Sui gradini del trono – Ubaldo Maria Del Colle (1912)

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da sempreinpenombra

Iniziano le Giornate del Cinema Muto di Pordenone sia in presenza ma soprattutto, per me, online con un film italiano che inaugura la sezione dedicata ai regni immaginari. Se nei paesi anglosassoni esce spesso fuori il regno di Ruritania, ecco che in Italia e in Francia fa la sua comparsa la Silistria, un luogo dove iniziano a compiersi complotti, furti e azioni avventurose. Il più celebre tra i primi film ambientati in queste terre misteriose è proprio Sui Gradini del trono di Ubaldo Maria Del Colle (1912) che, ispirandosi a piene mani da Il prigioniero di Zenda di Anthony Hope, mette insieme una vicenda avventurosa non molto originale ma tutto sommato ben riuscita.

Il regno di Silistria sta per avere un nuovo re visto che il principe Wladimiro (Alberto A. Capozzi) sta per raggiungere la maggiore età. Questo provoca nel reggente Backine (Giovanni Enrico Vidali) forti angosce perché non vuole assolutamente mollare il potere. Decide dunque di proporre in moglie al ragazzo sa figlia Alexandra ma al rifiuto decide di tentare qualcosa di più radicale. Wladimiro ama infatti la principessa Olga (Maria Gandini) e per questo viene allontanato a Parigi dove si spera possa dimenticare la ragazza e lo si possa togliere di mezzo. A controllarlo il reggente invia il suo scagnozzo Cirillo Sobieski (Giovanni Ciusa) che architetta un piano diabolico. Mentre Wladimiro sfoga il suo dispiacere con la ballerina Thaïs, il perfido Cirillo si ritrova a tu per tu con Chichito (Alberto A. Capozzi), un sosia perfetto del principe. Ecco dunque scattare il piano che permetterà al reggente di mantenere il potere: Wladimiro viene imprigionato e Chichito prende il suo posto alla corte annunciando il matrimonio con Alexandra. Complice anche Thaïs che era venuta a sapere della relazione tra il principe e Olga e aveva giurato vendetta. Ma sarà proprio lei a liberarlo quando scoprirà che i piani dei criminali prevedono la morte di Wladimiro. Finalmente libero il giovane può correre a Silistria e sventare il piano diabolico portando la sua Olga sui gradini del trono…

Se si esclude un inizio lento di costruzione della trama e un montaggio a tratti ripetitivo e insicuro, Sui Gradini del trono riesce a regalare ancora oggi dei momenti di puro intrattenimento. Complice anche una nota di comicità involontaria, ecco che un’opera seriosa si trasforma in qualcosa di nuovo e divertente. Da sottolineare alcuni momenti veramente ben fatti e girati come il ballo degli specchi di Thais, l’esplosione o la cura per la profondità e la prospettiva in diverse scene. Le scenografie alternano momenti di estrema cura e sfarzosità ad altri di minimalismo quasi inspiegabile. Le scene forse più divertenti riguardano la botola e la “prigione” del sottoscala con la trappola stessa che è sostanzialmente una botola in un tappeto che si attiva al passaggio e si trova, senza motivo, davanti a una scrivania. Mi immagino il padrone di casa andare di corsa sovrappensiero verso una parte della stanza e cadere per sbaglio nella sua stessa trappola. Assurdo anche il momento che porta poi all’esplosione con il povero Sobieski che viene scaraventato praticamente addosso l’ordigno che esplode dilaniando la casa.

Come detto anche sopra la trama è di per sé veramente banale e prevedibile: la cicatrice, il doppio, l’altra, il tradimento per gelosia e il salvataggio in extremis… tutti elementi che un qualsiasi spettatore avrebbe potuto profetizzare fin dalle prime battute del film. Eppure a volte questa consapevolezza arriva a rassicurare lo spettatore a fronte comunque di un’opera per girata e rappresentata.

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