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Posts Tagged ‘Rudolf Medek’

Il Colonnello Švec (Plukovník Švec) – Svatopluk Innemann (1930)

Plukovnik SvecLunedì abbiamo parlato della legione cecoslovacca nel film propagandistico Za československý stát (1928), oggi andiamo ad un film decisamente più strutturato e meglio girato che parla proprio dei soldati cechi nel delicato momento di passaggio nel ’17 al momento della rivoluzione. Al contrario del titolo di lunedì, Plukovník Švec è un film decisamente più maturo e godibile, con una splendida regia di Svatopluk Innemann e basato sull’opera omonima di Rudolf Medek, scrittore e poeta che partecipò in prima persona alle vicende essendo egli stesso arruolatosi nella legione cecoslovacca durante il primo conflitto mondiale.

Quando i bolscevichi prendono il potere, la legione cecoslovacca aveva avuto la garanzia di un libero passaggio verso Vladivostok dove poi sarebbe potuta imbarcarsi per continuare la sua azione. Improvvisamente giunge però un contrordine, l’esercito deve disarmarsi e unirsi all’Armata Rossa. A questa notizia la divisione prende le armi e, eletto come loro capo il Colonnello Švec (Bedřich Karen), inizia la sua lunga battaglia contro i Soviet in terra nemica per raggiungere la sua meta. Le prime battaglie sono vinte con successo ma col il passare del tempo la situazione diventa sempre più difficile e disperata. Il morale è a terra e l’esercito si ammutina decidendo di arrendersi all’esercito sovietico. Per spingere i suoi alla salvezza, il Colonnello Švec deciderà quindi di suicidarsi scambiando la sua vita per una rinnovata motivazione dell’esercito che con rinnovato vigore e motivazione riuscirà a raggiungere il suo obiettivo e partire verso casa.

Švec è un personaggio davvero ben riuscito, capace di mostrare tutta la sua complessità e umanità e in generale una profondità psicologica che non sempre è stata protagonista della produzione ceca vista fino ad ora. In due ore di film, di cui molte dedicate alle azioni belliche, troviamo tutto il dramma e la disperazione delle truppe che cercano disperatamente di tornare indenni nella loro terra. Costretti a vivere in una terra nemica, affronteranno la loro anabasi che potrà terminare solo con la morte del loro condottiero Švec. Si tratterà certamente di un cliché, ma una delle sottostorie più riuscite è certamente quella di Marie Ivanovna, ragazza che per amore si infiltra nell’esercito e combatte fino alla morte con l’uomo che desidera al suo fianco. Come abbiamo imparato a vedere, la regia di Svatopluk Innemann riesce sempre a impreziosire le immagini con alcune scelte e inquadrature davvero molto curate e interessanti, soffermandosi su particolari che magari altrimenti non si noterebbero.

 

Sono un grande appassionato di film e autobiografie di guerra, in particolare relative alla Prima Guerra Mondiale, e Plukovník Švec mi ha colpito perché rispetto a tantissimi altri film muti di questo tipo ha una maturità e profondità davvero incredibili, frutto probabilmente della sua uscita piuttosto tarda, siamo comunque nel 1930. Potrei quasi sbilanciarmi e dire che assieme a J’accuse (1919), potrebbe essere il mio film muto preferito sull’argomento. La grandezza nel film sta nel concentrarsi sugli uomini, i loro drammi e la lroo umanità e la capacità di non tirarsi indietro di fronte alle enormi difficoltà. La traversata della legione ceca mi ha riportato alla mente quella disperata che dovranno fare gli italiani dalla campagna di Russia nel conflitto successivo.

Se, come me, siete appassionati di film o testimonianze di guerra, vi consiglio caldamente di vedere questo film, pur con la difficoltà di dover vincere la mancanza di traduzione delle didascalie. La storia e le splendide immagini sono però comprensibili anche senza di essa e vi assicuro che ne vale la pena.

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Per lo stato Cecoslovacco (Za československý stát) – Vladimír Studecký (1928)

Za ceskoslovenský státA dieci anni dalla nascita dello stato Cecoslovacco, venne realizzato questo film propagandistico che vuole raccontare una storia poco nota in Italia, quella delle Legioni Cecoslovacche che si unirono all’intesa nella speranza, poi avveratasi, che dalla sconfitta dell’Impero Austro-Ungarico potesse venire l’indipendenza. Con l’appoggio di intellettuali del calibro di Milan Rastislav Štefánik e Tomáš Masaryk, futuro Primo Presidente della Repubblica (in carica fino al 1935), e su organizzazione della Russia, si creò prima una piccola brigata che andò piano piano ad ingrandirsi fino ad arrivare a ben tre reggimenti di fucilieri nel 1917 con più di 60.000 unità. Con la Rivoluzione di Ottobre, il governo Bolscevico aiutò le legioni Cecoslovacche ad andare in Francia per continuare la loro lotta, che proseguì poi in Italia venendo riconosciuti dal Presidente del Consiglio Orlando con la “Convenzione fra il Governo italiano e il Consiglio Nazionale dei paesi Cecoslovacchi“.

 

Za československý stát, attraverso le vicende del fabbro Janda, l’operaio Bárta e l’agricoltore Tomeš, propone una visione propagandistica delle vicende. Il film è diviso in tre parti: un prologo in cui i tre ragazzi partono lasciando le loro famiglie dopo la chiamata alle armi, una parte centrale in cui viene mostrata una brigata cecoslovacca alle prese con la guerra di trincea e infine la parte finale in cui viene finalmente dichiarata l’indipendenza e i tre, tornati a casa, raccontano ai figli ormai cresciuti e ai parenti le incredibili imprese della legione e il motivo per cui hanno tanto lottato.

 

Il film dura un’ora e quaranta e la parte centrale, più lunga, è davvero pesante e ripetitiva per quanto le immagini siano davvero splendide grazie anche al restauro operato dal Národní filmový archiv. Oltre ai girati ad hoc per il film ci sono tanti filmati dal vero di repertorio che mostrano Tomáš Masaryk, oppure la folla festante o l’esercito in partenza, in genere caratterizzate da una qualità inferiore rispetto al resto del girato. Essendo un film di propaganda o comunque celebrativo non mi ha colpito eccessivamente e sinceramente non lo consiglierei se non magari per alcune scene in particolare visto che la fotografia è veramente ben curata. La retorica è davvero eccessiva e la durata è davvero un grande limite per uno spettatore di oggi.