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Ella Cinders – Alfred E. Green (1926)

febbraio 1, 2018 Lascia un commento

Dopo aver viaggiato in Europa e in Oriente eccoci volare verso gli Stati Uniti con questa recensione scritta dalla nostra Esse.


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Ella_cindersQuesta settimana vi proponiamo due primizie: un genere e un’attrice approdati raramente su questi lidi.
A pochi giorni dall’anniversario della sua morte (da noi ricordata sulla pagina facebook) ci è parso doveroso rendere omaggio a una delle attrici più divertenti e popolari del cinema muto: Colleen Moore.
Colleen iniziò la propria carriera nei film western a soli 15 anni ma furono le commedie a darle visibilità, oltre al classico taglio a caschetto – il bobbed haircut – di cui si contende il primato assieme a Louise Brooks. Il film che vi proponiamo è tra i suoi più conosciuti, Ella Cinders, trasposizione parodica della favola di Cenerentola.
Colleen interpreta Ella, remissiva fanciulla costretta dalle avversità a lavorare come domestica per la matrigna e le sorellastre. In aggiunta alle angherie quotidiane, la protagonista deve far fronte alla propria cattiva sorte, che la mette in situazioni buffe e imbarazzanti ogni volta che prova a migliorare la propria situazione. Quando scopre che in città si sarebbe tenuto un concorso di bellezza e che la vincitrice avrebbe avuto un ruolo a Hollywood, Ella fa del suo meglio per parteciparvi: si esercita con le espressioni del viso per prepararsi al futuro di attrice; fa dei lavoretti extra per pagare la foto necessaria per candidarsi al concorso; come nella favola, partecipa al ballo all’insaputa delle sorelle e della matrigna, aiutata in questo da Waite, un venditore di ghiaccio che è l’unico a sostenerla e confortarla nei momenti di difficoltà. Dopo essere riuscita in maniera rocambolesca ad arrivare al ballo, Ella viene proclamata vincitrice del concorso ma anche questa è una vittoria agrodolce: vlcsnap-2018-01-28-22h13m38s635la sua foto infatti viene giudicata la migliore perché è l’unica a suscitare l’ilarità incontrollata della giuria.

Persino il sospirato premio si rivela molto diverso dalle aspettative: una volta arrivata a Hollywood, la protagonista scopre che in realtà il film a cui doveva prendere parte è una truffa e così si ritrova improvvisamente lontana da casa, senza soldi e senza lavoro. Naturalmente il lieto fine non si fa attendere, e come ogni buona favola si concretizza con un matrimonio che arresta la sua lunga serie di sventure.

Nell’insieme il film è godibile e la bravura dell’attrice si misura nella naturalezza con cui Ella soggiace di volta in volta ai colpi della mala sorte: il suo aspetto da ragazza della porta accanto, la sua perenne buona fede priva di malizia, unita allo stupore mostrato invariabilmente a ogni calamità, sono già da soli indice di divertimento a sue spese. Colleen non ci risparmia scene da slapstick comedy in cui si sporca le mani (ma anche la faccia) o in cui è vittima dell’attacco di un cane e di una mosca dispettosa; persino il suo momento di gloria è un’occasione per ridere di lei. Questa tensione comica viene mantenuta per buona parte del film per scemare un po’ nella conclusione: quest’ultima risente di alcune forzature narrative (l’inverosimile smascheramento del venditore di ghiaccio, che in realtà si rivela un rampollo di buona famiglia desideroso di impalmare la nostra eroina) nonché di alcuni sviluppi che oggi potrebbero farci storcere il naso (Ella lascia una promettente carriera di attrice per dedicarsi a tempo pieno al ruolo di madre di famiglia).

Un altro momento degno di nota è un momento meta-cinematografico in cui si strizza l’occhio alle convenzioni hollywoodiane, non senza una certa autoironia: per prepararsi al concorso, Ella sottrae alla sorellastra un manuale di recitazione in cui viene consigliato di esercitarsi soprattutto con gli sguardi. A tale scopo sono riportati degli esempi, ciascuno col significato relativo:

 

L’ultimo sguardo è quello incrociato, a cui il manuale consiglia di prestare grande attenzione, dal momento che “l’abilità di incrociare gli occhi ha portato grande fortuna a certi attori di cinema”. Difficile non vederci un riferimento a star della comicità coeva, a cui forse la stessa Colleen avrà voluto ispirarsi recitando in questa semplice e piacevole commedia.kid-auto-races-at-venice-1914

 

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Il Mondo Perduto (The Lost World) – Harry Hoyt (1925)

maggio 10, 2013 2 commenti

Il Mondo Perduto è uno dei film più maestosi del cinema muto, in cui possiamo ammirare i terribili dinosauri vivere a stretto contatto con gli uomini. The Lost World prende spunto dall’omonimo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle, sceneggiato da Marion Fairfax con il benestare e l’appovazione dello stesso autore del libro (che del resto appare all’inizio del film). Troviamo Harry Hoyt alla regia ma soprattutto il solito Willis H. O’Brien a curare gli effetti speciali e le animazioni dei dinosauri. Un vero e proprio capolavoro di avventura che colpisce e stupisce vista la data di produzione.

Professor George Challenger (Wallace Beery) organizza una spedizione verso un mondo perduto nel Sud America abitato da dinosauri e animali preistorici seguendo le indicazioni presenti sul diario di Maple White, scomparso misteriosamente alcuni anni prima. Con lui partono il cacciatore Lord John Roxton (Lewis Stone), il Professor Summerlee (Arthur Hoyt), Paula White (Bessie Love), figlia dell’uomo scomparso, e il giornalista Edward Malone (Lloyd Hughes), che vorrebbe così far innamorare la sua amata Gladys (Alma Bennett) che vorrebbe al suo fianco un uomo impavido. Giunti a destinazione gli avventurieri si ritrovano intrappolati nel Mondo Perduto, costretti a difendersi dagli enormi dinosauri (pretorodattili, allosauri, brontosauri e triceratopi), ma anche da un misterioso Uomo-Scimmia (Bull Montana) che cerca in tutti i modi di ostacolare la loro fuga. Come se non bastasse, in un finale mozzafiato un brontosauro metterà a ferro e fuoco la città di Londra…

Un vero capolavoro degli effetti speciali, un film che lascia a bocca aperta specialmente nelle scene dei combattimenti tra gli enormi rettili (in particolare splendido quello tra un triceratopo e un allosauro). Non mancano scene di battaglie tra dinosauri e uomo che vedranno la loro consacrazione finale solo nel 1993 in Jurassic Park di Spielberg. Le animazioni seguono il filone dei due precedenti cortometraggi di O’Brien (ovvero i dinosauri sono fatti con scheletro ligneo e corpo di argilla mentre l’animazione è fatta tramite stop-motion), ma il risultato è senza dubbio ancora più eccezionale. In una scena, addirittura, veniva proposto un primo piano del brontosauro che certamente dovette colpire molto gli spettatori dell’epoca. Un film di amore e di avventura, con tratti drammatici ed angoscianti ma anche avventurosi ed emozionanti. Un film davvero consigliato ricco per altro di colpi di scena (in particolare per chi non ha letto il libro). Unica nota stonata è forse la mancanza di chiarezza in alcune scene, come durante l’eruzione. Molto poco chiara, inoltre, la presenza dell’uomo-scimmia, forse una sorta di ideale protettore del mondo perduto. In realtà si tratterebbe del tentativo maldestro di ricordare la tribù di uomini-scimmia che, nel libro, rapiscono i membri della spedizione. Certo l’inserimento di un semplice esponente di questa tribù (per altro tanto dispettoso e prepotente da ricordare The Missing Link del corto di O’Brien, The Dinosaur and the Missing Link), non mi è sembrata una scelta molto fortunata.

Il Mondo Perduto è stato a lungo disponibile in una edizione mutila di circa un’ora; negli ultimi anni, grazie alla combinazione di ben otto copie esistenti sparse per il mondo, tra cui una del Národní filmový archiv (NFA), ovvero l’archivio cinematografico nazionale della Repubblica Ceca, e altre copie presenti in collezioni private e in altri archivi sparsi per il mondo, ci è stata data la possibilità di godere del film nella versione il più vicina possibile a quella originale. Personalmente consiglio di acquistare la versione in DVD edita per il mercato anglofono dalla Image Entertainment, prodotta grazie alla collaborazione della Film Preservation Associates e la Lobster Films (su Silentera è possibile leggere i particolari delle varie edizioni). Termino con un piccolo estratto del film. Buona visione!

Curiosità: all’inizio di alcune versioni di questo film è possibile vedere Arthur Conan Doyle in persona presentare il film. La scena originale è in realtà andata quasi del tutto perduta e gli editori hanno utilizzato in sostituzione un estratto di una intervista sonora tratta da un 35mm del 1929 in cui Conan Doyle parlava di Sherlock Holmes e delle sue credenze metafisiche. Negli extra dell’edizione della Lumivision è però possibile vedere qualche fotogramma tratto dalla versione originale dell’introduzione.

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