Profanazione – Eugenio Perego (1924-1926)

ProfanazioneLe giornate del cinema muto di Pordenone arrivano alla loro terza giornata online con un titolo sofferto e fortemente rimaneggiato. Inizialmente concepito con il titolo di La poesia della menzogna nel 1921, vede la luce solo cinque anni più tardi con il nuovo titolo Profanazione. La gestazione lunga e travagliata sembra beffardamente sottolineata dalle diverse parti mancanti a cui il restauro sopperisce con l’inserimento delle didascalie ricostruite. Tutto ruota intorno alle vicende di Giulia Quaranta (Leda Gys) che, per salvare la reputazione del marito Luciano (Alberto A.Capozzi), finisce per essere violentata da Roberto Marelli (Eduardo Senatra) che le aveva prestato del denaro. La donna, per evitare un dolore a Luciano, nasconde tutto anche se da questo terribile abuso nasce una bimba. La storia viene però anni dopo alla luce quando, a seguito di un terribile incidente automobilistico che colpisce proprio Giulia e Roberto, Luciano scopre le lettere in cui l’uomo chiedeva di poter vedere la figlia. Convinto che la moglie l’abbia tradito, Luciano cerca di capire quale delle due figlie, Mimì e Marcella, sia frutto del tradimento. In letto di morte Roberto gli rivela la figlia sbagliata, Mimì, che Luciano rifiuta portandola verso un doloroso stato febbrile quasi mortale. Quando Giulia gli racconta la sua versione dei fatti, l’uomo non riesce a capire a chi credere e si chiude in un silenzio ponderoso. La soluzione alla vicenda viene da una frase detta alle figlie: una volta avevano smarrito un uccellino e, lasciando aperta la gabbia erano tornati in due. Quale era dunque il loro? Amando entrambi, aveva detto Luciano, avrebbero amato anche quello non loro… Così fa dunque l’uomo riconoscendo entrambe le figlie e, con intervento di Alfredo (Silvio Orsini), il fratello di Giulia, che era stato presente il giorno dello stupro, riaccogliendo tra le su braccia anche la povera moglie.

Ammetto che non ho amato particolarmente il film fin dal suo titolo. Profanazione per chi? Per l’uomo che ha visto “profanato” il suo amore? Per Giulia che si è vista profanata del suo onore? Tra l’altro uno strano saluto romano nei primi minuti non è che me l’abbiano fatto apprezzare molto di più. Quantomeno non ci siamo dovuti sorbire l’odioso innamoramento post stupro che afflige, purtroppo, tanti film dell’epoca. Resta il fatto che, rispetto ai melodrammi degli anni ’10, abbiamo un finale insolitamente felice che non porta alla morte della povera donna ritenuta comunque colpevole di qualche colpa non ben definita. Tematica portante di queste Giornate è il tema del doppio che qui si ritrova, ancora una volta, in una scelta: chi è la vera figlia di Luciano? Fortunatamente l’uomo non sarà costretto a scegliere in questo film perché l’intento è quello di portare avanti, più che altro, i valori di una famiglia unita e della donna onesta.

L’ambientazione riprendere la tradizione dei film italiani ad ambientazione borghese con problemi più che altro legati alle finanze, il gioco, l’onore e i tradimenti. Sebbene la qualità visiva e la recitazione siano apprezzabili, la vicenda di per sé è debole e legata a un contesto ormai troppo lontano da noi. Si tratta di uno di quei film in cui i personaggi rischiano di diventare talmente detestabili da far perdere ogni traccia di empatia. Va bene “vedere i greci con gli occhi dei greci” ma a volte non è proprio possibile…

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