Nella camera di Mabel (Up in Mabel’s Room) – E. Mason Hopper (1926)

mabelsroomUp in Mabel’s Room (Nella camera di Mabel, 1926) di E. Mason Hopper è il primo adattamento dell’omonima commedia di Broadway scritta da Otto Harbach e Wilson Collison nel 1919. A questo film seguirà, nel 1944, il remake di Allan Dwan con Marjorie Reynolds, Dennis O’Keefe e Gail Patrick. Entrambi i film mettono in scena una guerra tra uomo e donna, o meglio moglie e marito, fatta di strategie astute e una girandola di frenetici equivoci.

Mabel, la protagonista di questa commedia, è interpretata da Marie Prevost grazie a una clausola nel suo nuovo contratto, del gennaio 1926, con la Metropolitan Pictures – da poco la Warner Bros aveva deciso di non rinnovarle il contratto – che le permetteva di interpretare questo ruolo per la Christie Film Company. Mabel è una donna estremamente affascinante e intrigante che cerca disperatamente di riconquistare Garry (Harrison Ford), l’uomo con il quale si è sposata impulsivamente e dal quale ha divorziato in maniera ancor più avventata. Garry nel frattempo si è fidanzato con Sylvia (Phyllis Haver) una giovane che complica gli stratagemmi di Mabel. In Up in Mabel’s Room ci sono otto personaggi principali e il rischio di confondersi è dato dalla rapidità con cui vengono mostrati e dalla scarsa caratterizzazione.

La narrazione si sviluppa per lo più in interni e i personaggi sono tutti alto-borghesi e il loro unico problema è cercare di rimanere sposati. Il divorzio come il matrimonio viene descritto come un atto semplicissimo e alcuni arrivano a festeggiare il loro anniversario dopo soli sei mesi per prevenire l’inevitabile frattura. L’atmosfera comica cambia e vira verso la sua parte più slapstick, diventando però troppo ripetitiva, quando iniziano a volare e rimbalzare dei baby-doll. Infatti questo è l’oggetto che fa da fondamento di tutta la trama di Up in Mabel’s Room, film che fu girato nell’aprile del 1926 e uscì tre mesi dopo con la campagna promozionale della Maiden Fair Lingerie che allestì le vetrine dei negozi americani con cartonati di Marie Prevost in baby-doll. E, secondo quanto riportato all’interno del catalogo de Le Giornate del Cinema Muto di Pordenone, alcuni negozi inscenarono nelle vetrine “boudoir ricolmi di capi di abbigliamento intimo, completati da ‘un’immagine a grandezza naturale di Miss Prevost che sbircia dalla porta di una stanza da bagno’”.

Gag accidentali, battute promiscue e allusioni sofisticate si intrecciano perfettamente, facendo pensare ai primi semi della screwball comedy. In effetti il personaggio un po’ tonto e bonario interpretato da Harrison Ford fa pensare a come sarebbe stato Cary Grant in questo ruolo. Up in Mabel’s Room ovviamente non è parlato se non attraverso le didascalie e, in questo caso, l’eccezionale accompagnamento musicale, ma dalla recitazione estremamente enfatica degli attori e dai continui dettagli della macchina da presa è come se volesse andare oltre. Ciò è perfettamente in linea con lo spirito irriverente del film la cui ultima immagine va decisamente contro la grammatica cinematografica, concludendosi su Mabel che voltatasi verso la macchina da presa incrocia il nostro sguardo per farci l’occhiolino.

Up in Mabel’s Room oltre ad essere una commedia divertente e ben equilibrata, merita di essere riscoperta almeno per il ruolo della talentuosa diva Marie Prevost che proprio nel 1926, in seguito e probabilmente anche a causa della brutale morte della madre, inizia la sua fase calante tra depressione e alcolismo che la portano verso una prematura scomparsa, nel 1937 a soli quarant’anni.

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