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L’uomo che prende gli schiaffi (He who gets slapped) – Victor Sjöström (1924)

Tradotto orribilmente con “L’uomo che prende gli schiaffi“, questa pellicola rappresenta forse il film più bello del regista svedese Sjöström, uno dei tanti che non sopravviverà al passaggio al sonoro ma che  avrà modo di essere ricordato per un’importante interpretazione (all’età di 78 anni) ne “il posto delle fragole” di Bergman. Altrove ho visto il titolo tradotto con “Colui che…” ma forse è uno dei tanti casi in cui la trasposizione in un’altra lingua non rende merito all’originale. La storia è tratta dall’omonima opera di Leonid Andreyev, autore teatrale che aveva lottato per la Rivoluzione Russa, ma che non aveva mancato di rendere nota la sua avversione ai bolscevichi. Per questi dissidi politici era stato costretto a scappare in Finalndia, dove si suiciderà nel 1919.

La vicenda si svolge in Francia dove Paul Beaumont (Lon Chaney), geniale scienziato, lavora ad una grande scoperta grazie all’aiuto economico del Barone Regnard (Marc McDermott, attore australiano che morirà a soli 47 anni per una cirrosi epatica) e il supporto morale dell’amata moglie. Paul riesce finalmente a dimostrare le sue teorie, ma il giorno in cui deve sottoporle all’Accademia delle Scienze con suo sommo stupore il Barone la presenta agli studiosi come sua. Indignato lo scienziato cerca di farsi giustizia ma viene schiaffeggiato da Regnard, additato come buffone e deriso da tutti i presenti. Tornato dalla sua amata Paul cerca conforto tra le sue braccia, ma viene presto a scoprire che anche lei l’ha tradito essendosi innamorata del malvagio barone. La moglie lo schiaffeggia e lo deride dandogli del clown, e rivela di essersi invaghita del Barone per il suo charme e la sua elevata disponibilità economica. Distrutto psicologicamente lo scienziato torna nel suo studio dove, ai limiti della pazzia, scoppia in una incontrollabile risata.
Passano cinque lunghi anni e Paul ha intrapreso una nuova carriera: quella di clown in un circo parigino. Ora è conosciuto come “He Who Gets Slapped” o, più brevemente, come He. Qui è la star dello spettacolo, durante il quale viene preso ripetutamente a schiaffi dagli altri buffoni e deriso da tutto il pubblico (tra i clown si vocifera ci fosse anche Bela Lugosi, ma la notizia non è mai stata confermata). Ma non ci sono solo clown nel circo, un altro spettacolo molto importante è portato avanti dall’acrobota Bezano (John Gilbert, una delle stelle più brillanti di Hollywood che ricordo nella “Vedova allegra” dell’eccentrico Von Stroheim), che esegue le sue evoluzioni in groppa al suo cavallo. A lui si aggiunge la figlia del decaduto Conte Mancini (Tully Marshall), la splendida Consuelo (Norma Shearer, che vincerà l’oscar come migliore attrice nel 1930 con “la divorziata“). Tra i due ragazzi nasce subito l’amore, ma non tutto va come dovrebbe…

(se non volete sapere come va a finire la storia non leggete da qui in poi…)

Ad uno degli spettacoli assiste anche una vecchia conoscenza di He, il perfido Barone Regnard, che non perde occasione di notare e corteggiare la giovane Consuelo. Il nostro eroe, innamoratosi a sua volta della purezza del cuore dell’acrobata, cerca di evitare che il Barone rovini la vita alla ragazza e, senza farsi riconoscere, lo deride con numerosi scherzi permettendo così a Consuelo di allontanarsi. Ma il Conte Mancini, assetato di soldi, vende l’amore della figlia al Barone e organizza, segretamente, le sue nozze (nel mentre la moglie di Paul viene cacciata dalla casa del Barone dove aveva vissuto fino a quel momento avendo, in cambio dell’annichilimento della propria esistenza, mille franchi). He capisce cosa stanno ordendo i due malfattori e cerca di mettere in guardia Consuelo, ma troppo tardi. Per permettere al suo amore di vivere felice, il clown minaccia il Conte Mancini che, messo alle strette, lo ferisce a morte con una lama. Paul, ha però preparato la sua vendetta, appostando davanti all’unica porta verso l’esterno un leone affamato. Quando il Conte ed il Barone aprono la porta, vengono in poco tempo divorati dalla bestia e solo l’intervento tempestivo del domatore evita la stessa fine al nostro eroe. Ma ormai è troppo tardi anche per lui: con le ultime forze He corre a fare il suo ultimo spettacolo, regalando l’ultima risata (the last laught su cui tanto si insiste durante tutto il film) al proprio pubblico prima di morire dissanguato. Tra le braccia di Consuelo, in una scena fortemente drammatica, Paul si dice finalmente felice per averle donato la felicità.

(potete riprendere la lettura da qui…)

Un film drammatico, un inno all’amore e alla sincerità. Un invito a vivere in maniera semplice, lontano dalla tanto attuale “prostituzione sentimentale” in cambio di vile denaro. Come sempre accade in questi  film, la morale non lascia mai la storia, ma ne è la forza e il motore.
A livello tecnico, ho notato con interesse, in tutta la mia ignoranza in questo campo, gli espedienti scenici degli inframezzi tra una scena e l’altra, forse invecchiati un pochino male, e che all’inizio della pellicola mi hanno quasi destabilizzato. Molto bella è invece la scelta di alternare le scene di amore tra i due acrobati e il contemporaneo ordimento del diabolico piano da parte dei due “nobili” (sarebbe più giusto dire malviventi), espediente che viene ripreso nelle scene finali del film. Stupendo anche l’uso simbolico del piccolo cuore di stoffa che He porta sempre con sé.
Per quanto riguarda l’interpretazione penso sia una delle migliori da parte del grandissimo Lon Chaney, che riesce a rendere nel migliore dei modi lo stato d’animo dello scienziato prima e del clown poi, dando una grande dimostrazione della sua straordinaria mimica, acquisita fin da piccolo quando doveva dialogare con i genitori, entrambi sordomuti. Ottime anche le interpretazioni di Gilbert e della Shearer, che si confermano due ottimi attori, in particolare Gilbert (sempre a suo agio nei panni del farfallone).
A livello musicale, escludendo qualche sbavatura, ho trovato i motivi estremamente coinvolgenti ed adatti ad accompagnare le scene.

Nel complesso un film estremamente bello, dimostrazione evidente (e non celata nel “lavoro sporco” come può avvenire in altri film) della bravura di Lon Chaney. Grande lavoro da parte del regista Sjöström che riesce a fondere al meglio le tecniche svedesi/europee a quelle americane.
Sicuramente un film che non può essere evitato dai grandi amanti del cinema muto, ma ho qualche riserve nel consigliarlo a un non appassionato, in quanto risente a tratti degli anni trascorsi.

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  1. Erasmo
    settembre 1, 2012 alle 8:37 am

    Ciao!
    Son proprio l’Erasmo di cui forse hai sentito parlare da Camilla. Da tempo pensavo di commentare qualcosa su questo bellissimo blog, ed eccomi qui!
    Credo sia una cosa sempre alquanto atipica il trovare altri appassionati di cinema delle origini (chiamarlo “muto” non mi piace, perché tutt’altro è che “muto”!). Io non posso dirmi un esperto ma ultimamente ci sto tornando su e sto guardando qualcosa che da anni forse mi promettevo di vedere!
    Ad esempio di Sjostrom ho visto solo Il carretto fantasma (che scoperta apprendere che era lo stesso Sjostrom del posto delle fragole, non avevo mai collegato le cose!) e spero di riuscire a vedere altro, forse questo stesso “L’uomo che…”. Il carretto mi ha oltremodo impressionato, la storia di base fa certo molto, però è stato messo in scena così bene che a quasi cent’anni dalla realizzazione credo sia pienamente godibile, anche da un pubblico più “ampio”. Tu l’hai visto? Che ne pensi?
    Sarebbe bello scambiarci qualche consiglio o impressione (non contando che di consigli tuoi ne ho già tanti da prendere dal blog).
    Buona giornata!

    • settembre 1, 2012 alle 7:18 pm

      Sono felice che tu mi abbia scritto qui! 🙂
      Ovviamente Camilla mi ha parlato tanto di te e sono davvero contento di poter parlare di questi film delle origini! La Carretta fantasma ce l’ho ma non l’ho ancora mai visto. Penso proprio che rimedierò questa sera così ti dirò le mie impressioni.
      In effetti ho subito scritto la particolarità su Sjostrom nel posto delle fragole perché ricordo che mi aveva stupito e colpito!

      Grazie ancora per questo bellissimo messaggio e per averlo scritto proprio su questo film, uno dei miei preferiti di questo genere con una splendida interpretazione di Chaney.

  2. novembre 18, 2012 alle 3:19 pm

    Se vogliamo parlare di film muti, lo metto all’altezza di film come ” The Wind ” e ” Sunrise “, magari esagero, ma rimane uno dei miei film favoriti di tutti i tempi.
    Lon Chaney era indicibile.
    Inizio a seguire questo spazio con piacere. Un saluto.

    • novembre 21, 2012 alle 10:59 am

      anche per quanto mi riguarda è forse uno dei miei film muti preferiti. Sia perché adoro il genere “drama-circus” in generale, sia per la splendida interpretazione di Chaney, per me una delle più belle in assoluto!
      Grazie per il messaggio e per seguirmi 🙂

      a presto!

      p.s. mi scuso per il ritardo nella risposta ma non ho potuto seguire il mio spazio per diversi giorni!

  1. settembre 5, 2012 alle 7:14 pm
  2. dicembre 21, 2013 alle 9:51 am
  3. marzo 28, 2015 alle 5:38 pm

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