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La miniera delle idee sepolte (Šachta pohřbených ideí) – Antonín Ludvík Havel & Rudolf Myzet (1922)

Sachta pohrbenych ideiNel corso di questi articoli ci capita spesso di parlare di alcuni personaggi importanti per la definizione di una nazione Ceca e la diffusione dei suoi elementi identitari. Šachta pohřbených ideí ci da l’occasione per parlare di Petr Bezruč, poeta ceco noto principalmente per i suoi Slezské písně (it. Canti della Slesia) pubblicati nel 1909 e poi ampliati nel corso degli anni. Bezruč dedicò parte della sua produzione a parlare di problemi sociali, ed è proprio a partire da una delle sue poesie che si ispira il film di cui andremo a parlare oggi, più in particolare Ostrava (qui la traduzione inglese).

La storia è piuttosto contorta e, come capitato altre volte, mi son dovuto affidare alla trama presente su Czech Feature film (CFF) per capire meglio quanto stava accadendo. Purtroppo anche questo film è molto “verboso” negli intertitoli e non sempre riuscivo a seguire con il mio ceco di base.

Durante la dominazione Austro-Ungarica, l’ingegnere Oblomoský (Anatol Montalmare) diventa proprietario di una miniera. Durante alcune agitazioni dei lavoratori uno di loro, di nome Havlena (Eduard Bartos), viene ferito gravemetne e muore poco dopo lasciando vedova la moglie. Passano gli anni e Oblomoský, che è rimasto colpito dalla vicenda, inizia a frequentare il giovane ingegnere Skála (Antonín Ludvík Havel), innamorato del socialismo e che vorrebbe rendere la minera una proprietà collettiva dello stato. Si intreccia qui la storia di Kohlmann (Eduard Sevcík), un imprenditore che vorrebbe acquisire la miniera e sfruttarne in esclusiva la sua produzione. Viste le agitazioni dei minatori, diventato ancora più potente grazie ai suoi legami con la famiglia dei Rothschild, manda i gendarmi per costringere con la forza i riottosi a riprendere il loro lavoro. Per ottenere quello che vuole decide di preparare addirittura un sabotaggio in miniera, servendosi di Machácek (Rudolf Myzet), un minatore che è diventato sorvegliante e per questo viene evitato dai suoi ex compagni di lavoro. Viene la guerra e Oblomoský muore, lasciando così a Kohlmann la possibilità di prendere la miniera. Ma il suo sfruttamento non durerà tanto: la nuova Repubblica decide di confiscare le miniere e statalizzarle facendo così diventare i lavoratori statali e togliendoli dalle grinfie dell’imprenditore senza scrupoli.

Šachta pohřbených ideí è il primo film a tematica sociale prodotto in Cecoslovacchia e riprende la tematica socialista che abbiamo imparato a conoscere in film provenienti da diversi stati europei dopo la Rivoluzione del ’17. Tra quelli che abbiamo visto posso citare rapidamente l’ungherese Bánya titka (1918), il norvegese Revolutionens Datter (1918) o anche Christian Wahnschaffe (1920-21) che sono stati presentati durante il Cinema Ritrovato 2018.  Il film venne inizialmente censurato alla sua presentazione del ’21 e venne rilasciato solo a seguito di un nuovo editing. Bisogna dire che rispetto a quelli degli altri stati qui non sembra esserci un giudizio negativo. Il motivo è strettamente collegato alla nascita dello neonato stato cecoslovacco, infatti la conquista finale è proprio la confisca della miniera da parte del consiglio nazionale e quindi sostanzialmente la statalizzazione dei dipendenti.

La cosa che ho apprezzato del film sono le scene di massa, l’attenzione al “verismo” con riprese della miniera e dei minatori tra scontri con i militari, con i padroni della miniera o semplicemente in riunioni interne. La scena rappresentata nella locandina riguarda invece un’altra scena molto emozionante e “ricca” a livello visivo, durante la quale i minatori scappano in massa, trasportando anche i feriti, dopo un attentato da parte di Machácek.

Come avrete intuito questo film mi è piaciuto molto, perché racconta tematiche sociali senza quella negatività post rivoluzionaria che abbiamo incontrato tante volte. Inoltre, pur essendo presenti personaggi negativi tra i minatori, si avverte una certa umanità o comunque un desiderio di giustizia che muove le azioni rivoluzionarie. Viene il sospetto che questa rivolta abbia avuto successo filmicamente solo perché rientra all’interno del volere dello stato che, nazionalizzando, porta giustizia ed equità. La tematica socialista sembrerebbe essere ben lontana da quella comunista sovietica nella volontà di chi ha fatto il film o comunque, se la censura riguardava proprio questo, in questa edizione rieditata, ma la sensazione vedendo oggi le vicende è sicuramente diversa.

La Finta Gattina (Falešná kočička) – Svatopluk Innemann (1926)

Falešná kočičkaChi mi conosce saprà che ho la tendenza, quando intraprendo un progetto, di seguire l’ordine cronologico per avere un’idea generale dell’evoluzione di un artista o, in questo caso, della cinematografia di un paese. Falešná kočička è la prima commedia che mi abbia preso realmente e divertito della cinematografia ceca (e sapete che non sono un grande appassionato del genere nella sua forma muta). Il film rientra in una serie di tre commedie della Oceanfilm con Vlasta Burian e Zdena Kavková su soggetti di Josef Skružný che comprendeva, oltre a Falešná kočička, anche Lásky Kačenky Strnadové (1926) e Milenky starého kriminálnika (1927) sempre con regia di Svatopluk Innemann. La carattersitica di questa prima commedia, oltre alla sua freschezza, è quella di essere dinamica sia nello svolgimento che proprio nelle scene, grazie alla mobilità della telecamera che riprendono inseguimenti o parate in movimento.

Il Dottor Karel Verner (Karel Hašler) vuole assolutamente sposarsi ma tra le donne che conosce non ne trova una adatta e quelle dell’alta borghesia in generale lo disgustano. Ha quindi la geniale idea di trovarne una tra il popolino e crescerla ed educarla secondo i suoi gusti. I suoi primi tentativi non sono certo fortunati: la prima ruba l’argenteria e la seconda si porta la famiglia gitana in casa. La giovane Milča Janotová (Zdena Kavková), ragazza borghese, decide di fare uno scherzo al dottore e, dopo aver ingaggiato l’ubriacone Vendelin Pleticha (Vlasta Burian) come guida, va nei bassifondi ad imparare gli usi delle donne di strada. Con l’aiuto della sua vecchia tata Amálka Holoubková (Antonie Nedošinská), ora assistente del Dottore, si fa abbordare e portare in casa come nuova pretendente. Dopo aver provato a farle far lezione da un insegnante (Svatopluk Innemann), senza particolare successo, il medico inizia ad impartire lui stesso gli insegnamenti alla giovane; i due si avvicinano sempre più tanto che Verner inizia a trascurare i suoi pazienti. Secondo il piano Vandelin, spacciandosi per il padre di Milča, sarebbe dovuto andare a riprenderla dopo qualche tempo terminando così lo scherzo. Ma il Dottore, dopo averlo fatto bere, gli chiede la mano della “figlia” offrendogli anche del denaro. L’ubriacone non crede alle sue orecchie e accetta. La situazione degenera: un’amica di Milča va dal medico per un problema ai denti e svela l’inganno. Verner la ripudia e lei, distrutta dal dolore, entra in un delirio che la sta portando alla morte. Viene chiamato sul letto di morte di Milča proprio il Dottore che si commuove e decide di perdonarla. Non è il solo finale a lieto fine: Vendelin aveva iniziato a bere perché era stato lasciato dalla sua ragazza che altri non era che Amálka. I due si ricongiungono e si sposano proprio come Milča e Verner.

Questo film è il primo che abbia incontrato che propone il classico della donna compita che cerca di apprendere i costumi dei bassifondi seguito da un insegnante. Più di recente una cosa simile credo sia stata messa sul grande schermo da Lillo e Greg in una commedia cinematografica di cui ho visto il trailer qualche anno fa. Evidentemente la storia di fondo si ispira a Pygmalion di George Bernard Shaw (1913), ridicolizzandone però la morale sociale e con una conclusione che mette in dubbio la possibilità che realmente un uomo di alto borgo possa sposare una poveraccia analfabeta dopo averla istruita.

La scena che più mi ha divertito vede Vendelin, ubriaco, che, chiamato da un paziente del dottore che non resiste più al dolore, decide di spacciarsi per dentista e operare. Vandelin gli strappa un dente e il paziente, basito, gli dice che non era quello giusto. Il “dottore” fa spallucce e gliene strappa un altro, al ché il paziente sviene per lo shock. Anche qui non si tratta certo di chissà quale scena originale, ma il modo in cui è stata girata, la fisionomia dei personaggi e la loro mimica l’hanno resa davvero divertente a parer mio. A testimonianza, invece, della dinamicità delle riprese potete vedere sotto la rincorsa di Vendelin a un fogli di carta con sopra l’indirizzo del Dottore che dovrebbe usare per andare a riprendere Milča.

Se vi siete incuriositi è in vendita l’edizione ceca in dvd, mentre i sottotitoli in inglese reperibili su internet.

Filibus: Il misterioso pirata del cielo – Mario Roncoroni (1915)

Filibus_airship_poster2Abbiamo anche noi la nostra Musidora! Abbiamo anche noi una Irma Vep! All’inizio del 1915, quindi alcuni mesi prima di Les Vampires di Louis Feuillade, usciva Filibus, la storia di una ladra dai mille travestimenti capace, con la sua astuzia, di mettere in seria difficoltà le forze dell’ordine. Il tutto utilizzando una sorta di dirigibile futurista da cui calarsi per non lasciare tracce!

La Baronessa di Croixmonde (Cristina Ruspoli) ha in realtà una seconda identità: quella del ladro Filibus che sta terrorizzando la Sicilia con i suoi furti. Il Commissario Kutt Hendy (Giovanni Spano) decide di occuparsi del caso. La Baronessa lo sfida e sostiene riuscirà a dimostrare che sarebbe proprio lui l’autore dei furti. Filibus mette in atto un piano diabolico: utilizzando il suo dirigibile, addormenta il commissario e gli prende un calco della mano, in modo tale da creare un guanto speciale che lasci le impronte digitali del commissario sui luoghi del delitto. Per poter seguire da vicino il suo rivale, Filibus finge il rapimento di Leonora (Valentina Creti), sorella del Commissario, organizzando anche un salvataggio e presentandosi nelle mentite spoglie del Conte de la Brive. Inizia quindi a frequentare la sorella diventandone un corteggiatore in attesa del momento per mettere in atto il suo diabolico piano. L’occasione più ghiotta arriva quando il Hendy si ritrova a sorvegliare un reperto egizio con gli occhi di smeraldo: il Commissario, per prendere in fallo il ladro, piazza una minicamera dentro l’occhio della statua, ma Filibus, accorgendosene, lo addormenta e, dopo aver lasciato le impronte digitali del suo rivale sul reperto, fa in modo che sia fotografato dalla macchina. Per completare l’opera, usando il dirigibile, lo trasporta direttamente nella sua casa mettendo i rubini sulla scrivania. Tutti, compresa la sorella Leonora, credono nella colpevolezza del commissario che si convince di essere soggetto a uno strano caso di sonnambulismo. A risolvere la situazione ci pensa un amico, rapito dalla vera Filibus ma che riesce ad evadere dal dirigibile. Assieme al Commissario preparano una trappola per incastrare Filibus e smascherarlo: la cosa riesce ma soprendentemente Filibus fugge e promette vendetta.

Il finale lascia presagire un seguito che purtroppo non c’è stato, ma questa Fantômas al femminile è un personaggio davvero particolare così come il suo fantascientifico dirigibile che funge da base segreta. Certo, appare un po’ poco credibile che un cilindro possa calarsi dal cielo del tutto indisturbato, ma sono delle ingenuità su cui si può passare sopra. Altra particolarità sta nel fatto che la protagonista si travesta da uomo e intraprenda una sorta di corteggiamento nei confronti della sorella del Commissario, cosa davvero impensabile all’epoca e che infatti viene più che altro data ad intendere, anche se nel finale lo spasimante di Leonaro, da lei sempre rifiutato, nel chiederle la mano si lascia sfuggire un “immagino non abbia più simpatie per il Conte De la Brive“, esplicitando di fatto la liaison.

Come per Rocambole, Lupin o il già citato Fantômas, il furto è per Filibus più una sfida, un modo per mettere alla prova il proprio ingegno e superare quello delle forze dell’ordine.Proprio per questo ci si ritrova a patteggiare per lei e, alla fine, ho sperato riuscisse a spuntarla come ha fatto.

Un mese di film muti su MUBI

MUBI, la celebre piattaforma online che integra sociale network e video in streaming, da la possibilità di vedere con un abbonamento di 4.99€ al mese una trentina di film muti (Cliccando qui, inoltre, avrete la possibilità di avere anche un mese di visione gratuita con film diversi ogni mese). I film sono solitamente in lingua originale senza sottotitoli e nel caso in cui la lingua del film fosse diversa dall’inglese vi è la possibilità di vedere il film con i sottotitoli anglofoni. La maggiorparte dei film disponibili sono comici, ma non mancano film drammatici. A livello geografico, almeno per quanto riguarda i muti, i film sono principalmente Americani o Sovietici. Come avrete potuto intuire non sulla piattaforma non sono presenti solamente dei film muti ma anche sonori come la prima versione de l’Uomo che Sapeva Troppo (1934) di Alfred Hithcock o Il Grande Gabbo (1929) con Erich Von Stroheim. Proprio Von Stroheim è uno dei protagonisti di MUBI grazie alla presenza di almeno quattro film tra muti e sonori. Ma insieme a lui troviamo anche attori del calibro di Charlie Chaplin, Buster Keaton, Rodolfo Valentino, Lillian Gish e Douglas Fairbanks. Vi sono, ovviamente, anche film più recenti che eventualmente vi invito a cercare. Tutti i film presenti sul sito sono visionabili sia su PC che su Playstation 3 accedendo al Playstation Network.

Ecco l’elenco dei film muti disponibili su MUBI (o quantomeno quelli che sono riuscito a scovare):

Alice in Wonderland – Cecil M. Hepworth, Percy Stow (1903) (visionabile gratuitamente anche senza iscrizione)
Mariti ciechi o La legge della montagna (Blind Husbands) – Erich Von Stroheim (1919)
Una giornata di vacanza (A Day’s Pleasure) – Charlie Chaplin (1919)
Charlot in campagna (Sunnyside) – Charlie Chaplin (1919)
Agonia sui ghiacci (Way Down East) – D.W. Griffith (1920)
Charlot e la maschera di ferro (The Idle Class) – Charlie Chaplin (1921)
Il monello (The Kid) – Charlie Chaplin (1921)
Il Capro Espiatorio (The Goat) – Buster Keaton, Malcolm St. Clair (1921)
Lo Sceicco (The Sheik) – George Melford (1921)
Femmine folli (Foolish Wives) – Erich Von Stroheim (1921)
Giorno di paga (Pay Day) – Charlie Chaplin (1922)
Robin Hood – Allan Dwan (1922)
Senti, amore mio (The Three Ages) – Buster Keaton (1923)
Il Gobbo di Notre Dame (The Hunchback of Notre Dame) – Wallace Worsley (1923)
Il Ladro di Bagdad (The Thief of Bagdad) – Raoul Walsh (1924)
Il Fantasma dell’Opera (The Phantom of the Opera) – Rupert Julian (1925)
Il Mondo Perduto (The Lost World) – Harry Hoyt (1925)
Sciopero (Стачка) – Sergej Ėjzenštejn (1925)
Cobra – Joseph Henabery (1925)
Zingaresca (Sally of the Sawdust) – D.W. Griffith (1925)
Aquila nera (The Eagle) – Clarence Brown (1925)
Come Vinsi la Guerra (The General) – Buster Keaton, Clyde Bruckman (1926)
Tuo per sempre (College) – James W. Horne (1927)
La Regina Kelly (Queen Kelly) – Erich Von Stroheim (1928)
Tempeste sull’Asia (Потомок Чингис-Хана) – Vsevolod Pudovkin (1928)
Zvenigora (Звeнигopа) – Alexander Dovzhenko (1928)
Arsenale (Арсенал) – Aleksandr Petrovič Dovženko (1929)

MUBI è di fatto una via economica e legale per vedere alcuni dei film muti più noti ed amati dal pubblico, tenendo conto che i film vengono inseriti continuamente sulla piattaforma. La possibilità, inoltre, di poter avere un mese gratuito di visione rende il tutto ancora più appetibile.