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The Bat – Roland West (1926)

Volevo vedere The Bat  da tempo immemore, eppure ne ho sempre rimandato la visione. Per un motivo o per un altro, questa pellicola mi sfuggiva dalle mani, ma il mio interesse nei suoi confronti, per assurdo, aumentava di mese in mese. Finalmente ho avuto modo di vederlo qualche giorno fa e devo dire che le mie attese non sono state deluse. The Bat è un classico film della ”commedia Horror” americana, di cui Roland West è uno dei precursori e dei maggiori autori nell’epoca muta. Ho già parlato in passato di The Monster, ecco forse The Bat è in qualche modo superiore anche se la ricette è la stessa: case spettrali, tranelli, sparizioni misteriose con un pizzico di comicità per stemperare la tensione.

In America imperversa un criminale mascherato noto come The Bat, il Pipistrello, capace di mettere a segno colpi incredibili grazie alle sue abilità straordinarie. Il bandito si sente tanto sicuro di sé che predice tutti i colpi che sta per svolgere, sicuro che niente potrà fermarlo. E invece accade l’impensabile. Un uomo ruba prima di lui dei preziosissimi diamanti dalla banca gestita da Courleigh Fleming (Charles Herzinger) e si rifugia in un’ala segreta della residenza di Cornelia Van Gorder (Emily Fitzroy). Viene annunciata la morte di Courleigh Fleming e i sospetti ricadono su Brooks Bailey (Jack Pickford), cassiere della banca misteriosamente scomparso dopo il furto. Nel maniero, oltre alla padrone di casa, vivono la nipote Miss Dale Ogden (Jewel Carmen), la cameriera Lizzie Allen (Louise Fazenda) e il Maggiordomo Billy (Sôjin). Quando si rendono conto di avere probabilmente The Bat in casa, decidono di chiamare i rinforzi. All’indagine si uniranno il Dottor Wells (Robert McKim), Brooks Bailey (sotto la falsa identità di giardiniere per volere dell’amata Miss Dale), Richard Fleming (Arthur Housman) figlio del capo della banca che vuole riavere i diamanti, Gideon Bell (George Beranger), il Detective Moletti (Tullio Carminati) e il Detective Anderson (Eddie Gribbon). Personaggio chiave di tutta la vicenda è forse il personaggio più insopportabile tra tutti, la cameriera Lizzie che vede in tutti i nuovi arrivati l’ombra dell’assassino. A complicare le cose ci si mette l’omicidio di Richard Fleming da parte di The Bat e la comparsa di uno sconosciuto pieno di ferite e lividi, come fosse appena scampato a un agguato. Chi sarà The Bat? All’inizio del film si prega gentilmente gli spettatori di tacere la vera identità del malvivente allo scopo di non rovinare la sorpresa ai futuri spettatori e così, a distanza di quasi 90 anni, rispetterò la volontà di Roland West.

I colpi di scena in The Bat non mancano e i personaggi, seppure siano delle macchiette, sono comunque ben caratterizzati e si compensano benissimo tra loro come fossero parte di uno stesso ingranaggio. Tutti hanno qualcosa da nascondere, e potenzialmente tutti potrebbero essere The Bat, esclusa forse Lizzie che ha comunque il ruolo importantissimo di catalizzare di volta in volta su personaggi diversi i sospetti dello spettatore. Tutti i personaggi sembrano avere un loro alter ego caratterialmente opposto a se stesso. Il Detective Moletti è preciso, puntiglioso e poco incline agli scherzi, mentre Anderson è decisamente più goffo e confusionario. Alla paurosa Lizzie si contrappone il Maggiordomo Billy, tetro e impassibile anche di fronte ai fatti più eccezionali. Questo utilizzo dei personaggi è a mio avviso sintomo di un’intelligenza nella creazione del soggetto, che ricordo è tratto da un’opera teatrale di Avery Hopwood e Mary Roberts Rinehart. Gli elementi comici che compaiono, a mio modesto avviso, sono piuttosto desueti e li ho trovati molto fastidiosi. Come ho avuto modo di dire poco sopra, ho odiato la cameriera Lizzie, ma questo è comunque sintomo che il personaggio creato non lascia certo indifferenti e non deve per forza essere visto come un fattore negativo. Passo velocemente alla scenografia che è davvero molto ben curata così come la fotografia. La scena forse più bella in assoluto è quella in cui Richard Fleming viene ucciso: una porta si apre, spunta un fascio di luce da cui scaturisce la scritta “Give me the Blue Prints” e subito dopo al posto della scritta, compare la pistola dell’assassino (vedi immagine). Forse è una delle scene più belle in assoluto tra le commedie horror che ho avuto la possibilità di visionare. In generale, comunque, le riprese non sono mai statiche, ma si preferisce vedere le diverse scene da più punti di vista, cosa che a mio avviso rende molto più dinamica l’azione e aumenta l’interesse dello spettatore. Ancora una volta la scena dell’assassinio ne è la testimonianza.

Andiamo ad analizzare l’importanza storica di questa pellicola. Avete presente quel celebre uomo pipistrello che si aggira per le strade di Gotham City? Ecco qui ritroviamo un Uomo Pipistrello, seppur sia un malvivente, e per di più abbiamo un antenato del Bat Segnale ma anche del simbolo dell’uomo pipistrello (vedi immagine). Fa sorridere pensare come due personaggi di uno dei fumetti più celebri del mondo abbiano preso spunto in parte da due film muti. Batman prende spunto anche dal nostro The Bat, un assissino e ladro senza scrupoli, mentre Joker si ispira graficamente a L’Uomo che Ride, un personaggio sofferente ma soprattutto positivo in contrapposizione con il ruolo del pazzo criminale. Il successo di The Bat fu tale che nel 1930 Roland West girò un remake sonoro dal titolo The Bat Whispers. Ma non bisogna dimenticare neanche il The Bat del 1959 diretto da Crane Wilbur e con il grande Vincet Price nel ruolo del Dottor Wells. Lato negativo del nostro The Bat sono le edizioni DVD, poche e di pessima qualità. Personalmente consiglio quella Alpha Video, non perfetta e NTSC ma la preferisco di gran lunga a quella Sinister Cinema.

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