Anna Bolena (Anna Boleyn) – Ernst Lubitsch (1920)

Lo sapete, non amo i film in costume e ho avuto modo tante volte di ripeterlo e la presenza di Lubitsch e Jannings non ha ugualmente aiutato nel farmi cambiare idea. Qui la storia è piuttosto nota: Enrico VIII (Emil Jannings) decide di divorziare da Caterina (Hedwig Pauly-Winterstein) per sposare Anna Bolena (Henny Porten) alla ricerca di un erede maschio. Purtroppo Anna partorisce una bambina e allora perde le attenzioni del marito che sposerà Jane Seymour (Aud Egede Nissen) dopo averle fatto tagliare la testa con l’accusa di adulterio.

Qui sono inserite una serie di elementi romanzati come la presenza di una storia d’amore pregressa tra Anna Bolena e Sir Norris (Paul Hartmann), l’inserimento del cantore di corte Smeton (Ferdinand von Alten) che rifiutato da Anna la denuncerà a Enrico e di altre vicende minori che contribuiscono a creare un ambiente cortese molto vicino all’immaginario collettivo delle corti del Cinquecento. I costumi sono davvero ben curati, così come la scenografia, ma questi sono forse gli unici elementi positivi, per quanto mi riguarda. Come ho avuto modo di scrivere anche per Cinefilia Ritrovata, non ho potuto empatizzare assolutamente con la Anna Bolena di Henny Porten, una donna lontanissima da quelle moderne, incapace di prendere decisioni, capace solo di farsi manovrare e prendere atto delle decisioni altrui. Nella vicenda sembrerebbe che le doti si Anna siano la castità, la fedeltà al marito e il suo atteggiamento materno nei confronti della figlia. Anna è un personaggio inquieto ma di un’inquietudine che non trova alcun punto di contatto con la mia persona e questo rompe inevitabilmente il patto narrativo. Dall’altra parte Enrico VIII è ugualmente un personaggio odioso, anche se presumibilmente così doveva risultare. Emil Jannings è eccezionale nel caratterizzarlo ma non riesco a digerire i presunti siparietti comici che comunque si basano sulla violenza o l’adulterio con le numerose scappatelle e flirt messi in scena da Lubitsch quasi fossero innocui giochi amorosi.

Insomma salvo purtroppo poco e niente di questo film ma avviso, nuovamente, voi lettori sul fatto che è proprio il genere in sé a risultarmi indigesto, pertanto non si tratta decisamente di un parere oggettivo.

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