Maciste – Vincenzo Dénizot, Romano Luigi Borgnetto (1915)

Maciste1915Dopo l’incredibile successo di Cabiria nascere una serie, che avrebbe avuto grande successo per gli anni a venire, con protagonista il mitico Maciste inventato, secondo la tradizione, da Gabriele D’Annunzio e interpretato da Bartolomeo Pagano. Per dare l’avvio a questo primo episodio della serie vengono scelti come registi Luigi Romano Borgnetto e Vincenzo Denizot che, devo dire, riescono a dare una cifra molto interessante alle riprese. Partiamo però rapidamente dalla trama prima di andare ad analizzare nel dettaglio il film:

Josefina (Clementina Gay) è perseguitata dallo zio, il Duca Alexis (Didaco Chellini) che sta cercando di mettere a tacere lei e la madre (Amelia Chellini) per poter prendere il controllo dei loro averi. La ragazza, riuscita a fuggire ad un agguato entrando in un cinema dove viene proiettato Cabiria, decide di chiedere aiuto a Maciste (Bartolomeo Pagano) inviando una lettera direttamente all’Itala film. Grazie alla sua incredibile forza, fisica e d’animo, l’eroe riuscirà a sgominare i piani del perfido Alexis e della sua banda.

Questo primo Maciste è molto interessante perché si muove continuamente tra una estrema leggerezza data dallo svolgimento della vicenda e dalle battute, sempre estremamente argute e divertenti, a una grande profondità nelle scelte di rappresentazione. Troviamo infatti una macchina da presa estremamente mobile capace di seguire, nel 1915, i personaggi in avanti o indietro, sopra o sotto o a destra e sinistra. Ho scelto di mettere una serie di gif giusto per far capire bene di cosa stiamo parlando.

Una di queste ci permette anche di parlare di un altro elemento chiave di questo film, ovvero l’elemento meta-cinematografico. Maciste viene notato dalla giovane dentro un cinema in cui viene effettivamente proiettato il film tra la grande acclamazione del pubblico. Come contattare dunque l’eroe? Josefina manda una lettera al colosso indirizzandola Itala film. Lui è però Maciste, quindi pienamente identificato con il suo personaggio un po’ come capita con Sansone, non Bartolomeo Pagano. Inutile dire che l’ambientazione è dunque coeva alle riprese e cerca di rappresentare un eroe che possa essere spendibile ai giorni nostri.

Se abbiamo un forzuto non possono mancare le scazzottate e le imprese ardite! Maciste, come in un fumetto, lancia di qua e di là i suoi sfortunati avversari e trova modi incredibili per sfuggire dalle loro grinfie. Maciste contiene un’investigazione, fughe e controfughe e tante scazzottate e riprende da vicino quelli che erano i serial francesi di successo ma si avvicina tantissimo a quelli che saranno i grandi serial americani, a volte un po’ scanzonati, con protagonisti i grandi eroi che impreziosivano storie, a volte veramente mediocri, con stunt e azioni spericolate. In questo Maciste non ci sono veri e proprio cali di tensione, abbiamo una divisione in atti, come se fossero episodi, in cui troviamo i nostri protagonisti proseguire le proprie ricerche per salvare la mamma di Josefina e catturare il duca. Il finale è qualcosa di veramente incredibile con un poliziotto che chiede a Maciste chi sia e lui che mostra il suo biglietto da visita prima che compaia la scritta “FINE” (vedi gif).

Come in tanti film d’epoca il razzismo e gli stereotipi sono spesso dietro l’angolo: per fingersi un cameriere, il buon maciste ha la pensata di tingersi di nero (black face) e fare appunto da cameriere. Fortunatamente non abbiamo le classiche didascalie con la presunta parlata dei neri, ma questo cambia ben poco. La stranezza ulteriore è che, nella locandina ungherese, è stato scelto proprio questo momento per presentare agli spettatori il film (vedi qui).

Riscoprire i film di Maciste è un modo per scoprire un lato quasi nascosto del nostro cinema che riesce ad essere di intrattenimento ma anche sagace e divertente. Maciste colpisce l’immaginario dello spettatore grazie alla sua forza fisica ma anche per la sua capacità di prendere tutto con un atteggiamento tutto sommato positivo e scanzonato. Non è un caso che sia stato proprio Giovanni Pastrone ad intuire il potenziale del suo personaggio e a voler lanciare una serie di lungometraggi a lui dedicati. Se volete saperne di più o volete vedere il film potete recuperare la mitica versione DVD+Libro della Cineteca di Bologna.

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