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Tigris –Vincenzo Denizot (1913)

Agli inizi di E Muto Fu, avevo dedicato uno spazio al francese Fantômas (1913-1914), uno dei grandi esempi di produzione di Louis Feuillade. Questo Tigris si avvicina tantissimo a questo genere e crea uno splendido gioco delle parti con Edoardo Devesnes nella parte di tre differenti personaggi, grazie all’abile utilizzo di travestimenti. All’inizio del film, proprio come accade in Fantômas, il nostro attore si presenta nei tre differenti ruoli per poi togliersi il travestimento e rivelarsi nel suo vero aspetto. I travestimenti, così come nei Serial francesi, sono il vero punto di forza di questo film.

La terribile banda di Tigris (Edoardo Davesnes) mette a soqquadro la città. Nessuno conosce la sua vera identità, di lui è nota solamente la sua estrema abilità nei travestimenti. Per tenere a bada l’ispettore Roland (Alessandro Bernard) che si è messo sulle sue orme, Tigris decide di farlo presentare alla sorella (Lydia Quaranta), del tutto ignara della sua seconda vita, simulando un incidente col cavallo davanti al bar in cui l’ispettore è solito passare il suo tempo. Così ha modo di agire indisturbato, o almeno così pensa di fare. Visto che Roland, con innumerevoli travestimenti, continua a mettergli i bastoni tra le ruote, egli si traveste dall’ispettore capo (anche quello ‘vero’ è interpretato sempre dallo stesso Devesnes) per organizzargli un attentato. Con l’aiuto della sua banda, così, Tigris lega l’ispettore come un salame e lo getta sulla ferrovia poco prima che passi un treno. Ma con un provvidenziale colpo di fortuna l’ispettore si salva e nella migliore delle tradizioni del genere finge la propria morte per indagare indisturbato. Ma è solo dopo numerosi tentativi falliti che Tigris viene finalmente preso nella sua casa, davanti alla sorella disperata. Quando tutto sembra ormai finito, però, Tigris apre una botola segreta e si getta nel vuoto. Viene così dato per morto, ma niente vieta di pensare che sia riuscito ancora una volta a fuggire…

Il film non si prende mai del tutto sul serio, lasciando spazio a tantissimi inframezzi divertenti. Ma nonostante anche la parte investigativa è strutturata molto bene, seppur segua appunto il tipico format del genere con tanti espedienti e trovate ormai non molto originali. A fine proiezione mi sono detto molto soddisfatto di questa produzione italiana, un vero esempio della capacità del cinema nostrano di assorbire, come una spugna elementi esterni, in particolare francesi, e farli suoi dando vita ad un prodotto interessante. Difficile non pensare ad altri splendidi film italiani come quelli di Za la Mort con Emilio Ghione. Spero di avere la possibilità di vedere nuovamente questo film, magari in una bella edizione DVD. Mi spiace per l’immagine di copertina e per quella tratta dal film, ma è l’unica cosa che sono riuscito a trovare. L’immagine raffigura Tigris mentre si traveste in mezzo ai suoi scagnozzi.

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