei l’amore di Vincek che però ha deciso di togliersi la vita dopo averle donato il premio per la cattura della banda. Nel finale, purtroppo in parte tagliato, Kačenka arriverà in tempo per sventare l’irreparabile e dichiarare al ragazzo il suo amore.

Come ho detto l’impressione che mi ha fatto il film è stata quella di un film ad episodi, perché c’erano una serie di scene ripetitive in cui, di volta in volta, Kačenka o Vincek trovavano un nuovo lavoro e facevano qualche pastrocchio. Lavoro dopo lavoro i due, in particolare lei, acquisivano maggiore sicurezza in loro stessi e si ritrovavano infine ad essere molto diversi dai due ragazzi di campagna dell’inizio. Piccola chicca è la presenza dello stesso regista in una scena, molto metacinematografica, in cui Kačenka lavora come serva di una stella del cinema e si ritrova su un set con Innemann nel ruolo di regista. Sebbene quindi ci sia una crescita psicologica dei personaggi, la trama non mi ha entusiasmato così come l’inserimento della componente investigativa legata alla banda capitanata da Richard. Quella parte è, a mio avviso, sviluppata in maniera piuttosto superficiale e, pur scimmiottando in maniera piuttosto efficace i serial alla Fantômas, non ne sviluppa in pieno il potenziale. Passando di lavoro in lavoro, la protagonista cambia anche tanto il proprio vestiario, di cui potete vedere qui sotto un estratto. A livello di costumi, questo come gli altri due film della serie, sono davvero molto curati. Pur essendo il film più debole della “trilogia”, questo è forse quello dove ho apprezzato di più la recitazione di Vlasta Burian perché è tendenzialmente più umana e meno buffonesca. Vincek, in fondo, è un ragazzo semplice e innamorato e pur mettendosi in ridicolo a causa della sua ingenuità, riuscirà a migliorare maturando nel corso delle vicende.

Lásky Kačenky Strnadové è una commedia molto carina e divertente che paga, a mio avviso, una frammentarietà nello svolgimento e una certa ripetitività delle situazioni. Qualora foste interessati, il film è acquistabile in dvd ad un prezzo tutto sommato contenuto.

La Finta Gattina (Falešná kočička) – Svatopluk Innemann (1926)

Falešná kočičkaChi mi conosce saprà che ho la tendenza, quando intraprendo un progetto, di seguire l’ordine cronologico per avere un’idea generale dell’evoluzione di un artista o, in questo caso, della cinematografia di un paese. Falešná kočička è la prima commedia che mi abbia preso realmente e divertito della cinematografia ceca (e sapete che non sono un grande appassionato del genere nella sua forma muta). Il film rientra in una serie di tre commedie della Oceanfilm con Vlasta Burian e Zdena Kavková su soggetti di Josef Skružný che comprendeva, oltre a Falešná kočička, anche Lásky Kačenky Strnadové (1926) e Milenky starého kriminálnika (1927) sempre con regia di Svatopluk Innemann. La carattersitica di questa prima commedia, oltre alla sua freschezza, è quella di essere dinamica sia nello svolgimento che proprio nelle scene, grazie alla mobilità della telecamera che riprendono inseguimenti o parate in movimento.

Il Dottor Karel Verner (Karel Hašler) vuole assolutamente sposarsi ma tra le donne che conosce non ne trova una adatta e quelle dell’alta borghesia in generale lo disgustano. Ha quindi la geniale idea di trovarne una tra il popolino e crescerla ed educarla secondo i suoi gusti. I suoi primi tentativi non sono certo fortunati: la prima ruba l’argenteria e la seconda si porta la famiglia gitana in casa. La giovane Milča Janotová (Zdena Kavková), ragazza borghese, decide di fare uno scherzo al dottore e, dopo aver ingaggiato l’ubriacone Vendelin Pleticha (Vlasta Burian) come guida, va nei bassifondi ad imparare gli usi delle donne di strada. Con l’aiuto della sua vecchia tata Amálka Holoubková (Antonie Nedošinská), ora assistente del Dottore, si fa abbordare e portare in casa come nuova pretendente. Dopo aver provato a farle far lezione da un insegnante (Svatopluk Innemann), senza particolare successo, il medico inizia ad impartire lui stesso gli insegnamenti alla giovane; i due si avvicinano sempre più tanto che Verner inizia a trascurare i suoi pazienti. Secondo il piano Vandelin, spacciandosi per il padre di Milča, sarebbe dovuto andare a riprenderla dopo qualche tempo terminando così lo scherzo. Ma il Dottore, dopo averlo fatto bere, gli chiede la mano della “figlia” offrendogli anche del denaro. L’ubriacone non crede alle sue orecchie e accetta. La situazione degenera: un’amica di Milča va dal medico per un problema ai denti e svela l’inganno. Verner la ripudia e lei, distrutta dal dolore, entra in un delirio che la sta portando alla morte. Viene chiamato sul letto di morte di Milča proprio il Dottore che si commuove e decide di perdonarla. Non è il solo finale a lieto fine: Vendelin aveva iniziato a bere perché era stato lasciato dalla sua ragazza che altri non era che Amálka. I due si ricongiungono e si sposano proprio come Milča e Verner.

Questo film è il primo che abbia incontrato che propone il classico della donna compita che cerca di apprendere i costumi dei bassifondi seguito da un insegnante. Più di recente una cosa simile credo sia stata messa sul grande schermo da Lillo e Greg in una commedia cinematografica di cui ho visto il trailer qualche anno fa. Evidentemente la storia di fondo si ispira a Pygmalion di George Bernard Shaw (1913), ridicolizzandone però la morale sociale e con una conclusione che mette in dubbio la possibilità che realmente un uomo di alto borgo possa sposare una poveraccia analfabeta dopo averla istruita.

La scena che più mi ha divertito vede Vendelin, ubriaco, che, chiamato da un paziente del dottore che non resiste più al dolore, decide di spacciarsi per dentista e operare. Vandelin gli strappa un dente e il paziente, basito, gli dice che non era quello giusto. Il “dottore” fa spallucce e gliene strappa un altro, al ché il paziente sviene per lo shock. Anche qui non si tratta certo di chissà quale scena originale, ma il modo in cui è stata girata, la fisionomia dei personaggi e la loro mimica l’hanno resa davvero divertente a parer mio. A testimonianza, invece, della dinamicità delle riprese potete vedere sotto la rincorsa di Vendelin a un fogli di carta con sopra l’indirizzo del Dottore che dovrebbe usare per andare a riprendere Milča.

Se vi siete incuriositi è in vendita l’edizione ceca in dvd, mentre i sottotitoli in inglese reperibili su internet.