Idolo Infranto – Emilio Ghione (1913)

Idolo infranto ci permette di vedere i primi passi, assieme a Il Circolo Nero, di Emilio Ghione alla regia. Incredibile ma vero, abbiamo infatti la possibilità di vedere i due primi film girati dal divo e quindi anche notare anche un eventuale approccio diverso nell’affrontare due storie che appartengono ad un genere decisamente diverso tra loro. Con Il circolo nero abbiamo, infatti, una rappresentazione del mondo degli apache che tanto porterà successo al successivo Ghione nei panni di Za La Mort di cui possiamo quindi vedere in qualche modo l’evoluzione. Nel nostro Idolo infranto, al contrario, ci troviamo di fronte ad un film drammatico molto vicino al gusto dell’epoca. La cosa che più mi ha colpito è stata vedere una giovanissima Francesca Bertini alle prese con uno stile recitativo ben lontano da quelli diveschi che l’hanno resa celebre successivamente. Nel film interpreta il personaggio di Francesca, una giovane ragazza di campagna che diventa musa e amante di Alberto (Alberto Collo), uno scultore molto dotato. Alberto raggiunge il successo e Francesca inizia a sperperare il denaro del marito comprando abiti e gioielli costosi. Lo scultore è costretto a stipulare delle cambiali ed è oppresso dai debiti. Come se non bastasse Francesca decide di lasciarlo per andare con il banchiere Lanfranchi (Angelo Gallina), che promette di soddisfare i suoi desideri. Quando Alberto si reca dal banchiere per riavere indietro la moglie, viene ricattato con le cambiali che ha stipulato ed è costretto a tornare a casa. Il finale, mancante, è piuttosto delirante: lo scultore ha ormai perso tutto e disperato si reca nel suo laboratorio. Qui trova Francesca che, forse presa dai sensi di colpa, si sostituisce alla scultura a lei dedicata. Vedendola sorridere, Alberto prende il martello e colpisce a morte quella che crede essere una statua.

Leggere un finale del genere non può che suscitare la risata del pubblico, ma immagino che sullo schermo avesse comunque una sua componente patetica. Possiamo, infatti, solo immaginare quanto potesse essere tragica la reazione di Alberto nel momento in cui si rende conto di aver ucciso la donna che comunque ama. Sicuramente quello sarebbe stato l’apice recitativo della coppia, che comunque non brilla nella parte restante a causa di uno stile recitativo molto pacato e sottotono. La perdita è dunque veramente pesante perché inficia inevitabilmente sulla valutazione di quanto ho potuto vedere. Insomma, se dovete scegliere tra i due, vi consiglio decisamente Il Circolo Nero.

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