Archivio

Posts Tagged ‘John Gilbert’

La Vedova Allegra (The Merry Widow) – Erich von Stroheim (1925)

Von Stroheim era un regista che viveva di passioni, quando aveva un’idea in mente cercava di perseguirla fino a che non riusciva a metterla in atto, possibilmente a modo suo. Queste sue fissazioni lo hanno sicuramente limitato nel corso della sua carriera, ma comunque hanno contribuito a creare il mito intorno a lui. La vicenda raccontata nel “la vedova allegra” è  tratta dall’omonima operetta di Franz Lehár con libretto di Victor Léon e Leo Stein. Nonostante sia uno dei film meno ricordati del regista, è sicuramente il meno martoriato dai tagli, forse perché Von Stroheim era riuscito, per una volta, a fare un lavoro che andava incontro alle esigenze della produzione. Ovviamente non tutto poteva però filare liscio ed il montaggio finale, a causa della scandenza del contratto con la MGM, non fu fatto dal regista viennese ma da Irving Thalberg, che comunque seguì le linee guida del regista. Il Film fu molto apprezzato all’epoca ed incassò una cifra elevatissima rispetto a quella investita. La casa di produzione, secondo quanto si dice, non diede però un soldo al viennese: gli introiti furono infatti utilizzati per avere un ritorno dalle folli spese che il regista aveva provocato con il suo Greed, che non era stato ripagato con il giusto successo.

Von Stroheim ci proietta nel piccolo regno di Monteblanco, nell’Europa centrale. Qui governa il Re Nikita I (George Fawcett) che ha per figlio il malvagio e viscido Principe Mirko (Roy D’Arcy) e per nipote l’affascinante Principe Danilo Petrovich (il nostro amato John Gilbert ancora una volta nei panni del farfallone). Fin dalle prime scene capiamo subito la differenza caratteriale tra i due cugini: l’esercito si trova infatti a dover soggiornare in un piccolo paesino di contadini e se l’erede al trono appare schifato e indispettito, Danilo, al contrario, sembra interessato e divertito da quella realtà rurale. I due con il resto dell’esercito si recano quindi nell’unica struttura in grado di poter accogliere una mole tanto grande di ospiti e iniziano a sistemarsi nelle stanze.  Passa un giorno e nel paesino arriva anche una carrozza ricolma dei membri della compagnia “The Manhattan Follies“, che hanno bisogno di un posto dove soggiornare prima di andare della città dove svolgeranno lo spettacolo. Tra questi vi è anche la bellissima Sally O’Hara (Mae Murray), la prima ballerina della compagnia, che mostra subito di essere un tipino molto estroso. Il primo incontro con Danilo non è certo dei migliori: il principe scendendo le scale vede una ragazza e senza tanti complimenti la bacia. Solo allora si accorge della presenza di Sally e, dopo aver lasciato l’altra ragazza più che sbigottita, si offre di farle da interprete conoscendo lui benissimo l’inglese. La ballerina, felice di sentire qualcuno parlare la propria lingua, accetta con piacere. Danilo si offre inoltre di accorpare alcuni militare in una camera, in modo da liberarne alcune e permettere alla compagnia di soggiornare con loro e, con estrema maliziosità, dice che offrirà a Sally la sua di stanza (ovviamente con lui dentro). La ragazza finge saggiamente di non capire. Danilo torna poi dai suoi commilitoni e, dopo averli informati della sua decisione, chiede gentilmente di non essere chiamato “Sua altezza” in presenza dei membri della compagnia. Quando Mirko vede Sally, ne rimane a sua volta colpito e, in un bel siparietto comico, se la litiga con il cugino. La ragazza è brava a liberarsi di entrambi.

Passa del tempo e i due cugini si recano allo spettacolo della ballerina. Finita la performance, Sally si ritrova a dover fronteggiare una serie di indesiderati tentativi di seduzione: prima da parte del bavoso Barone Sadoja (Tully Marshall), mezzo infermo e descritto altrove come una sorta di feticista, poi da parte del viscido Mirko e infine da Danilo. Quest’ultimo tentativo ha successo e i due vanno to supper insieme. Danilo si era davvero innamorato di Sally e aveva intenzione, quella sera, di rivelarle la sua vera identità e dichiararsi. Ma il Principe ereditario, leso nell’onore, medita vendetta. I due cugini erano infatti solito andare da “François“, un circolo per nottambuli non proprio puritani, dove accadeva di tutto senza alcuna limitazione. Con i membri della cerchia, Mirko fa irruzione nella stanza dei due innamorati per rovinare loro la serata, ma Danilo lo prende in controtempo chiedendo di non importunare la futura Principessa Petrovich. Sally, però, fugge indispettita dal segreto che il Principe aveva tenuto nascosto. Ma l’amore sembra vincere su tutto e, dopo pochi minuti, la bella ballerina torna dal suo amato e decide di sposarlo. A corte però, il Re non è per niente felice della cosa…

(se non volete sapere come va a finire la storia non leggete da qui in poi…)

…e impone a Danilo di non sposare la sua amata. Nonostante i tentativi di aggirare il divieto, il Principe è costretto ad accettare l’ordine e non si presenta al matrimonio. Informata dell’accaduto Sally cade nel più sprofondo sconforto e si riduce ad accettare le avance del bavoso Barone Sadoja pur di acquisire un titolo che potrà poi permetterle di sposare il suo amato Danilo. Per fortuna durante la prima notte di nozze il Barone ha un collasso e muore sul colpo, lasciandola con una ricca eredità e il titolo di Baronessa.
Passa un lungo anno e Sally si rifugia a Parigi da dove fa avere sue notizie al Principe Danilo. La neo Baronessa è però desiderosa di far pagare l’affronto subito al giovane amante e si finge fredda e disinteressata dimostrando, al contrario, un certo interesse nei confronti di Mirko. Il gioco sfugge però loro di mano: Sally dichiara di voler sposare Mirko e Danilo, visibilmente turbato, lo colpisce. Il Principe ereditario coglie l’occasione per sfidare il cugino ad un duello di morte. Sally, disperata, prega Danilo di rifiutare di battersi, richiesta che il Principe interpreta come un segno dell’amore sincero che la ragazza prova per Mirko. Viene il giorno della resa dei conti: Danilo, desideroso di rendere felice la sua Sally, non spara venendo così colpito da Mirko restando, per molto tempo, tra la vita e la morte. La sorte ha però deciso di premiare il vero amore. Il Re Nikita I muore e lascia il regno al viscido Mirko. Il giorno del funerale, però, il nuovo regnante viene a sua volta ucciso da un’issurrezione popolare. Danilo guarisce e può finalmente sposare la sua amata vedova finalmente felice.

(potete riprendere la lettura da qui…)

Una pellicola di due ore ricca di fatti ed avvenimenti concatenati tra loro. Ogni scena è importante o per caratterizzare i personaggi o per introdurre gli avvenimenti futuri. Niente è lasciato al caso nella meticolosità che caratterizza il regista viennese. Film drammatico e divertente insieme, senza tempi morti nonostante la lunga durata. Grazie all’ottimo cast niente è fuori posto, ogni attore riesce a rendere alla perfezione il proprio ruolo senza sbavature.
Ho scelto di cominciare da questo film di Von Stroheim forse proprio perché lo si è spesso sottovalutato. Spero possa in breve tempo avere la visibilità che merita.

L’uomo che prende gli schiaffi (He who gets slapped) – Victor Sjöström (1924)

Tradotto orribilmente con “L’uomo che prende gli schiaffi“, questa pellicola rappresenta forse il film più bello del regista svedese Sjöström, uno dei tanti che non sopravviverà al passaggio al sonoro ma che  avrà modo di essere ricordato per un’importante interpretazione (all’età di 78 anni) ne “il posto delle fragole” di Bergman. Altrove ho visto il titolo tradotto con “Colui che…” ma forse è uno dei tanti casi in cui la trasposizione in un’altra lingua non rende merito all’originale. La storia è tratta dall’omonima opera di Leonid Andreyev, autore teatrale che aveva lottato per la Rivoluzione Russa, ma che non aveva mancato di rendere nota la sua avversione ai bolscevichi. Per questi dissidi politici era stato costretto a scappare in Finalndia, dove si suiciderà nel 1919.

La vicenda si svolge in Francia dove Paul Beaumont (Lon Chaney), geniale scienziato, lavora ad una grande scoperta grazie all’aiuto economico del Barone Regnard (Marc McDermott, attore australiano che morirà a soli 47 anni per una cirrosi epatica) e il supporto morale dell’amata moglie. Paul riesce finalmente a dimostrare le sue teorie, ma il giorno in cui deve sottoporle all’Accademia delle Scienze con suo sommo stupore il Barone la presenta agli studiosi come sua. Indignato lo scienziato cerca di farsi giustizia ma viene schiaffeggiato da Regnard, additato come buffone e deriso da tutti i presenti. Tornato dalla sua amata Paul cerca conforto tra le sue braccia, ma viene presto a scoprire che anche lei l’ha tradito essendosi innamorata del malvagio barone. La moglie lo schiaffeggia e lo deride dandogli del clown, e rivela di essersi invaghita del Barone per il suo charme e la sua elevata disponibilità economica. Distrutto psicologicamente lo scienziato torna nel suo studio dove, ai limiti della pazzia, scoppia in una incontrollabile risata.
Passano cinque lunghi anni e Paul ha intrapreso una nuova carriera: quella di clown in un circo parigino. Ora è conosciuto come “He Who Gets Slapped” o, più brevemente, come He. Qui è la star dello spettacolo, durante il quale viene preso ripetutamente a schiaffi dagli altri buffoni e deriso da tutto il pubblico (tra i clown si vocifera ci fosse anche Bela Lugosi, ma la notizia non è mai stata confermata). Ma non ci sono solo clown nel circo, un altro spettacolo molto importante è portato avanti dall’acrobota Bezano (John Gilbert, una delle stelle più brillanti di Hollywood che ricordo nella “Vedova allegra” dell’eccentrico Von Stroheim), che esegue le sue evoluzioni in groppa al suo cavallo. A lui si aggiunge la figlia del decaduto Conte Mancini (Tully Marshall), la splendida Consuelo (Norma Shearer, che vincerà l’oscar come migliore attrice nel 1930 con “la divorziata“). Tra i due ragazzi nasce subito l’amore, ma non tutto va come dovrebbe…

(se non volete sapere come va a finire la storia non leggete da qui in poi…)

Ad uno degli spettacoli assiste anche una vecchia conoscenza di He, il perfido Barone Regnard, che non perde occasione di notare e corteggiare la giovane Consuelo. Il nostro eroe, innamoratosi a sua volta della purezza del cuore dell’acrobata, cerca di evitare che il Barone rovini la vita alla ragazza e, senza farsi riconoscere, lo deride con numerosi scherzi permettendo così a Consuelo di allontanarsi. Ma il Conte Mancini, assetato di soldi, vende l’amore della figlia al Barone e organizza, segretamente, le sue nozze (nel mentre la moglie di Paul viene cacciata dalla casa del Barone dove aveva vissuto fino a quel momento avendo, in cambio dell’annichilimento della propria esistenza, mille franchi). He capisce cosa stanno ordendo i due malfattori e cerca di mettere in guardia Consuelo, ma troppo tardi. Per permettere al suo amore di vivere felice, il clown minaccia il Conte Mancini che, messo alle strette, lo ferisce a morte con una lama. Paul, ha però preparato la sua vendetta, appostando davanti all’unica porta verso l’esterno un leone affamato. Quando il Conte ed il Barone aprono la porta, vengono in poco tempo divorati dalla bestia e solo l’intervento tempestivo del domatore evita la stessa fine al nostro eroe. Ma ormai è troppo tardi anche per lui: con le ultime forze He corre a fare il suo ultimo spettacolo, regalando l’ultima risata (the last laught su cui tanto si insiste durante tutto il film) al proprio pubblico prima di morire dissanguato. Tra le braccia di Consuelo, in una scena fortemente drammatica, Paul si dice finalmente felice per averle donato la felicità.

(potete riprendere la lettura da qui…)

Un film drammatico, un inno all’amore e alla sincerità. Un invito a vivere in maniera semplice, lontano dalla tanto attuale “prostituzione sentimentale” in cambio di vile denaro. Come sempre accade in questi  film, la morale non lascia mai la storia, ma ne è la forza e il motore.
A livello tecnico, ho notato con interesse, in tutta la mia ignoranza in questo campo, gli espedienti scenici degli inframezzi tra una scena e l’altra, forse invecchiati un pochino male, e che all’inizio della pellicola mi hanno quasi destabilizzato. Molto bella è invece la scelta di alternare le scene di amore tra i due acrobati e il contemporaneo ordimento del diabolico piano da parte dei due “nobili” (sarebbe più giusto dire malviventi), espediente che viene ripreso nelle scene finali del film. Stupendo anche l’uso simbolico del piccolo cuore di stoffa che He porta sempre con sé.
Per quanto riguarda l’interpretazione penso sia una delle migliori da parte del grandissimo Lon Chaney, che riesce a rendere nel migliore dei modi lo stato d’animo dello scienziato prima e del clown poi, dando una grande dimostrazione della sua straordinaria mimica, acquisita fin da piccolo quando doveva dialogare con i genitori, entrambi sordomuti. Ottime anche le interpretazioni di Gilbert e della Shearer, che si confermano due ottimi attori, in particolare Gilbert (sempre a suo agio nei panni del farfallone).
A livello musicale, escludendo qualche sbavatura, ho trovato i motivi estremamente coinvolgenti ed adatti ad accompagnare le scene.

Nel complesso un film estremamente bello, dimostrazione evidente (e non celata nel “lavoro sporco” come può avvenire in altri film) della bravura di Lon Chaney. Grande lavoro da parte del regista Sjöström che riesce a fondere al meglio le tecniche svedesi/europee a quelle americane.
Sicuramente un film che non può essere evitato dai grandi amanti del cinema muto, ma ho qualche riserve nel consigliarlo a un non appassionato, in quanto risente a tratti degli anni trascorsi.