L’Invitation au voyage – Germaine Dulac (1927)

invitation_voyageUna donna ignorata da suo marito una sera prova a distrarsi in un bar. Lì incontra un ufficiale di marina che quando scopre che è una madre termina la conversazione. Una storia semplice senza sottotitoli, ho provato a fare in modo che fossero le immagini a comunicare i pensieri e spero che gli spettatori sosterranno il mio tentativo“. Queste le parole con cui Germaine Dulac apre il suo L’invitation au voyage, un film sperimentale che cerca di raccontare attraverso le immagini una vicenda ma in particolare i pensieri dei vari personaggi. Da una parte abbiamo una donna (Emma Gynt) che, nonostante sia moglie e madre, decide di ribellarsi a un marito perennemente assente per “motivi di lavoro” con una trasgressiva serata in un locale mondano, L’invitation au voyage per l’appunto. Lì incontra un ufficiale di marina (Raymond Dubreuil) con cui sembra esserci subito molta attrazione. I due si perdono in possibili futuri felici che vengono esplicitati dalla Dulac con esposizioni multiple e scene oniriche. Il tema fondamentale è il mare e la nave che trasportano via i personaggi verso desideri di spensieratezza e felicità.

Molto presente, come da tradizione per i film della Dulac, è la musica che anch’essa spinge i diversi personaggi a viaggiare con la fantasia verso terre lontane e nostalgie mai sopite. La donna inizia a sognare una vita alternativa lontana dal marito assente, a bordo della nave con il suo amato ufficiale. Ma tutto dura pochi minuti perché l’uomo prima scopre, senza scomporsi, la fede della donna, e quindi il suo matrimonio, e poi, in un momento di distrazione di lei, una piccola fotografia del figlio piccolo. L’ufficiale si irrigidisce a questa scoperta e arriva ad avvicinare un’altra ragazza (Tania Daleyme) pur di far andare via la donna. La donna, offesa, lascia effettivamente il locale e l’ufficiale vede letteralmente sparire anche dai suoi sogni di felicità (vedi gif). Nel finale l’uomo termina la sua serata con la ragazza (vediamo uno scambio di denaro che indica che essa è probabilmente una prostituta), mentre la donna torna a casa giusto in tempo prima che il marito faccia ritorno.

Germaine Dulac gioca con le immagini e con i sentimenti degli spettatori, cercando di farli empatizzare con le sensazioni evocate. I personaggi sono così molto realistici e i loro dubbi e desideri hanno immediatamente un riscontro con quelli di chi sta vedendo la vicenda. Dulac si conferma bravissima nello sperimentare e giocare con immagini e sentimenti per dare vita a un prodotto originale ed estremamente godibile.

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