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Il cinema di Olga Rautenkranzovà

Durante il Cinema Ritrovato 2018 sono stati presentati i due unici film girati della regista cecoslovacca Olga Rautenkranzovà, succesivamente scomparsa nel nulla. Che fine avrà fatto? Lo abbiamo chiesto anche a Jeanne Pommeaux del Národní filmový archiv che non ha saputo darci una risposta, ma speriamo che in futuro venga fatta una ricerca per capire meglio chi era questa pioniera del cinema ceco.

– Kozlonoh – Olga Rautenkranzovà (1918)

kozlonohKozlonoh è un breve corto presentato durante il Cinema Ritrovato 2018. Una giovane contessa (Olga Rautenkranzovà) sogna il grande amore. Vagando nel giardino si siede su una panchina con dietro la statua di Pan. Sentendo il desiderio della giovane, la statua prende vita e le promette di esaudire il suo desiderio ma a costo di condividere con il satiro i loro momenti felici. Giunge alla corte Felix (Oldrich Kminek) che si innamora della ragazza. Purtroppo ogni volta che i due stanno insieme Pan si intromette, anche se, stranamente, è solo lei ad accorgersi della sua presenza. Come mai? Si tratta ovviamente di un sogno, ma la realtà a volte è meglio della fantasia: Felix giunge a palazzo e si innamora realmente della contessa, stavolta senza interferenze mitologiche.

La storia di Kozlonoh è estremamente semplice ma ben fatta, con l’intrusione di un elemento classico che, da grecista, mi ha colpito in positivo. Si tratta di un grazioso antipasto prima del più complesso Učitel orientálních jazyků.

– Učitel orientálních jazyků – Olga Rautenkranzovà & Jan S. Kolár (1918)

ucitelUčitel orientálních jazyků è il secondo e ultimo film della regista ceca Olga Rautenkranzovà che diresse il film assieme al più noto Jan Kolàr. Si tratta di una commedia fresca e divertente a tema orientale. I personaggi sono ben pensati e le gag non troppo scontate.

Sylvia (Olga Rautenkranzovà), figlia del Conte Chuarez (Josef Rovensky), è una divoratrice di libri. Un giorno, recatasi nella biblioteca locale, incontra il bel docente di Turco, d’Algeri (Quido del Noce). La giovane, con la scusa di voler imparare la lingua ottomana, inizia a frequentare il corso del ragazzo e la impara in brevissimo tempo. Quando però d’Algeri chiede al Conte la mano della figlia, questi rifiuta dicendo che non ha abbastanza denaro per soddisfare i capricci della giovane. Colpo di scena: al conte viene proposto il ruolo di Ambasciatore a Costantinopoli (sic!), ma a condizione di imparare la lingua. Inizia suo malgrado a frequentare i corsi dello spasimante della figlia, la quale, per spingerlo ad imparare la lingua, si traveste da odalisca e seduce il padre impartendogli alcune lezioni. L’inganno viene presto scoperto, ma l’ira del conte di stempera quando riceve la notizia dell’assegnazione del ruolo a cui aspirava: in un eccesso di buonumore decide allora di accettare che la figlia e il professore si sposino.

Sebbene sia un po’ strambo, il film mi ha divertito davvero molto. Tra le varie assurdità presenti, segnalo il fatto che una persona possa imparare alla perfezione una lingua complessa come il turco in pochi giorni; inutile dire che la cosa ha suscitato le risate del pubblico in sala! C’è poi una sottotrama evitabile in cui il signor Pepperstein (Eman Ferenc Futurista), membro del club degli antifemministi, si innamora di Sylvia vedendola uscire dallo studio di d’Algeri. Inizia quindi a seguirla facendole anche una foto di nascosto creando gag piuttosto evitabili. Per fortuna queste scene non si dilungano più di tanto. Gli altri personaggi sono decisamente ben costruiti e la Rautenkranzovà è veramente spumeggiante nel ruolo della finta odalisca. Peccato la sua carriera sia stata così breve!

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Příchozí z temnot – Jan Kolár (1921)

Příchozí z temnot è un film molto interessante, purtroppo poco noto, ma che merita di essere riscoperto come molta della produzione muta dell’allora Cecoslovacchia. Il titolo può essere tradotto con “L’Uomo venuto dalle Tenebre” e proviene da un soggetto di Karel Hloucha sviluppata da Jan Kolàr. Vi avevo detto che il progetto di Fantascienza era probabilmente finito, eccomi smentito perché Hloucha è uno dei pionieri della fantascienza del ‘900 e Příchozí z temnot rientra a conti fatti in un genere horror-fantascientifico. In realtà questa è l’occasione per dare il via a un progetto che mi ripropongo da tanto tempo dedicato ai muti cecoslovacchi (come vedremo solo un numero ristretto dei film prodotti allora sarebbero oggi considerati slovacchi, la maggioranza, come questo ad esempio, è di produzione ceca).

Bohdan Dražický (Theodor Pištěk) è un ricco possidente appassionato di libri antichi, passione che spesso sovrasta quello per la bella moglie Dagmar (Anny Ondra). Così il malvagio Richard Bor (Vladimír Majer), da sempre innamorato di Dagmar, decide di preparare un tranello mortale al suo rivale in amore: gli regala un libro con all’interno una storia bizzarra sui segreti della torre nera che troneggia tra i possedimenti di Bohdan. Preso dalla lettura, Bohdan decide quindi di andare a visionare il misterioso rudere di persona. Qui lo aspetta però Bor che, con una ingegnosa trappola, lo mura all’interno della torre con la speranza di essersi definitivamente liberato di lui. Non tutto va come previsto: Bohdan, vagando nella torre, scopre un laboratorio da alchimista con all’interno un corpo esanime e delle istruzioni su come rianimarlo. Costui è Ješek Dražický, “l’Uomo venuto dalle tenebre” (Karel Lamač), che in passato aveva amato alla follia Alena (sempre Anny Ondra) che però, come nella migliore delle tradizioni, era morta giovanissima. Spinto dal dolore, egli aveva appreso dall’alchemista Balthasar Borro (ancora Vladimír Majer) il modo per entrare in uno stato di morte apparente da cui si sarebbe risvegliato per ricongiungersi con la sua amata. Inutile dire che Ješek, una volta rianimato, tenterà di rapire Dagmar in quanto vede in lei la reincarnazione della sua amata Alena. [se non volete sapere la fine non leggete a partire da qui] Così mentre Bohdan finge di essere ancora rinchiuso nella torre, “l’uomo venuto dalle tenebre” rapisce Dagmar e nella fuga uccide Bor. Accortosi del terribile potere dell’uomo, Bohdan decide allora di distruggere la torre maledetta per porre fine all’esistenza del malvagio uomo del passato. L’esplosione è tanto potente che…Bohdar si sveglia di colpo e scopre di essere ancora nel suo studio con in mano il libro datogli da Bor. Che sia stato tutto un sogno? Giunge improvvisamente una notizia terribile, Bor viene ritrovato morto e proprio nello stesso punto in cui “l’uomo giunto dal passato” lo aveva ucciso nel sogno. Cosa sarà accuduto realmente?

Il film è interessante ma ci sono degli elementi che purtroppo non rendono del tutto godibile la sua visione. Prima di tutto Příchozí z temnot non è al momento edito in dvd e circola solo in una vecchia proposizione su Česká televize 1 (la loro Rai per intenderci). Inoltre quella versione è gravemente mutila e la parte centrale in cui si comprende cosa è accaduto e da dove proviene questo uomo del passato è del tutto mancante. Inoltre alcuni dialoghi sono davvero poco profondi e non poche risate ha scatenato il commento di Bor a seguito della scoperta della provenienza di Ješek riassumibile con un “sai che vengo dal passato?” “wow, incredibile! Scusami ma adesso devo andare a fare una cosa…”. Inoltre alcune scene che dovrebbero essere ricche di pathos, risultano piuttosto oscure, quasi troppo ponderate, creando più che altro confusione nello spettatore. Ripeto comunque che questa sensazione potrebbe provenire anche dallo stato in cui si trova il film. Passiamo invece alle note positive: personalmente ho molto apprezzatto l’ambientazione e devo dire che il regista è riuscito a ottenere un’atmosfera tenebrosa che giova molto al film. La recitazione non mi ha affatto deluso, in particolare per quanto riguarda i ruoli maschili visto che Anny Ondra qui non ha particolari possibilità di far vedere quanto è in grado di fare. Anny Ondra che, per chi non avesse seguito la rassegna sui film muti di Hitchcock, è stata la prima “musa” del Maestro del Brivido recitando in due ottimi film come L’isola del peccato (The Manxman) e Ricatto (Blackmail) entrambi del 1929. Insieme a Ondra troviamo anche il futuro marito Karel Lamač, qui nei panni di attore come “l’uomo del passato”, ma che, come vedremo, ebbe un’ottima carriera come regista che proseguì anche con l’avvento del sonoro. Per concludere sebbene la trama non sia originalissima, il film è comunque ben sviluppato e una bella ambientazione condita da una recitazione di buon livello fanno del film un’opera decisamente apprezzabile.

Insomma nonostante tutti i difetti di cui Příchozí z temnot è ricco, mi permetto di consigliare la visione a chi ne ha la possibilità. Il motivo è semplice, questo film è uno specchio che ci permette di vedere come il filone horror veniva sviluppato in un luogo tanto vicino alla Germania, una delle grandi patrie dei film relativi a questo genere.