Astéro (Αστέρω) – Dimítrios Gaziádis (1929)

asteroPiù che del film in particolare, con Astéro ho l’occasione di parlare di una cosa che, da storico, mi interessa davvero tanto ovvero il film come fonte storica indiretta. Quante cose sono andate perdute o distrutte nel corso di cento anni e più? In questo periodo di tempo ci sono state guerre catastrofiche tra cui due conflitti mondiali. Alcune città portuali, o comunque strategiche, sono state completamente rase al suolo nel corso della seconda guerra mondiale in particolare. Penso ad esempio, giusto perché devo tornare sempre alla Bretagna, a Remorques di Jean Grémillon (1941), con Jean Gabin, in cui possiamo vedere una Brest perduta prima che venisse completamente stravolta dai bombardamenti. In Astéro abbiamo una rara e affascinante testimonianza del monastero Teotoco di Mega Spileo, purtroppo colpito da un incendio nel 1934 e poi nuovamente distrutto nel 1943 dai tedeschi in quelle azioni di rappresaglia che sarebbero poi culminate con il terribile massacro di Kalavryta. Se vedete oggi un’immagine del monastero peloponnesiaco, che è stato ricostruito, pare una sorta di posto di villeggiatura, cosa davvero dolorosa se si vedono le immagini del film (ovviamente trovate tutto nelle immagini qui sotto). La storia di questa comunità è molto antica e risale all’epoca bizantina anche se è solo nel 1300 che iniziò ad avere un ruolo importante. Abbiamo testimonianze di distruzioni su larga scala nell’849, 1400 e 1640 data dopo la quale il monastero dovette più o meno restare simile a come lo vediamo nel film fino, ovviamente, al già citato incendio del 1930. Quello che vediamo in Astéro, insomma, è un reperto storico davvero importante e suggestivo e purtroppo non più recuperabile.

Passiamo ora al film vero e proprio. Il regista è forse il più importante pioniere del cinema greco, Dimítrios Gaziádis, che fondò assieme ai fratelli Kosta e Michaïl la Dag-Films che ebbe particolare successo in patria durante gli anni ’20. Per la storia prendono una vicenda greca scritta da Pavlos Nirvanas e sceneggiata da Orestis Laskos e iniziano le riprese con l’intento, anche, di dare vita sul grande schermo ai paesaggi e gli ambienti agro pastorali locali.

Le vicende non sono particolarmente originali: Asopio (Aimilios Veakis) ha ricevuto da un caro amico imprigionato, forse ingiustamente, la concessione temporanea dei suoi possedimenti e la figlia Astéro (Aliki Theodorides). Il padre di quest’ultima è stato incarcerato quando lei era molto piccola pertanto ignora totalmente di essere lei la vera proprietaria delle terre e pertanto subisce le tirannie del suo tutore. Ad alleviare le giornate della giovane ci pensa Thymio (Costas Moussouris), figlio di Asopio. I due infatti si amano profondamente ma il destino si mette di traverso. Un giorno il mastro pastore Stamo che vedendo Astéro se ne innamora e decide di sposarla. Asopio, per togliersela dai piedi, accetta subito approfittando anche di un viaggio d’affari fatto fare a Thymio. Alla fin fine la giovane accetta il matrimonio e pare felice se non che, poco tempo dopo il matrimonio, Stamo (Dimitris Tsakiris) muore improvvisamente facendo impazzire Astéro che vaga senza meta per la Grecia. Vedendo il figlio addolorato, Asopio si pente e rivela al figlio la verità. I due decidono quindi di partire alla ricerca di Astéro ed è proprio durante questo viaggio che passeranno per il Monastero di Mega Spileo. Trovata finalmente la ragazza in un piccolo villaggio Thymio riuscirà a farla tornare in sé, come da tradizione, grazie ad una canzone che i due cantavano sempre assieme.

Il film si apre con una sorta di spot turistico della Grecia partendo da Atene con il Partenone ma anche immagini della città stessa per poi spostarsi fino al Monte Aroania, detto anche Chelmos o Elmos, con la sua celebre cascata. Proprio qui, nel Peloponneso, si svolge la storia di Thymio di Astéro. Molta attenzione, come dicevo sopra, viene data ai paesaggi che in alcuni casi superano di gran lunga l’interesse per la storia. Le riprese sono però molto curate e in generale mi pare che ci sia molta attenzione nella composizione delle inquadrature. La sceneggiatura è invece un po’ così così, tutta la storia, in fondo, ruota su un non problema perché se è vero che Asopio, altrove il personaggio è citato come Mitro, è un verghiano accumulatore di “roba”, gli sarebbe bastato far sposare il figlio con Astéro per poter sistemare la questione relativa ai possedimenti delle terre. Ma ovviamente tutta la vicenda tragica sarebbe andata in vacca! Troppa attenzione, inoltre, alle smielate scene amorose tra i due giovani che prendono veramente una parte considerevole del film senza dare poi nulla allo spettatore. Ad un certo punto non se può più di abbracci e pose lascive! Gli attori in generale si comportano invece molto bene, in particolare Aliki Theodorides che, oltre a questo film, reciterà solo in un altro titolo. Piccola curiosità, lei e Costas Moussouris erano realmente sposati, portando su scena l’amore che provavano effettivamente l’un l’altro.

Questo articolo è stato scritto prima della visione di un altro film di Dimítrios Gaziádis, ovvero Gli apache di Atene (1930) presentato sia a Bologna che a Pordenone. Dico questo perché, come vedete, la data di pubblicazione è invece invertita. Se siete curiosi di vedere Astéro potete trovarlo facilmente su internet.

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