Gräfin Küchenfee (De keukenmeid als gravin) – Rudolf Biebrach (1918)

grafin_kuchenfeeVedere Henny Porten alle prese con ruoli comici mi fa sempre un certo effetto perché la immagino più che altro nelle sue produzioni drammatiche o “seriose”. La abbiamo già conosciuta in questa veste con Kohlhiesels Töchter di Ernst Lubitsch (1920) dove, in compagnia con Emil Jannings, interpretava due sorelle agli opposti. Anche qui, sempre per scopi comici, la Porten si ritrova a dover interpretare due personaggi molto distinti tra loro ma questa volta per via del loro lignaggio. Da una parte è, infatti, la Contessa Gyllenhand, mentre il suo alter ego è la domestica Karoline Blum. Le due si assomigliano tantissimo e viste le velleità attoriali, Karoline inizia per scherzo a imitare la sua padrona nelle movenze e nel modo di fare. Le due sono uguali fisicamente ma non “moralmente”, visto che l’essere contessa non esime la donna dal frequentare bettole e cattive compagnie durante l’assenza de marito. Così, in assenza della sua padrona, Karoline inizia a spacciarsi in tutto e per tutto per la contessa anche quando arriva un membro della corte reale per valutare un’eventuale promozione nobiliare (che in realtà è il monarca). Per continuare lo scherzo, la giovane imbelletta tutta la servitù spacciando i domestici per nobili e, incredibilmente, riesce a fare un’ottima impressione. E la contessa? Viene arrestata per ubriachezza e si ritrova a fronteggiare la possibilità di un terribile scandalo. Sarà sempre Karoline a farla uscire dai guai fingendo di essere stata lei a ubriacarsi. Tornata a casa la contessa trova ad attenderla il monarca stesso.

Che dire? Il film è a tratti un po’ confusionario e ha anche un altro grande difetto, ovvero quello di essere pensato per un target decisamente diverso da quello dei canoni attuali. Si tratta di fatto una parodia di una società alto borghese e monarchica con tutte le sue mille ipocrisie ma anche dei capricci del popolino che aspira, non sempre avendone le capacità, a qualcosa di più alto. Questo fondamento sociale è oggi andato perduto e pertanto non si riesce più a ridere come forse ridevano all’epoca. Paragonandolo al già citato Kohlhiesels Töchter, lì possiamo continuare a ridere di gusto perché le vicende di due sorelle agli antipodi e dei tentativi di un uomo di sposare una delle due è sempre divertente e per certi versi attuale (seppur con tutti gli stereotipi e la presenza di un contesto maschilista in cui è sempre il padre a decidere a chi dare in sposa le figlie). In Gräfin Küchenfee non abbiamo più questi riferimenti e, al di là della buona recitazione della Porten, tutto questo si sente molto. Oltre a questo, Rudolf Biebrach non è certo Lubitsch e questo crea un ulteriore distacco tra i due film. Il film viene per altro spesso attribuito erroneamente a Robert Wiene che curò la sceneggiatura.

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