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Posts Tagged ‘John Ekman’

Il Canto del fiore rosso (Sången om den eldröda blomman) – Mauritz Stiller (1919)

Sången om den eldröda blommanSången om den eldröda blomman si ispira a un romanzo dell’autore finlandese Johannes Linnankoski che ebbe un grande successo all’epoca tanto da ispirare Mauritz Stiller eGustaf Molander nella sceneggiatura di questo film. Attore protagonista un giovane e spericolato Lars Hanson.

Olof Koskela (Lars Hanson) è l’erede di una delle più importanti famiglie di proprietari terrieri della zona. Il ragazzo, però, è anche un grande farfallone e prima seduce Annikki (Greta Almroth) e poi inizia una storia con la serva Elli (Lillebil Ibsen). Quando i genitori di lui (Louise Fahlman Axel Hultman) lo scoprono, gli intimano di lasciarla perché la sua posizione non è consona a una famiglia del loro lignaggio, ma Olof si ribella e si allontana di casa. Cerca di trovare Elli che nel frattempo è stata però allontanata dalla casa in cui lavorava facendo perdere le proprie tracce. Passa qualche tempo e troviamo Olof al lavoro taglialegna. In base al periodo, i taglialegna si spostavano di zona in zona seguendo il fiume per trasportare la legna. Mentre si trova in una cittadina a lavoro, incrocia la giovane Kyllikki (Edith Erastoff), figlia di un orgoglioso proprietario terriero (Hjalmar Peters), e se ne innamora. Lei, orgogliosa come il padre,  non ha mai neanche rivolto la parola a nessun ragazzo che non considerasse degno di lei, eppure Olof, tramite un’impresa ardita (attraversare il fiume a bordo di un tronco d’albero evitando la cascata), riesce a conquistarla. Il padre di Kyllikki, però, non ne vuole proprio sapere di dare la figlia in sposa a un vagabondo e caccia il ragazzo di casa. Olof parte con la promessa di tornare da lei e si ritrova in una grande città. Qui viene adescato da una prostituta che lo porta nella sua casa di lavoro. Proprio qui ritrova Elli, che dopo averlo riconosciuto si suicida per il dolore di essere stata vista in una condizione così misera. Olof è sconvolto e decide di dare un taglio alla sua vita da vagabondo e prendersi per una volta le sue responsabilità: torna a casa e scopre che i genitori sono morti. Con rinnovato vigore, il giovane riprende l’attività di famiglia e torna per sposare Kyllikki qualificandosi come un Koskela e ricevendo così il placet anche da parte del padre di lei.

La storia è piuttosto articolata ma molto godibile. Le diverse atmosfere sono davvero ben rese a livello fotografico, con splendidi paesaggi e belle inquadrature di interni nella parte cittadina. Olof è un giovane spensierato, che con le sue azioni e la sua poca serietà ha fatto soffrire molte persone e causato anche la morte di una ragazza. Attraverso una lunga evoluzione psicologica, però, il giovane riesce a cambiare atteggiamento e tornare dalla donna che lo aspetta e a cui ha promesso un futuro felice insieme. Carino anche il messaggio finale: il padre di Kyllikki gli chiede perché non ha detto subito di essere un Koskela e Olof risponde “perché non volevo prendere moglie usando il nome della mia famiglia ma con il mio e da solo”. Insomma, un modo per dimostrare che anche quando si ha alle spalle la sicurezza economica e un nome importante quello che conta davvero è quello che si è.

Sången om den eldröda blomman è un film giovane e fresco, che riesce a intrattenere piacevolmente per quasi due ore. Particolarità del film è la presenza di una colonna sonora originale, opera di Armas Järnefelt, il cui figlio era presente alla proiezione del Cinema Ritrovato 2019.

Gli avvoltoi del mare (Havsgamar) – Victor Sjöström (1916)

Gli avvoltoi del mare è il terzo film di Victor Sjöström giunto fino a noi. Tra Havsgamar e Ingeborg Holm (1913) ci sono circa una ventina di titoli sfornati uno dietro l’altro in appena tre anni. Questo ci fa capire la quantità di materiale prodotto dal regista andato sfortunatamente perduto. Le vicende narrate in Gli avvoltoi del mare, si basano sul romanzo La rosa di Tistelön (Rosen på Tistelön -1842) di Emilie Flygare-Carlén opportunamente riviste da Fritz Magnussen. Si tratta di un racconto che segue molto le inclinazioni del regista svedese sia per i temi trattati che per lo svolgimento prevalentemente in esterno.

Hornung (Rasmus Rasmussen) intraprende assieme al figlio maggiore Birger (John Ekman) azioni di contrabbando. Una sera mentre sono all’opera vengono sorpresi dal doganiere Ejvind Arlond (Richard Lund). Pur di non essere catturati, Hornung e Birger uccidono il Tenente ignorando che il figlio più piccolo, Anton (Nils Elforrs) aveva visto tutto. Dopo questa esperienza traumatica Anton impazzirà. Passano quindici anni e il misfatto non è stato ancora scoperto. A turbare i sonni di Hornung e Birger è la notizia che Arvid Arnold (Richard Lund), figlio dell’uomo assassinato, è stato promosso doganiere. Non bastasse Arvid si innamora di Gabriele (Greta Almroth) figlia di Hornung, il quale si oppone fermamente alla loro unione. Passano i mesi senza che nulla cambi. Un giorno, però, mentre Hornung e Birger sono intenti nei loro loschi affari vegono notati dal doganiere. Accortisi di essere seguiti, riescono a dissimulare la loro attività. Sanno però di avere poco tempo. Così una notte partono e bruciano tutte le prove del contrabbando. Proprio in quel momento Anton decide di fare giustizia e invia allo Sceriffo (Thure Holm) le prove del coinvolgimento del padre e del fratello nella morte di Ejvind Arlond. La situazione arriva rapidamente verso l’epilogo. Doganiere e sceriffo colgono Hornung e Birger sul fatto, i due si barricano nella casa. Per costringerli a uscire le forze dell’ordine tappano la canna fumaria. Birger fugge, ma per Hornung è ormai troppo tardi.

Il film venne girato quasi tutto in esterna tra Lidingö e Landsort, località che forniscono un paesaggio marino davvero stupendo. Ancora una volta è la natura ad essere la protagonista del racconto più che le vicende umane. Troviamo poi nel film tante tematiche già affrontate da Sjöström nei precedenti film: la follia e il rinsavimento improvviso di Ingeborg Holm; l’amore difficile de Il Giardiniere seppur qui si concluda con un amaro lieto fine. Vi è però una strana particolarità in questo racconto: i due personaggi negativi, Hornung e Birger, sembrano quasi i protagonisti della vicenda e lo saranno fino alla fine del racconto. Le vicende della famiglia Arlond così come quelle del suo amore per Gabriele sembrano più che altro un contorno, a cui si presta attenzione solo perché le vite dei due giovani sono, per motivi differenti, strettamente collegate a quelle di Hornung e Birger. Appare scontato, quindi, che la vicenda si tronchi proprio con la morte dell’anziano padre di famiglia. Due le scene principali del racconto: il primo riguarda lo splendido inseguimento in acqua a bordo delle piccole imbarcazione quando il doganiere scopre l’attività di contrabbando di Hornung e Birger. La seconda si svolge all’interno della piccola abitazione dissimulata nella vegetazione di un isolotto locale, dove i malfattori nascondono i frutti del loro lavoro: Hornung e Birger sono ormai stati scoperti e si sono trincerati nella dimora continuando a bruciare le prove della loro attività clandestina. Per cercare di stanarli il doganiere e lo sceriffo tappano la canna fumaria: la casa si riempie immediatamente di fumo; Birger fugge, mentre per il padre non c’è niente da fare, cade a terra soffocato. Il doganiere e lo sceriffo liberano la canna fumaria e quando il fumo si dirada scoprono il dramma. Un taglio proprio sul finale ci impedisce di comprendere la reazione dei personaggi e specialmente della figlia Gabriele, che era venuta sul posto assieme all’amato Arvid.

Nonostante Havsgamar non sia forse uno dei migliori lavori di Sjöström, lascia comunque delle sensazioni positive nello spettatore, le stesse che troviamo nei film della serie dedicata a Jerusalem di Selma Lagerlöf. Quando il ritmo della narrazione rallenta lo spettatore può sempre perdersi negli splendidi paesaggi che dominano le riprese e sognare di immedesimarsi nella magia della natura svedese.

Il Giardiniere (Trädgårdsmästaren) – Victor Sjöström (1912)

Il Giardiniere, noto anche come La crudeltà del mondo, è il primo lavoro di Victor Sjöström alla regia, un cortometraggio di una ventina di minuti che racchiude in se stesso molti dei temi che caratterizzeranno la sua produzione successiva. Come prima esperienza non fu certo positiva, visto che il lavoro venne bloccato dalla censura e non vide la luce prima di un fortunato ritrovamento nel 1979 negli Stati Uniti. Possiamo così goderci la genesi di un grande regista del muto, che racchiude al suo interno molti elementi cardine della sua produzione futura.

Protagonista è una ragazza anonima (Lili Bech) che lavora come cameriera nel bar del perfido giardiniere locale (Victor Sjöström). La giovane si innamora perdutamente del figlio del suo superiore (Gösta Ekman) e tra questi nasce una storia d’amore clandestina. Purtroppo il giardiniere scopre l’inganno e dopo aver allontanato il figlio, abusa della ragazza. Quando il padre di lei (Gunnar Bohman) accenna ad una reazione, per tutta risposta il giardiniere li caccia di casa, anche quella sua proprietà. Senza lavoro e senza un posto dove andare padre e figlia cercano una sistemazione e la trovano finalmente grazie l’aiuto di un generale (John Ekman) che prende la giovane sotto la sua ala. Poco tempo dopo il padre di lei muore e la giovane diventa la domestica del militare. Il generale si affeziona alla ragazza e la considera a tutti gli effetti come una figlia. Tutto sembra andare per il meglio, e invece la situazione precipita nuovamente. Il Generale muore, e la ragazza viene cacciata di casa dagli eredi diretti. Di nuovo senza un posto dove andare, la ragazza torna nel suo paese d’origine. Qui, dopo aver distrutto la serra del giardiniere, muore.

Da un soggetto di Mauritz Stiller, la vicenda assume i contorni di un grande melodramma italiano, un anno prima di Ma l’amor mio non muore (1913) con la Borelli e dei successivi grandi successi nostrani. La storia è ben costruita ed ha una sua complessità, e questo stupisce vista la breve durata del film (appena 24 minuti nella versione ritrovata in America). La vita della giovane interpretata da Lili Bech viene analizzata tra poche fortune e tante sfortune, fino al tragico e inaspettato epilogo. In Trädgårdsmästaren troviamo molti elementi che prefigurano i futuri lavori di Sjöström: il dramma, con il finale tragico o più spesso caratterizzato da un lieto fine amaro. La grande presenza di elementi naturali, qui appena abbozzati, ma che accompagnano i momenti felici della coppia di giovani innamorati e rappresenta forse la libertà e la spensieratezza. La natura rinchiusa all’interno della serra rappresenta invece l’esatto opposto, perché è proprio lì che la ragazza verrà violentata ed è ancora lì che morirà. Troviamo poi il tema dell’amore difficile, che porta spesso a decisioni estreme o, ancora, quello della difficoltà economica, che condiziona la scelta dei personaggi. Inoltre fin dal primo lavoro Sjöström si cimenta nel doppio ruolo di regista e attore. Ovviamente ci sono anche aspetti negativi: le inquadrature lasciano a volte a desiderare, specie nelle scene girate in esterno. La breve durata porta inevitabilmente ad avere dei personaggi abbozzati e poco caratterizzati. Alcune scene restano ambigue e poco comprensibili. In ogni caso i venti minuti di Trädgårdsmästaren rappresentano un germoglio, la nascita della poesia di Sjöström e di una sconfinata filmografia che ha emozionato generazioni. Ci sono dei casi in cui vedere la prima opera di un grande regista lascia delusi, ma in questo caso si esce soddisfatti dalla visione, perché si ha la possibilità di vedere veramente la nascita di qualcosa di grande, un bozzetto di prova di una splendida scultura.

Curiosità: Nel film recita nel ruolo del figlio del giardiniere Gösta Ekman che interpreterà il Faust nel film omonimo di Murnau (1926). La protagonista Lili Bech, invece, sposerà nel 1913 Victor Sjöström, anche se il matrimonio avrà breve durata e terminerà nel 1916. Infine, nel film c’è anche un breve cameo di Mauritz Stiller, autore della sceneggiatura.

I Proscritti (Berg-Ejvind och hans hustru) – Victor Sjöström (1917)

Victor Sjöström fu un grande regista che in alcuni rari frangenti si destreggiò anche come ottimo attore. I Proscritti è il primo film dove svolge il doppio ruolo, situazione che ritornerà per Il Carretto Fantasma (1921). Sarà Bergman, poi, in Verso la gioia (1949) ma soprattutto con Il Posto delle Fragole (1957) a rilanciarlo come interprete. La storia narrata ne I Proscritti riprende le gesta del fuorilegge islandese del ‘700 Fjalla-Eyvindur, che assieme alla moglie Halla visse immerso nella natura per circa venti anni. La vicenda venne poi trasformata in un’opera teatrale da Jóhann Sigurjónsson opportunamente adattata per il grande schermo da Victor Sjöström e Sam Ask.

Eyvind (Victor Sjöström), ricercato per un furto che ha commesso per disperazione, si fa assumere come garzone da Halla (Edith Erastoff), vedova di un grande proprietario terriero. Per paura di essere riconosciuto, l’uomo si fa chiamare Kári. Tra i due nasce un amore sincero, ma la gelosia dell’avido cognato di lei (Artur Rolén), che brama di riunire sotto di sé tutte le proprietà un tempo appartenute al padre, spinge l’uomo a compiere approfondite indagini sul nuovo arrivato. Il passato di Eyvind viene presto scoperto ed insieme ad Halla decide di fuggire. I due vivono nell’ostile natura islandese e nel giro di poco tempo hanno un figlio che crescono con cura ed amore ed il tempo passa senza grandi difficoltà. Ma un giorno il cognato di Halla riesce a rintracciarli e lei, convinta di essere ormai perduta, getta il figlio da una rupe. L’intervento di Eyvind, però, permette loro una rocambolesca fuga che riesce a costo della morte dei loro inseguitori. Passati molti anni i due, ormai vecchi e estenuati dai sensi di colpa e dalle rigide temperature invernali, decideranno di morire abbracciati tra le nevi espiando così le loro colpe passate.

I Proscritti è un film davvero splendido e toccante, che critica, ancora una volta, una società cieca nei confronti dei bisognosi. Nel corso della vicenda i due innocenti fuorilegge saranno costretti dagli eventi a diventare dei veri assassini. Lo stacco dai tragici omicidi alla vecchiaia dei due innamorati è davvero potente, così come la frase con cui si chiude la storia: “la morte ha concesso loro il perdono“. La disperazione e la povertà possono trasformare gli uomini, anche di animo nobile, e spingerli ad andare contro le leggi. Ma è la società che li trasforma in mostri, senza concedere mai una seconda possibilità o senza capire cosa ha portato a quel gesto. Sono i più ricchi a decidere, con ottusità, della sorte dei più deboli. Victor Sjöström e Edith Erastoff (moglie dello stesso Sjöström), forniscono qui una spendida interpretazione di un’amore oltre i confini che pur terminando tragicamente porta simbolicamente ad una liberazione. Entrambi sono vittime dei sentimenti e della disperazione ma entrambi nascondono delle qualità morali indiscutibili. Ancora una volta Sjöström offre un film splendido, che racconta temi scottanti con estrema delicatezza e sensibilità. Tra gli attori non citati prima vi è anche John Ekman, che interpreta un altro fuorilegge che per un breve periodo di tempo vive assieme ai due innamorati ma si allontana quando si innamora, a sua volta, di Halla. Meritano una menzione anche gli splendidi paesaggi che accompagnano lo spettatore nel corso di tutta la vicenda lasciandolo a tratti davvero a bocca aperta. Il restauro presentato in Piazza Maggiore al Cinema Ritrovato 2013 contribuisce poi ad impreziosire maggiormente il tutto. Il film è anche edito in Italia nell’edizione della Ermitage.

Approfondimenti: per un taglio diverso vi rimando all’articolo su Cinefilia Ritrovata. L’articolo merita anche solo per la bellissima foto tratta dalla scena finale della morte di Eyvind e Halla in un gelido ma liberatorio abbraccio.