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I Proscritti (Berg-Ejvind och hans hustru) – Victor Sjöström (1917)

Victor Sjöström fu un grande regista che in alcuni rari frangenti si destreggiò anche come ottimo attore. I Proscritti è il primo film dove svolge il doppio ruolo, situazione che ritornerà per Il Carretto Fantasma (1921). Sarà Bergman, poi, in Verso la gioia (1949) ma soprattutto con Il Posto delle Fragole (1957) a rilanciarlo come interprete. La storia narrata ne I Proscritti riprende le gesta del fuorilegge islandese del ‘700 Fjalla-Eyvindur, che assieme alla moglie Halla visse immerso nella natura per circa venti anni. La vicenda venne poi trasformata in un’opera teatrale da Jóhann Sigurjónsson opportunamente adattata per il grande schermo da Victor Sjöström e Sam Ask.

Eyvind (Victor Sjöström), ricercato per un furto che ha commesso per disperazione, si fa assumere come garzone da Halla (Edith Erastoff), vedova di un grande proprietario terriero. Per paura di essere riconosciuto, l’uomo si fa chiamare Kári. Tra i due nasce un amore sincero, ma la gelosia dell’avido cognato di lei (Artur Rolén), che brama di riunire sotto di sé tutte le proprietà un tempo appartenute al padre, spinge l’uomo a compiere approfondite indagini sul nuovo arrivato. Il passato di Eyvind viene presto scoperto ed insieme ad Halla decide di fuggire. I due vivono nell’ostile natura islandese e nel giro di poco tempo hanno un figlio che crescono con cura ed amore ed il tempo passa senza grandi difficoltà. Ma un giorno il cognato di Halla riesce a rintracciarli e lei, convinta di essere ormai perduta, getta il figlio da una rupe. L’intervento di Eyvind, però, permette loro una rocambolesca fuga che riesce a costo della morte dei loro inseguitori. Passati molti anni i due, ormai vecchi e estenuati dai sensi di colpa e dalle rigide temperature invernali, decideranno di morire abbracciati tra le nevi espiando così le loro colpe passate.

I Proscritti è un film davvero splendido e toccante, che critica, ancora una volta, una società cieca nei confronti dei bisognosi. Nel corso della vicenda i due innocenti fuorilegge saranno costretti dagli eventi a diventare dei veri assassini. Lo stacco dai tragici omicidi alla vecchiaia dei due innamorati è davvero potente, così come la frase con cui si chiude la storia: “la morte ha concesso loro il perdono“. La disperazione e la povertà possono trasformare gli uomini, anche di animo nobile, e spingerli ad andare contro le leggi. Ma è la società che li trasforma in mostri, senza concedere mai una seconda possibilità o senza capire cosa ha portato a quel gesto. Sono i più ricchi a decidere, con ottusità, della sorte dei più deboli. Victor Sjöström e Edith Erastoff (moglie dello stesso Sjöström), forniscono qui una spendida interpretazione di un’amore oltre i confini che pur terminando tragicamente porta simbolicamente ad una liberazione. Entrambi sono vittime dei sentimenti e della disperazione ma entrambi nascondono delle qualità morali indiscutibili. Ancora una volta Sjöström offre un film splendido, che racconta temi scottanti con estrema delicatezza e sensibilità. Tra gli attori non citati prima vi è anche John Ekman, che interpreta un altro fuorilegge che per un breve periodo di tempo vive assieme ai due innamorati ma si allontana quando si innamora, a sua volta, di Halla. Meritano una menzione anche gli splendidi paesaggi che accompagnano lo spettatore nel corso di tutta la vicenda lasciandolo a tratti davvero a bocca aperta. Il restauro presentato in Piazza Maggiore al Cinema Ritrovato 2013 contribuisce poi ad impreziosire maggiormente il tutto. Il film è anche edito in Italia nell’edizione della Ermitage.

Approfondimenti: per un taglio diverso vi rimando all’articolo su Cinefilia Ritrovata. L’articolo merita anche solo per la bellissima foto tratta dalla scena finale della morte di Eyvind e Halla in un gelido ma liberatorio abbraccio.

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