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Posts Tagged ‘Carl Brisson’

L’isola del peccato (The Manxman) – Alfred Hitchcock (1929)

The Manxman è il film cesura nella produzione di Hitchcock. Con il film successivo, Blackmail, il regista deciderà di passare al sonoro (seppur presentando anche una versione muta del film) ma soprattutto ad un genere decisamente più hitchcockiano e che contribuirà a renderlo famoso in tutto il mondo. Questo stacco sarà segnato anche dal cambio di sceneggiatore, dal fido Eliot Stannard, qui alle prese con l’adattamento di The Manxman di Hall Caine, a Charles Bennett. A partire da The Manxman era già stato fatto un film del 1917 con George Loane Tucker alla regia.

Il pescatore Pete (Carl Brisson) e Kate (Anny Ondra) si amano contro il volere del padre di lei, Caesar (Randle Ayrton), che vorrebbe sposasse un uomo più ricco. Così lui parte per terre straniere in cerca di fortuna ed affida la sua amata a Philip (Malcolm Keen), l’avvocato amico d’infanzia.Philip e Kate iniziano a frequentarsi e presto si innamorano. Quando giunge la notizia della morte di Pete i due possono finalmente frequentarsi senza rimorsi e presto Kate rimane incinta. Ma Pete non è morto, e tornato dal suo lungo viaggio finalmente ricco chiede la mano della sua amata. Philip e Kate decidono così di nascondere i loro sentimenti reciproci per il bene di Pete e celebrare il matrimonio. Pete, saputa la notizia che Kate è incinta, crede di esserne il padre e cresce la figlia amorevolmente. Ma presto la ragazza non riesce più a vivere nella menzogna e decide di fuggire dal suo amato Philip che ormai aveva fatto carriera ed era diventato giudice. Ma lui non può tenerla con sé a lungo e così nel primo caso che Philip si trova ad affrontare in tribunale vede comparire proprio la sua amata Kate che ha tentato di suicidarsi. Nel corso del processo tutte le verità vengono a galla. Al termine della vicenda Pete si ritrova solo e con il cuore infranto, Philip è costretto a dimettersi e, insultato da tutto il villaggio, si allontana con Kate e la sua bambina.

La storia, piuttosto intricata e difficile da raccontare, mostra ancora una volta i lati perversi del puritanesimo. In un piccolo villaggio dell’Isola di Man, la promessa d’amore è una cosa sacra e tradirla porta all’ignominia e alla dannazione eterna. Non c’è nessun vincitore al termine della vicenda, tutti hanno perso qualcosa e non hanno guadagnato niente. Persino un amore che teoricamente dovrebbe aver trionfato ha un sapore decisamente amaro e lascia presagire che non potrà dare alcuna felicità Hitchcock mostra una incredibile maturità nel raccontare la vicenda aiutandosi con splendide inquadrature e scene memorabili. Così, mentre Pete è al settimo cielo per poter finalmente sposare la sua amata, Kate e Philip vengono impietosamente inquadrati nel loro dolore, che si trasforma in una forzata felicità quando Pete si volta verso di loro. Si tratta di una scena che difficilmente avrebbe potuto avere un effetto tanto grande nel cinema sonoro. The Manxman, nel complesso, mette scena una storia drammatica con grande intensità e senza sostanziali sbalzi di ritmo. I personaggi sono ben caratterizzati e mostrano una complessità psicologica che forse non ha uguali nella prima produzione di Hitchcock. Ancora una volta tutto è reso più efficace dallo splendido restauro operato dal BFI National Archive a partire da un negativo originale. Si è trattato, insomma, di un ottimo titolo per terminare la rassegna dedicata ai muti di Hitch al Cinema Ritrovato 2013 ridando risalto ad un film spesso messo ingiustamente da parte ma che invece ha tanto da dare anche ad un pubblico moderno.

Approfondimenti: rimando all’articolo pubblicato su Cinefilia Ritrovata per vedere il film da un punto di vista più vicino al pubblico del Cinema Ritrovato.

Vinci per me! (The Ring) – Alfred Hitchcock (1927)

Il 1927 è uno degli anni più prolifici in assoluto per Alfred Hitchcock che sforna ben tre titoli nel giro di poco tempo. The Ring è l’ultimo prodotto di questo anno, il primo per la British International Pictures. Il film, che vede per la prima volta Hitchcock alla sceneggiatura di una propria opera, seppur insieme a John J. Cox, utilizza forse per la prima volta il ring come metafora della vita di un uomo.

Il campione del mondo di Boxe Bob Corby (Ian Hunter), sfida in un baraccone il giovane Jack ‘One-Round’ Sander (Carl Brisson), mandandolo al tappeto dopo numerosi round ed incassando il premio in palio. Colpito dalla bravura di Jack, Bob lo fa ingaggiare come sparring partner. Nel frattempo, però, ne insidia la moglie Nelly (Lillian Hall Davies) con regali e mille attenzioni. Folle di gelosia, Jack inizia ad allenarsi duramente fino ad arrivare a sfidare il campione del mondo e rivale in amore. Ma in palio questa volta non c’è solo il titolo, ma l’amore della bella Nelly…

Il film ebbe un ottimo riscontro da parte della critica e diede inizio ad un filone di film drammatici ambientati nel mondo della boxe. Il film è decisamente godibile e offre raramente cali di tensione. Hitchcock è sempre più a suo agio con la macchina da presa e regala alcune scene decisamente interessanti. L’ago della bilancia di tutto il film è sempre una donna: Nelly, che prima con i suoi flirt con Bob spinge Jack ad allenarsi più duramente per impartire una lezione al suo rivale e poi, nell’ultimo grande combattimento, sposta letteralmente gli equilibri dell’incontro schierandosi da una parte o dall’altra. Splendido anche il personaggio dell’allenatore di Jack, interpretato da uno splendido Gordon Harker che ricorda da vicino altri personaggi di questo tipo nella filmografia legata alla boxe. Il film mostra che il duro lavoro e la dedizione a volte pagano, così come un amore puro di fronte al vile denaro. Un film da vedere e consigliare proprio per il suo ritmo decisamente abbordabile anche per uno spettatore dei nostri giorni.

Per approfondimenti: rimando al mio articolo su cinefilia ritrovata.