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Posts Tagged ‘Vladimír Řepa’

L’Auto Blindata (Pancéřové auto) – Rolf Randolf (1930)

pancerove_autoAbbiamo imparato a conoscere il genere americano di azione alla Harry Houdini o alla Charles Hutchison, ebbene questo Pancéřové auto, che di ceco ha pochissimo a partire dalla regia e dall’attore protagonista, potrebbe benissimo sembrare un film di questo tipo girato negli Stati Uniti. Ci sono davvero tutti gli elementi, le scazzottate, gli stunt e i nomi americanizzati, ma ogni tanto sullo sfondo appare il belvedere praghese con il celebre castello. Tra i vari attori c’è pure una mezza sosia di Louise Brooks o forse più di Colleen Moore (Ida Fuchsová), ma di rado mi era capitato di vedere un calco cinematografico di questo tipo!

Il Bancheire Sam Hamilton (Hans Mierendorff) si ritrova a dover fare i conti con una banda di malviventi che assalta regolarmente i suoi trasporti speciali. Per porre fine ai furti decide di utilizzare una speciale auto blindata e farla guidare al pilota professionista Charly Allan (Carlo Aldini). Durante una festa in casa degli Hamilton, la banda rapisce Bessy (Zet Molas), la figlia del banchiere. Charly inizia la sua ricerca della banda insieme all’amico Frank (Carl Walther Meyer). Nel giro di qualche tempo scopre che la macchina che ha rapito Bessy appartiene al garage di Nick Houlton (Jan W. Speerger), dove viene tenuta anche l’auto blindata. Seguendo le varie tracce e dopo una serie di peripezie, il nostro eroe riuscirà a sgominare la banda e salvare la bella Bessy.

Non ho molto da dire riguardo questo film, ha sicuramente delle scene ben girate e tutto sommato è godibile se si ama il genere, ma è davvero puro intrattenimento. La scena più spettacolare è quella finale a bordo dell’aereo, anche se rispetto a quella di Houdini non è certo all’altezza, ma i mezzi a disposizione erano certamente differenti tra i due stati. La cosa più interessante è sicuramente vedere come uno stato, visto probabilmente il successo di film di questo genere, abbia voluto girare la sua versione senza però di fatto mettere niente di proprio. Persino i musicisti durante la festa in cui viene rapita la ragazza sono palesemente jazzisti afroamericani! Vi inviterei a dargli un’occhiata solo per confermare questa mia sensazione: se non vi dicessero che si tratta di un film ceco non ci arrivereste mai! Anche qui c’è il limite della traduzione mancante ma vi assicuro che è tutto talmente stravisto che si capisce senza bisogno degli intertitoli.

Josef Kajetán Tyl – Svatopluk Innemann (1926)

Josef Kajetán TylLo abbiamo visto più volte, il primo cinema ceco ruota intorno alle figure importanti che hanno contribuito a formare e tenere vivo il sentimento identitario locale all’interno dell’Impero Austro-Ungarico. Josef Kajetán Tyl è uno di questi: scrittore, attore e drammaturgo è noto probabilmente ai più per aver scritto nel 1834 i versi che sono poi diventati l’inno nazionale ceco Kde domov můj (it. dov’è la mia casa).

Dov’è la mia casa? Dov’è la mia casa?
L’acqua scroscia sui prati,
le fronde frusciano sulle rocce,
nel giardino risplende il fiore di primavera,
il paradiso terrestre a prima vista.
Questa è la splendida terra,
la terra ceca, casa mia,
la terra ceca, casa mia!

Dov’è la mia casa? Dov’è la mia casa?
Se incontri una terra paradisiaca,
Con anime sensibili, in fisici agili,
Di mente chiara, gloriosa e prosperosa,
E con una forza che tutto sfida,
Questa è la gloriosa razza ceca,
In mezzo ai cechi è la mia casa,
In mezzo ai cechi è la mia casa!

I versi riportati, su musica di František Škroup, facevano parte di un’operetta più ampia dal titolo Fidlovačka aneb žádný hněv a žádná rvačka (it. Fidlovačka, ovvero niente rabbia e niente lotta).

La storia di Josef Kajetán Tyl (Zdeněk Štěpánek) è piuttosto travagliata e viene raccontata in forma romanzata dal regista Svatopluk Innemann in più di due ore: nato da una famiglia povera, vista la sua precoce sensibilità per la musica e la composizione, viene inviato dalla famiglia a Praga. Nelle film l’artista raggiunge una compagnia teatrale, tra cui la futura moglie Magdalena Forchheimová (Helena Friedlová), ed inizia presto a mettere in scena delle opere nello Stavovské divadlo (il teatro degli stati di Praga). Qui presenta con successo anche la Fidlovačka e conosce anche la seconda moglie, nonché sorella della prima, Anna Forchheimová-Rajská (Zdena Kavková – anche se non divorzierà mai convivendo con entrambe). Dopo lo scoppio della rivoluzione francese Josef Kajetán Tyl, come tanti, diventa attivo politicamente e sogna di dar vita, a sua volta, ad una ribellione contro i dominatori. Su influsso dello scrittore Karel Havlíček Borovský (Jan W. Speerger) partecipa effettivamente a un colpo di stato, ma viene ferito e la repressione sedata nel sangue (storicamente finsice nel Marzo 1849). Visti i suoi sentimenti sovversivi viene esiliato ed è costretto a partire portandosi dietro compagne e prole. Inizierà qui il suo declino e morirà in povertà di una malattia ignota senza aver compiuto neanche cinquant’anni.

Il film si presenta come un biopic piuttosto moderno e, almeno nell’aspetto, realistico. Prende le mosse da un saggio Josef Ladislav Turnovský di cui ignoro l’attendibilità a livello storico nonché l’aderenza dell’adattamento. Come capitato altre volte, anche qui il film era privo di sottotitoli, anche se conoscendo in generale la storia è abbastanza facile comprenderla, anche se ovviamente si perdono le sfumature. I personaggi sono tantissimi, così come le scenografie e i costumi: dovette essere una sorta Kolossal locale, immagino che la spesa finale, infatti, non fu affatto bassa. Le scene più interessanti che ho visto durante il film riguardano l’inizio, quando un giovanissimo Josef Kajetán Tyl, in procinto di partire, immagina di guadagnare tanti soldi da sfamare la sua famiglia (sopra), e il momento della composizione dell’inno, dove il regista stacca mostrando elementi paesaggistici locali e raffigurazioni pittoriche (sotto).

Il film è piuttosto interessante, la vita dell’artista è ricca e sfaccettata e per chi ama le storie del genere poeta romantico “maledetto” sicuramente potrebbe avere un appeal. Al contempo le vicende di Josef Kajetán Tyl sono fortemente ancorate alla storia locale e la mancanza di una traduzione degli intertitoli, assieme alla durata non indifferente, potrebbero essere un ostacolo piuttosto insormontabile.