Gli Apache di Atene (Oi Apachides ton Athinon – Οι Απάχηδες των Αθηνών) – Dimitrios Gaziades (1930)

apachesateneMi aspettavo moltissimo da Oi Apachides ton Athinon sia perché ha un titolo decisamente evocativo, sia perché me l’ero perso, con mio grande dispiacere, quando venne proiettato durante il Cinema Ritrovato. Un titolo di questo genere mi riportava alla mente i tanti film che ho amato e apprezzato come quelli di Za-la-mort o The Rat, che hanno accompagnato il primo periodo del nostro sito. La mia aspettativa in questo senso è andata delusa, ma nel complesso il film mi è piaciuto molto. Se, infatti, il protagonista indossa la tipica divisa da apache (giacchetta scura e cappello con la visiera), in realtà è un vero gentiluomo ed è incapace di compiere qualsiasi malefatta o darsi alla lotta. C’è in realtà un frangente in cui si ritrova invischiato nel “passatempo ateniese” ovvero, recita sempre la didascalia la “battaglia a colpi di pietra”, ma non era stato certo lui a volerla. Il film può essere diviso in due parti: una prima in cui veniamo proiettato nella Atene dei poveri e dei reietti, dove le persone campano alla giornata, e una seconda in cui le vicende prendere effettivamente piede:

Petros (Petros Epitropakis), detto il principe, non ha il becco di un quattrino e spende il poco che ha in compagnia dei suoi due inseparabili amici Nikola Karoumbas e Georgios Karkaletsos (Yannis PrineasPetros Kyriakos). A rallegrare le sue giornate c’è anche la giovane Titika (Mary Sayannou-Katseli), che per campare vende fiori per strada. Un giorno si trasferisce in una villa locale la famiglia dei Paralis, sorta di burini arricchiti che cercano di farsi un nome con i soldi guadagnati. Xenofon Paralis (George Christoforides) ha una figlia, Vera (Stella Christoforidou), che si innamora perdutamente di Petros. Di lei si è però innamorato il segretario Kyriakos (Nik Perdikis) che decide, ingenuamente, di chiedere a Xenofon la mano della figlia. Questi reagisce con una sonora risata umiliando e spingendo il ragazzo a cercare vendetta. Visto che i Paralis vogliono aspirare a un rango nobiliare, lui gli porterà un finto principe, ovvero Petros. Inizialmente l’apache non è convinto, ma i suoi amici, allettati dal denaro, lo convincono. Quando Xenofon Paralis, durante una festa estremamente ricca, scopre l’inganno, caccia Petros dalla festa recando grande dolore a Vera. Resosi conto che era tutta una trama ordita dal suo segretario, Xenophon prova a riparare al danno chiedendo a Petros di tornare ma questi rifiuta. Con i soldi ottenuti da una eredità inaspettata, questi prenderà casa e sposerà Titika, preferendo la sua dolcezza ai milioni dei Paralis.

Il film si ispira ad un’operetta omonima Nikos Hadjiapostolou con libretto di Yannis Prineas, andata in scena per la prima volta nel 1921. La cosa carina è che Yannis Prineas si ritrovò ad avere un ruolo anche nel film interpretando uno degli amici di Petros ed era presente come attore anche nell’operetta originale nei panni, invece, del ricco Paralis. Dalla discussione post proiezione, è emerso come vi fossero delle differenze tra la versione originale e la trasposizione filmica, in particolare quest’ultima era più puritana, probabilmente per riuscire a raggiungere un pubblico maggiore. Del resto anche la morale è interessante e la conclusione tutt’altro che ovvia: di fronte alla scelta tra una donna ricca e una povera ma dolce, Petros decide di scegliere quest’ultima, nonostante Vera non abbia, almeno agli occhi di un pubblico contemporaneo, nulla di sbagliato escluso il mero possesso di denaro. Certamente la vita dell’alta società è pesante e, come dice Petros durante la festa, non è certamente adatta a un miserabile come lui. Abbiamo, quindi, quella che sembrerebbe quindi una critica alla società dell’epoca, segnata forse dall’arrivo di una nuova borghesia che si atteggiava a nobile pur non essendolo realmente. Tra corsi e ricorsi storici questa non sarebbe certamente stata una novità visto che ne troviamo testimonianze letterarie molto antiche come nel Trimalcione, autore della celebre cena, di Petronio (ma si potrebbe andare ancora indietro nel tempo).

Alla cineteca greca hanno lavorato molto anche sulla ricostruzione della colonna sonora, andata perduta. Fortunatamente era invece presente negli archivi la partitura originale dell’operetta su cui Ioannis Tselikas dell’Hellenic Music Centre ha messo mano per dare vita a qualcosa di particolare che potesse includere al suo interno anche degli inserti d’epoca. Queste registrazioni, però, riguardano l’operetta e non fanno parte della colonna sonora originale del film. Il risultato devo dire che mi è piaciuto anche se in genere non gradisco tantissimo gli accompagnamenti cantati. Qui, però, essi sono parte integrante del racconto e, almeno in un caso specifico, guardando il labiale dei suonatori, si vede che c’è stato un lavoro certosino di recupero e confronto della partitura originale con relativa sincronizzazione in fase di registrazione. Mi ha ricordato tantissimo lo splendido lavoro fatto in Italia con alcuni film di Elvira Notari. Per i generi musicali presenti nella partitura del film si spazia tantissimo andando dal jazz a canti tipicamente greci.

In Oi Apachides ton Athinon prevalgono scene al chiuso con tantissima attenzione per i pasti. Mi ha colpito, in particolare, una scena, che durerà quasi un minuto seppur alternandosi con altre inquadrature, di un uomo baffuto che divora una porzione di quelli che sembrano essere fagioli con tanto di scarpetta (quindi non una prerogativa italiana!). Le scene girate all’aperto sono spesso un espediente per mostrare le bellezze ateniesi o le strade cosa che accade sia nella sassaiola già citata che in uno strambo intermezzo in cui gli amici di Petros decidono di prendere per la prima volta un taxi con i soldi presi dal segretario dei Paralis.

Mi sono forse dilungato troppo sul film, ma devo dire che mi ha colpito positivamente perché, pur rifacendosi ad una cornice cinematografica del più noto cinema europeo e americano, riesce ad essere un prodotto originale e tipicamente locale anche grazie ad una storia che si sviluppa in maniera per nulla banale e si risolve nell’incomunicabilità tra strati sociali differenti. Torneremo più avanti a parlare del cinema di Dimitrios Gaziades con un film da lui girato un anno prima, Astero, che è ambientato fuori dalla città e quindi riesce meglio a dare un’idea della grecità periferica.  Per ora accontentiamoci di questi apache alla greca!

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