Conchita (La Femme et le Pantin) – Jacques de Baroncelli (1929)

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio sed fieri sentio et excrucior. (Catullo, Carme 85)

Uao! Dopo tanti anni di muti e Cinema Ritrovato si può ancora rimanere stupiti! La Femme et le Pantin (it. La donna e la marionetta) è stata per me veramente una sorpresa da un regista che conoscevo solo per Pêcheur d’Islande (1924) che, come forse ricorderete, è purtroppo poco più che un frammento. Protagonisti de La Femme et le Pantin  sono Don Mateo (Raymond Destac), ricco e suadente uomo di Siviglia, e la bella Conchita (Conchita Montenegro). Per puro sadico piacere la ragazza prima si mostra disposta ad accettare le avance di Mateo, per poi fuggire da lui. Tutto gira intorno a un dipinto di Goya chiamato El pelele, in cui delle donne lanciano in aria un fantoccio dalle fattezze maschili. Così sono gli uomini di questo film, dei burattini nelle mani dei capricci delle donne! Conchita è un essere diabolico che con il suo fascino distrugge lentamente il povero Don Mateo. Questa lenta distruzione avviene tramite scene sempre più costruite e spettacolari. Tra tutte il momento in cui Mateo scopre che Conchita balla nuda per denaro (con scena che diede scandalo visti gli appena 16/17 anni dell’attrice!). Lì scopriamo, con un vedo non vedo, la nudità di Conchita attraverso lo sguardo degli uomini paganti, del chitarrista ma anche di Don Mateo che spia la scena dalla finestra. Ma niente può raggiungere l’intensità del dolore provocato dalla beffa di una donna che prima ti umilia e poi, mentre sei costretto a guardare, bacia un altro davanti ai tuoi occhi! Di fatto La Femme et le Pantin è come se rappresentasse tante piccole puntate di una stessa serie, non vi è un vero e proprio sviluppo della trama ma una ricorrenza ciclica ma non per questo meno dolorosa. Le sensazioni suscitate in me da questo film sono state molteplici: amore, odio ma anche sorpresa e commozione di fronte alla bellezza di certe inquadrature, in particolare quelle dall’alto durante i balli di Conchita, o le attenzioni manicali ai dettagli con primi piani di nacchere e gambe, o alcune riprese fatte addirittura attraverso una riproduzione della buca della chitarra quasi come se la macchina da presa si trovasse nella cassa di risonanza della stessa.

Avrete capito che ho trovato il film veramente fantastico reso ancora più irresistibile da un accompagnamento musicale spagnoleggiante sulle note di Daniele Furlati al pianoforte, Alberto Capelli alla chitarra flamenca e con la voce e il al ballo di Charo Martin. A questo si aggiunge lo splendido restauro in 4k effettuato, come sempre, dall’eccellenza del laboratorio l’Immagine Ritrovata. Vorrei avere immagini più belle da regalarvi per queste scene perché davvero il film lo meriterebbe, ma purtroppo la versione in mio possesso ha la qualità che vedete. Spero di poter fare un upgrade qualitativo il più presto possibile.

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