I Figli del Divorzio (Children of Divorce) – Frank Lloyd & Josef Von Sternberg

Children_DivorceCon Children of Divorce rientriamo nel tipico moralismo americano di quegli anni che si lancia con un attacco contro il divorzio dilagante. Ormai le giovani coppie non pensano più prima di sposarsi e creano dei grandissimi danni a loro stessi e agli altri! Ebbene sì, il 1927 non era poi così lontano dal nostro 2022 e le cose che si dicevano erano sempre le stesse. Qui la moraletta è nascosta per altro in un film che sembra iniziare come la classica commediola romantica da flapper che invece diventa un dramma senza una motivazione realmente necessaria. Ve lo dico in anticipo, l’unico motivo per cui ho visto il film è probabilmente la presenza non accreditata in regia di Josef Von Sternberg che si occupò di girare delle scene dopo la chiusura del film e di rigirare, tra le altre cose, anche il finale.

Kitty Flanders (Clara Bow) e Jean Waddington (Esther Ralston) condividono il dolore di essere state abbandonate da genitori separati e crescono facendosi forza a vicenda. Tra le due ecco apparire Ted Larrabee (Gary Cooper), anche lui figlio di genitori separati e che mostra fin da subito una certa attrazione per Jean. Passano gli anni e i bambini si sono fatti adulti. La dinamica si ripete ma Jean si rifiuta però di sposare Ted finché non dimostrerà di essere in grado anche di farsi valere come lavoratore e non solo a campare di rendita grazie ai ricchi genitori. Kitty ama il Principe Ludovico de Saxe (Einar Hanson) ma non vuole sposarlo perché è ossessionata dall’idea di dover sposare una persona ricca e il nobile è in realtà in rovina. Morale della favola? Una notte, ubriachi, Kitty costringe Ted a sposarlo e si rifiuta di concedergli il divorzio e Jean è talmente accondiscendente da convincere il suo amato a provare a portare avanti la relazione. Ma la storia non può andare avanti: passano tre anni e tutti sono infelici. La triste storia potrebbe avere un lieto fine, Ted e Kitty divorziano e sposano le persone che amano ma… Owen Johnson, autore della storia, pensa bene di inventarsi che il Principe Ludovico è molto credente e non accetterebbe un divorzio. Kitty, nonostante abbia una figlia piccola, decide allora di suicidarsi e muore tra le braccia della sua amata amica Jean spianando di fatto la strada al vero amore di questa con Ted.

Il fatto che la storia debba finire in tragedia per dare un messaggio morale è davvero triste e svilente. Tutti potevano essere felici ma qualcuno doveva pagare per la sua avventatezza! Perché? Del resto il film ci tiene tanto a farci notare la differenza tra il modo di fare scattoso, spensierato di Kitty e quello più riflessivo, pacato e materno di Jean. Il personaggio interpretato da Clara Bow rappresenta tutto quello che c’è di negativo nella società ideale dell’autore e pertanto non può sfuggire al suo destino (e ricordiamo che per quanto “caritatevole” la scelta di togliersi di mezzo per rendere felici gli amici si tratta sempre di un gesto che per la chiesa cattolica è un peccato molto grave). Il film è questo, molto pulito e ben curato quanto privo di anima anche se con alcuni momenti divertenti e spensierati tipici del genere. Se non siete amanti di Clara Bow, Esther Ralston, Gary Cooper o, come me, di Von Sternberg beh.. a mio avviso non c’è alcun motivo per vedere questo film.

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