L’angelo della strada (Street Angel) – Frank Borzage (1928)

Questo di Street Angel è sicuramente uno degli articoli più travagliati della storia di emutofu. Cominciato lo scorso anno dopo la visione durante il Cinema Ritrovato, ho procrastinato fino a quasi dimenticarmi di cosa parlasse. Rivisto a distanza con Danilo Magno durante il periodo di lockdown ho nuovamente lasciato passare talmente tanto tempo da non sapere più da dove iniziare. Nella bozza dell’articolo ho ritrovato solo degli indizi, delle impressioni da cui prendo spunto per ripartire.

Dopo grande successo di Settimo Cielo, la Fox decise allora di riunire Borzage alla Gaynor e a Charles Farrell per girare ancora un film. Se il precedente era ambientato in Francia, qui siamo in Italia e la protagonista, Angela (Janet Gaynor) è ancora una volta una ragazza povera e sfortunata. La madre sta infatti per morire e le medicine sono molto costose. Sebbene non lo abbia mai fatto prima decide prima di prostituirsi e poi tenta un furto. Come spesso capita viene subito pizzicata ed inizia una rocambolesca fuga. Verrà salvata da una comitiva di circensi che la nascondono nel loro tamburo ed entrerà, scoperta la morte della madre, a far parte di questa combriccola sotto l’ala del loro capo Masetto (Henry Armetta). Angela diventa una star come donna sui trampoli ed inizia quella che sembra un’esistenza felice. Durante una tappa della tournée incontra il pittore Gino (Charles Farrell) che la rappresenta in un quadro destinato a diventare celebre. Mentre sta facendo uno spettacolo, Angela vede il Sergente Neri (Guido Trento) passare di lì. Si tratta del poliziotto che la stava inseguendo qualche tempo prima per il furto. Impaurita cade e si infortuna chiudendo di fatto la sua carriera circense. Andrà quindi a vivere con Gino ma le cose non andranno benissimo. Il giovane non riesce a piazzare i quadri e si indebitano piano piano. Il giorno in cui il ragazzo vende il suo capolavoro e viene ingaggiato per lavorare in una cappella come affreschista ecco il dramma. Il Sergente l’ha trovata e vuole portarla in carcere. In una sequenza strappalacrime, Angela otterrà di poter dare l’ultimo saluto al suo amato prima di essere imprigionata. La sua speranza è quella che Gino possa comunque lavorare e diventare famoso prima che lei abbia scontato la pena. Ma le cose non vanno come aveva preventivato…

Lascio il finale sospeso per chi volesse recuperare un film decisamente facile da trovare (anche in italiano nel cofanetto dedicato a Borzage che contiene anche gli altri due film del trittico). Il finale, del resto, potete immaginarlo.

Ancora una volta Borzage confeziona un film davvero ben strutturato, toccante e delicato senza mai eccedere troppo nello smielato. Gli eroi dei suoi film sono esseri umani che si incontrano per caso che crescono e sono resi grandi dalle avversità. In Settimo Cielo c’è la guerra, qui il carcere e, in Lucky Star, un incidente e la conseguente disabilità. In questo film prevalgono i sentimenti, sempre molto forti ed accentuati: una paura folle di essere catturata per Angela, un amore forte e strabordante che si trasforma, verso la fine, in odio viscerale per Gino sentitosi tradito. Molto interessante anche il personaggio del Sergente, che ricorda moltissimo Javert per quel suo desiderio instancabile di assicurare alla legge la povera Angela che ha errato ma in un momento di bisogno. Ma del resto il cinema americano, e non solo, ci hanno insegnato che gli sbagli vanno sempre pagati!

Come al solito anche la fotografia è estremamente curata e troviamo dei tocchi davvero deliziosi in particolare nel nebbioso finale che spero possiate e vogliate vedere. Insomma, per quanto il cinema hollywoodiano, come sapete, non sia esattamente il mio target, il trittico Borzage-Gaynor-Farrell riesce sempre a colpirmi ed emozionarmi.

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