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Cabiria – Giovanni Pastrone (1914)

Cabiria è il film dei film, il punto di partenza per il cinema come lo conosciamo oggi. Senza di lui, non esisterebbero forse i colossal, o magari sarebbero stati irrimediabilmente diversi. La storia è quasi una leggenda, Giovanni Pastrone chiede a Gabriele D’Annunzio di creare la storia e le didascalie. Esce fuori una storia romanzata della Roma del terzo secolo a.C. Che le didascalie siano o no di D’Annunzio è difficile capirlo, io penso di sì, ma comunque il testo permea di dannunzianità. Lo stile antico, ampolloso, l’aulico spinto fino agli estremi, a tratti anche fastidioso. Ma questo è un elemento che rende epico il film, perché tra le immagini e i testi epici, la sensazione è proprio quella di trovarsi di fronte a qualcosa di grandioso.

Alle vicende della Seconda Guerra Punica (218-202 a.C), si aggiungono le storie di Cabiria (Lidia Quaranta), Maciste (Bartolomeo Pagano) e Fulvio Axilla (Umberto Mozzato), personaggi di pura invenzione ma che acquistano spessore e credibilità nel racconto. In particolare Maciste, è un personaggio che ha segnato un’epoca, sulla scia dell’Ursus di Quo Vadis?. Raccontare l’intera storia sarebbe inutile e potrebbe riempire tre pagine, basti dire che è un film che ha fatto epoca, e che deve essere visto e tenuto presente al di là di tutto. Non parlo solo del racconto o delle scenografia, si sono fatti passi avanti incredibili a livello tecnico, e le innovazioni e gli espedienti tutilizzati per girare le incredibili scene, non possono essere inclusi in un unica monografia.

La mancanza di un’edizione dvd del restauro del 2006 è una delle maggiori testimonianze di come il cinema muto sia spesso trattato. Servirebbero dei mecenati e invece ci ritroviamo incagliati in questioni di diritti e problematiche complesse. A distanza di otto anni, per altro, ci sarebbe bisogno di un secondo restauro, questa volta in digitale, che porterebbe via altri anni e altri soldi. Insomma la situazione è complessa e non resta che sperare in un miracolo. Il film comunque gira l’Italia, quindi se ne avete l’occasione fiondatevi a vederlo; nonostante le tre ore di lunghezza ne sarà al valsa la pena e cambierete per sempre il modo di intendere il cinema.

E comunque “er dramma de Sofonisba nun l’ha capito nessuno

Per informazioni sulla versione proiettata a Bologna per il Cinema Ritrovato 2014, cliccare qui.

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  1. maggio 10, 2016 alle 9:54 am

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