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Posts Tagged ‘Jaroslav Vojta’

San Venceslao (Svatý Václav) – Jan S. Kolár (1929)

svayvaclavNel corso di questa rassegna abbiamo imparato a vedere come molti dei film della prima produzione ceca fossero indirizzati verso i personaggi simbolo della nazione, al fine di rafforzare il sentimento identitario e anche per motivi propagandistici. Non poteva quindi mancare tra i tanti film uno dedicato a San Venceslao, Duca di Boemia di cui si trova una cappella anche nella Cattedrale di San Vito a Praga (Katedrála svatého Víta, Václava a Vojtěcha).

Il film ripercorre le vicende di Venceslao I duca di Boemia (Zdeněk Štěpánek), cresciuto come cristiano nonostante la madre Drahomíra (Dagny Servaes) fosse di una tribù pagana. In particolare il film analizza gli intrighi di corte prima per la reggenza, alla morte del Re Vratislaus (Jiří Steimar) è la nonna di Venceslao, Ludmila (Vera Baranovskaja), a prendere le redini del trono, e in seguito gli screzi tra il Duca e il fratello Boleslav (Jan W. Speerger), avido di potere e geloso perché la donna che ama, Rudmilla, nutre invece lo stesso sentimento proprio per Venceslao. Questo odio diventerà talmente forte che Boleslav ucciderà Venceslao che però “vincerà la morte” venendo ricordato per la sua bontà e il suo senso di giustizia. Tanto sarà l’amore del popolo per il suo duca che Venceslao verrà venerato come martire e poi fatto santo. Il giovane, infatti, sapeva che avrebbe presto incontrato la morte ma decise di affrontarla perché questa sarebbe stata più utile al suo popolo.

Il film necessitò chiaramente di un investimento cospicuo: ci sono tantissime comparse, scenografie differenti e i costumi sono variegati e curati. Nonostante questa pomposità Svatý Václav non è decisamente il mio genere di film, cosa che mi ha fatto passare le quasi due ore in uno stato di febbricitante sofferenza. Questo personaggio così buono e perfetto che deve lottare contro la malvagità e gli intrighi che si costruiscono intorno a lui non è esattamente quello che mi piace vedere.

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La Lanterna (Lucerna) – Karel Lamač (1925)

lucernaAlois Jirásek è stato uno dei personaggi più importanti nel processo che portò dai primi germogli identitari fino alla nascita della nazione Cecoslovacca nel 1918. Professore universitario, scrittore e anche senatore in parlamento dal ’20 al ’25, Jirásek venne anche più volte candidato al Premio Oscar, che sfortunatamente non vinse. Tra le sue opere, quella a cui sono più legato è Staré pověsti české (1894), tradotto in Italia da Mondadori con il titolo “Racconti  e leggende della Praga d’Oro“, che contiene, appunto racconti popolari cechi in un momento in cui il suo stato era ancora sotto l’impero Austro-Ungarico. Tra queste storie la mia preferita era quella del celebre Orologio (Staroměstský Orloj) e del suo creatore Hanuš di Růže.  Jirásek era insomma un profondo conoscitore del folklore locale e questo influenzò anche le sue opere originali. Tra queste, nel 1905, vide la luce Lucerna, un dramma con toni fiabeschi che si ispirava alla tradizione ceca. Quando il neonato cinema locale dovette quindi attingere dalle sue opere, inevitabilmente la scelta cadde anche su Lucerna. La fortuna di questa opera andò avanti oltre il muto con altre tre trasposizioni di cui la più recente data 1967.

L’arrivo in una piccola città della Principessa (Andula Sedláčková), è certamente un evento molto atteso e così tutti si danno da fare per darle il benvenuto. Tra questi non c’è però il mugnaio Libor (Theodor Pištěk), che prova rancore nei confronti della stirpe reale essendo la sua famiglia costretta a fare loro da lucernai, cosa che vede come degradante. Visto il suo rifiuto, i cortigiani locali minacciano l’uomo di portargli via Hanička (Anny Ondra), orfana di cui è il guardiano e che ama profondamente, e di abbattere l’albero di tiglio che secondo la leggenda proteggerebbe persone e animali. La Principessa costringe quindi Libor a farle da lanterniere e lo porta nel bosco. Nel frattempo l’insegnante Zajíček (Karel Lamač), sta proteggendo l’albero dall’assalto degli uomini della principessa. Si unisce a lui Hanička che entra magicamente dentro l’albero, diventando un tutt’uno con esso. Libor, ignaro di tutto, si sta lasciando attrarre dalla bella principessa quando viene avvertita da una sua amica (Antonie Nedošinská) di quanto sta accadendo. Arriva giusto quando Zajíček sta cercando di difendere con la sua vita il Tiglio e si unisce a lui in questa strenua difesa. Nel finale la Principessa sopraggiunge e chiede ai suoi di salvare il tiglio. Una luce divina illuminerà i presenti e Hanička tornerà tra i mortali per finire tra le braccia del suo amato mugnaio.

 

Tra gli elementi folkloristici ritroviamo prima di tutto i due vodník Michal e Ivan (Eman Fiala e Ferenc Futurista – vedi sopra foto al centro). I vodník sono dei folletti acquatici boemi, solitamente rossi o verdi, che si divertono a fare dispetti o addirittura a cercare di annegare i passanti (a seconda delle versioni). In Lucerna si limitano a fare dispetti spaventando i vari personaggi. Abbiamo poi la difesa strenua del tiglio, che rappresenta la nazione ceca stessa, essendo l’albero nazionale.

Nel film, oltre a Karel Lamač, troviamo alla fotografia due nomi molto importanti: Svatopluk Innemann, che dall’anno successivo inizierà una felice carriera da regista, e Otto Heller, che nella sua lunga carriera come direttore della fotografia vincerà anche un BAFTA con The Ipcress File (1965). Il nome di Lamač non può che farvi pensare a Anny Ondra, presente ovviamente anche qui nel ruolo della giovane orfana Hanička. Nel ruolo di femme fatale, troviamo qui Andula Sedlácková che, grazie al trucco e degli abiti stupendi, è davvero splendida.

Parlando del film vero e proprio, a me personalmente è piaciuto molto anche se ha delle pecche, alcune delle quali imputabili alla mia padronanza sommaria della lingua ceca: le didascalie sono tante, verbose e non esistono traduzioni, quindi potete immaginare la difficoltà che ho avuto, pur avendo dalla mia la conoscenza della cultura locale. Ci sono delle parti comiche o delle scene portate avanti forse un pochino troppo a lungo per i miei gusti, ma nel complesso ho trovato il film ben costruito e caratterizzato da un’atmosfera davvero suggestiva e fiabesca.