Hadda Padda – Guðmundur Kamban & Svend Methling (1924)

hadda_paddaDopo l’atto di unione del 1918, l’Islanda veniva riconosciuto come regno sovrano, Regno d’Islanda, unito alla Danimarca. Entrambi gli stati avevano però un re comune. Sarà solo nel 1940, con l’occupazione della Danimarca da parte delle truppe tedesche, che i rapporti tra i due stati si interruppero con il raggiungimento di uno stato di repubblica indipendente nel 1944. Si può parlare di cinema muto islandese? In aree che hanno avuto periodi di dominazione o situazione complesse, come in questo caso, è difficile dirlo. Un film è da considerarsi locale se fatto da una produzione locale o se è girato in loco? Secondo Birgir Thor Möller il primo film islandese rimasto sarebbe un corto documentaristico di tre minuti di Alfred Lind del 1906. Il titolo è indicato generalmente come Slökkviliðsæfing í Reykjavík, dove vediamo esercizi dei vigili del fuoco a Reykjavík (vedi foto sotto). Ufficialmente questo film non compare nella filmografia del regista che, per altro, è danese. Al film è però associato anche Peter Petersen (detto Bíó-Petersen), mercante di Copenaghen che sarebbe stato incaricato da Lind di allestire un cinema a Reykjavík e che avrebbe aiutato il regista nella realizzazione del corto.

Nel 1920 un altro danese, Gunnar Sommerfeldt gira Borgslægtens historie, tratto dalla Saga Borgarættarinnar dell’islandese Gunnar Gunnarsson. Del film parleremo altrove ma vi dico intanto che la casa di produzione è la danese Nordisk Film. L’importanza di questa opera è che viene considerato il primo lungometraggio girato in Islanda. Se la situazione generale era questa, non mancano comunque attestazioni cinematografiche interne, seppur rare, come ad esempio i film di Loftur Guðmundsson, che diresse il corto Ævintýri Jóns og Gvendar (it. Le avventure di Jon e Gvendur – 1923) che viene considerato il primo film completamente islandese. Parleremo più avanti di questo regista che fu anche autore di Ísland í lifandi myndum (1925) che è un documentario che tenta di raccontare l’Islanda attraverso i vari aspetti della vita locale de tempo. Questo è il primo lungometraggio totalmente islandese.

Abbiamo insomma due filoni separati: uno di film danesi con ambientazione totale o parziale islandese o per interesse documentaristico o per ispirazione da opere locali, oppure rari pionieri del cinema islandese che cercavano di creare un protocinema indigeno. In questo contesto Hadda Padda (in islandese Höddu Pöddu) fa sicuramente parte del primo caso essendo una produzione danese pur con una doppia regia composta dall’islandese Guðmundur Kamban assieme al danese Svend Methling. Sebbene l’ambientazione sia parzialmente a Breiðaból in Islanda, l’autore dell’opera è in realtà proprio proveniente dalla Danimarca ed è Gunnar Robert Hansen.

Ingolf (Svend Methling) e Hrafnildur, detta Hadda Padda (Clara Pontoppidan), sono fidanzati e stanno passando un’estate felice a Breiðaból. La situazione cambia quando, per noia, li raggiunge anche la sorella di Hadda, Kristrun (Alice O’Fredericks). La ragazza inizia infatti a passare sempre più tempo con Ingolf e in breve i due si innamorano. Ingolf, nonostante le reticenze di Hadda Padda, rivela quanto sta succedendo e la sua volontà di sposare Kristrun. Hadda Padda decide dunque di preparare una vendetta mortale: finge di aver perso delle importanti perle di famiglia in un dirupo e mentre lui le tiene la corda tenta sostanzialmente di buttarlo di sotto. Grazie all’aiuto di un amico, Steindór (Paul Rohde), Ingolf riesce a evitare di cadere nel dirupo e mentre cerca di tirare su Hadda, lei taglia la corda e si lascia morire cadendo nel vuoto.

Hadda Padda è un film che ha un enorme problema che ne limita tantissimo la fruizione: presenta un numero eccessivo di didascalie, talmente strabordante che in alcuni frangenti, per minuti interi, ci sono brevissimi frammenti di immagini e poi solo dialoghi. Difficile capire il perché di questa scelta, forse Kamban, che era anche lo sceneggiatore, voleva rendere omaggio ad Hansen mettendo interi estratti del suo romanzo, ma l’effetto è quello di frustrare lo spettatore e rallentare enormemente una vicenda che potrebbe durare la metà di quanto dura effettivamente. In genere si dice che se un film muto necessita di troppe didascalie per far capire cosa sta succedendo vuol dire che è un cattivo film. Qui, in realtà, la vicenda principale si capirebbe anche bene ma ci sono riempitivi poetici inutili che sono stati inseriti a forza.

Luogo che crea una sorta di punto focale del film è lo strapiombo dove si raccoglie l’angelica. Qui, infatti, Ingolf aveva affidato la sua vita nelle mani di Hadda Padda che aveva tenuto per lui la corda mentre agevolmente si calava e poi si tirava su dal precipizio. Nello stesso punto la ragazza voleva porre vita alla vita di entrambi facendosi calare da Ingolf, e quindi mettendo la sua vita nelle mani di colui che l’aveva tradita, e poi cercando di farlo cadere assieme a lei. Interessante, e quasi comico a tratti, vedere il paragone dell’ascesa e della salita dei due con il ragazzo che saltella e la giovane che sostanzialmente si fa calare volteggiando nel vuoto come un corpo morto (vedi gif).

Altro elemento portante, almeno all’inizio, è il legame tra le due sorelle che si ritrovano a lanciarsi una sfera di cristallo che dovrebbe legarle nel destino. Si racconta per altro una storia dove la rottura della sfera comporta la morte istantanea di entrambe le giovani che portavano il “globo della vita” e quindi lo spettatore crede che entrambe le giovani moriranno quando, in realtà, sarà solo Hadda Padda ad avere questo triste destino.

La cosa bizzarra del film è che, alla fine, non ci si ritrova a prendere le parti di Hadda Padda perché l’eccessiva verbosità rende i personaggi piatti e le frasi arzigogolate rendono sterili i dibattiti. Nel vedere Ingolf stare quasi per morire in maniera folle e quasi incomprensibile (con Hadda Padda sostiene di essere felice e di aver dimenticato tutto) si arriva a prendere le sue parti anche se lui e la sorella sono ovviamente dei personaggi negativi.

Concludendo un film che avrei evitato di vedere che però, nella frustrazione, mi ha strappato qualche risata davanti a frasi apparentemente prive di logica e situazioni bizzarre. Se volete potete recuperare il film sulla piattaforma stumfilm.dk.

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