Maciste all’inferno – Guido Brignone (1926)

Con Maciste all’inferno termina, nel migliore dei modi, questa diabolica otto giorni di film e articoli sul nostro sito. Anche qui, lo ammetto, partivo molto prevenuto e, da ignorante in materia, mi immaginavo un Maciste che, magari come Ercole per salvare una donna retta (Alcesti), si gettava negli inferi per riportarla nel mondo terreno. Niente di più sbagliato, perché questo è un film assolutamente divertente e fuori dagli schemi, che riesce a prendersi in giro e intrattenere grazie ad ironia ed effetti speciali da lasciare a bocca aperta. E quando ambientare questa vicenda? Ma basta con il mondo antico, facciamo allora un Maciste ambientato in epoca contemporanea! Tra echi danteschi e riferimenti politici e all’arte a tutto tondo andiamo a scoprire un po’ di cosa parla questo capitolo della saga dell’uomo forzuto più famoso del cinema.

Maciste (Bartolomeo Pagano) sta creando non pochi grattacapi a Plutone (Umberto Guarracino) e i diavoli infernali, per questo il re degli inferi decide di mandare il mefistofelico Barbariccia (Franz Sala) a vendicarsi. A farne le spese di questo scontro sarà l’angelica Graziella (Pauline Polaire) che verrà spinta dal diavolo nelle braccia del ricco Giorgio (Domenico Serra) che arriverà a metterla incinta per poi fuggire. Maciste interverrà anche in questo caso facendo rinsavire il ragazzo e iniziando uno scontro con Barbariccia. Sferrato un poderoso pugno il nostro eroe, invece di trovare la mascella del dannato, si ritrova invece negli inferi. Qui viene messo in guardia dalla figlia di Plutone (Lucia Zanussi) di non baciare nessuno ma, spinto dal digiuno (cito le didascalie), si ritroverà tra le braccia di Proserpina (Elena Sangro), lussuriosa moglie del re degli inferi, e, per una legge locale, si trasformerà in diavolo. Ironia della sorta la bella Proserpina ha anche un altro spasimante, Barbariccia ovviamente, che indiavolato deciderà di provare un colpo di stato contro Plutone e Maciste. Maciste, cito ancora le didascalie, scenderà dunque in campo per salvare l’ordine infernale. In cambio otterrà da Plutone la libertà ma…Proserpina non la pensa così. Lo fa infatti legare a dei ceppi e lo costringe a restare per mesi negli inferi in sua compagnia. Passano i mesi ed è Natale. La giovane Graziella assiema al figlio pregano per lo scomparso Maciste e…miracolo! Maciste torna un essere umano e può toccare nuovamente il suolo terrestre.

La cosa divertente del film, specie per un umanista, è vedere le tante citazioni storpiate e ironiche del testo dantesco. Tra tutte la citata “Poscia, più che ‘l timor(invece di dolor) poté ‘l digiuno” dove per digiuno si intende presumibile quello carnale. Trovate negli screenshot diverse di queste simpatiche storpiature che rendono la visione decisamente divertente e scorrevole. Divertente anche un riferimento alla vicenda di Faust (quello di Murnau è del 1926 per altro) quando Barbariccia, che aveva tentato inizialmente di firmare un’alleanza con Maciste, riceve come risposta dall’eroe un: “Non sono mica Faust io!”. Anche la vicenda di Graziella, dell’abbandono e del bambino sembra avere del resto echi faustiani ma con lieto fine visto il ritorno del ricco giovane e la scelta di crescere insieme il bambino. A proposito di presunte influenze da Murnau, il Barbariccia umanizzato ha un non so che di Nosferatu e in generale si nota un’influenza del cinema tedesco coevo. Interessante anche come alcuni personaggi infernali siano sostanzialmente positivi. Tra tutti la figlia di Plutone che, come da migliore delle tradizioni, funge da spalla alleata all’eroe. Interessante anche come Maciste, diventato diavolo dopo aver baciato Proserpina, diventa di fatto un leale suddito del regno intervenendo personalmente in difesa dello stesso contro il tentativo di colpo di stato di Barbariccia. A tal proposito è evidentemente ironico anche il modo in cui viene introdotto quest’ultimo, ovvero come “membro dell’opposizione” che aveva perso le elezioni contro un altro personaggio che non abbiamo citato fino ad ora, ovvero Gerione, il ministro dell’interno infernale interpretato da Mario Saio.

Posto d’onore devono avere gli splendidi effetti speciali orchestrati dal grande Segundo de Chomón che riesce a dare vita a un inferno credibile, vivo e… infernale! Nelle gif che trovate in questo articolo ho potuto selezionare solo poche delle trovate del mitico pioniere del cinema: una rosa che appassisce con la forza diabolica di Barbariccia, una girandola di diavoli e fumo che gira senza sosta tra le bolge dell’inferno, trasformazioni repentine e anche (queste in foto), bestie infernali e un Plutone che si ciba avidamente dei corpi dei dannati. I costumi di scena e i trucchi sono anch’essi estremamente curati e non mancano scene di massa estremamente ben orchestrate. Ecco, le coreografie in generale sono ottime! Unica nota negativa, per mio gusto, è l’inserimento di un finale un po’ troppo alla deus ex machina quasi a voler forzatamente inserire una componente divina dove non ce n’era bisogno. Quest’ultima sezione, in altre parole, sembra essere stata allungata volutamente forse perché il regno infernale sembrava farci una figura troppo positiva. La salvezza di Maciste non poteva certo passare per Plutone ma doveva arrivare da più alti lidi. Insomma: “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”.

Sono rimasto veramente colpito in positivo da Maciste all’inferno e ne consiglio vivamente la visione a chi volesse passare un’oretta e mezza in maniera divertente. Chissà che in futuro non mi venga in mente di portare la macistiade muta qui sul sito…

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