La tempesta in un cranio – Carlo Campogalliani (1921)

tempestacranioLa tempesta in un cranio è un film davvero molto interessante perché spazia tra temi che in letteratura hanno avuto un discreto successo. Il protagonista è Renato De Ortis (Carlo Campogalliani), un ragazzo che ha perso ogni interesse per la vita nonostante sia ricco, nobile e legato sentimentalmente ad una ragazza che ama. Egli infatti è convinto di stare per perdere la sanità mentale proprio come i suoi antenati prima di lui. Si perde quindi in libri sull’ereditarietà della follia suscitando la preoccupazione del suo più caro amico, lo scrittore Alfonso Ariberti, e della sua ragazza Miss Letty (Letizia Quaranta). Nonostante tutti i tentativi di fargli tornare un guizzo di vitalità, Renato si perde nell’apatia tanto da reputare poco importanti persino la perdita delle miniere di famiglia per un disastro naturale che un furto degli ultimi beni rimastigli. Proprio al termine di uno di questi si addormenta e inizia un lungo sogno in cui i suoi problemi si mescolano alla realtà. Quando si sveglia, Renato si ritrova nei panni di Antonio Grimaldelli, noto criminale, a dover fuggire prima dalla polizia e poi a dover inseguire dei criminali incalliti che cercano di prendere possesso di un apparecchio fantastico, capace di realizzare la fototelefonofotografia, una sorta di videotelefono wireless ante litteram. L’inventore altri non è che il padre di una che assomiglia, incredibilmente, alla sua amata Miss Letty. Tra inseguimenti e fughe spericolate Renato ritroverà finalmente la sua vitalità per poi scoprire… che non era un sogno ma si trattava altro che di uno scherzo fatto dal suo amico romanziere che aveva appunto scritto un libro sulle vicende del suo caro amico!

Il finale è forse volutamente assurdo, perché le vicende hanno una serie di elementi onirici con rimandi alla vita vera di Renato e quindi ci si immaginerebbe che si tratti effettivamente si un sogno (un po’ come accade nel successivo Le Voyage imaginaire di René Clair o tanti altri film del genere) ma, forse per umorismo o per desiderio di originalità, ecco invece uscire fuori che si trattava semplicemente di una messa in scena. La tempesta in un cranio sembrerebbe comunque un divertissement borghese, una parodia del ricco uomo annoiato che si ritrova a fare qualsiasi cosa pur di avere stimoli, persino fingersi uno del volgo e fare azioni spericolate. Escluso il finale, su cui sospendo un giudizio, il film è essenzialmente un film d’azione ricco di gag (durante la conferenza post proiezione è stato definito uno spaghetti-slapstick da Matteo Pavesi), e devo dire che escluse determinate parti riesce abbastanza bene a dosare i momenti di storia vera e propria e quelli di azione. In alcuni frangenti, però, questi ultimi risultano eccessivamente lunghi e ripetitivi. Particolare, rispetto a tanti film del genere, è che alla fine il protagonista finisce sempre per buscarle: viene catturato prima dalla polizia, poi ripetutamente dai banditi che lo imprigionano nelle maniere più disparate e soprattutto lo gonfiano di mazzate. L’imprigionamento più bizzarro resta quello nella torre, da cui fugge, pur avendo una corda troppo corta, legando una candela a un topolino ghiotto di pane (vedi sotto). Mi piacerebbe sapere per altro di che torre si tratta, purtroppo non l’ho identificata.

Il film è anche un modo per avere delle testimonianze dal passato: ad un certo punto Renato si ritrova in uno Sferisterio durante una partita a pallone col bracciale, gioco ormai praticamente dimenticato o di cui comunque ignoravo l’esistenza. Anche qui sarebbe interessante capire di quale località fosse lo sferisterio mostrato nel video.

Dalle testimonianze reali si passa, in maniera quasi schizofrenica, a un’invenzione fantascientifica pazzesca come la già citata fototelefonofotografia che vediamo anche in funzione visto che Renato e la sua compagna vedono, attraverso l’occhio dell’apparecchio, il rapimento degli inventori. Mi ha ricordato tantissimo un altro film, di cui abbiamo parlato, ovvero Up the ladder che però era del 1925.

Durante la sempre interessante discussione post-proiezione, si è evidenziato come Carlo Campogalliani girasse, interpretasse, scrivesse e producesse i suoi film e questo lo porta ad avere un controllo assoluto. La sua attenzione era rivolta principalmente al pubblico più che alla critica e quanto fosse funzionale questa cosa lo dimostra il fatto che molte delle sue opere arrivarono ad avere un buon successo anche all’estero. Nel caso specifico di La tempesta in un cranio Campogalliani si ritrovata a parlare di un tema atipico per la cinematografia italiana del tempo, come la psicanalisi. Questa ancora non era ben diffusa e digerita in Italia ma sicuramente suscitava interesse. Ad andare a vedere del dettaglio, però, appare chiaro che essa è solo un espiedente per far partire la vicenda e la tematica non risulta approfondita e, anzi, per certi versi viene quasi sbeffeggiata perché a fronte di libri e studi sull’ereditarietà della follia si contrappone un romanzo, fittizio, dal sottotitolo ironico “un romanzo igienico-curativo contro la nevrastenia”. Esclusa la tematica, il film è ben diretto e interpretato. A livello di fotografia ho apprezzato molto l’alternanza tra campi lunghi e primi piani (che si nota tantissimo anche negli screenshot che vedete nell’articolo) e non mancano dei tocchi di classe come i riflessi nel vetro o la già citata aggressione vista tramite l’obiettivo dell’invenzione futuristica. Carlo Campogalliani è inoltre un ottimo attore, capace di dare vita a un Renato De Ortis molto credibile e psicologicamente vario.

Chiudendo devo dire che il film mi è piaciuto abbastanza con dei momenti piuttosto alti e divertenti. Tra tutti, forse per il “gusto dell’orrido” che mi caratterizza, il momento in cui, in un classico dei cliché, Renato sogna di stare baciando la sua amata e si ritrova invece con tra le mani il piede puzzolente del ragazzo con cui condivide la camera (che trovate tra le immagini). Insomma c’è tanta carne al fuoco, il film è leggero, dinamico e ha un buon ritmo, tutti motivi per cui consiglio la visione. Se volete altre informazioni vi rimando, come sempre, alla scheda delle Giornate del Cinema Muto.

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