La montagna del destino (Der Berg des Schicksals) – Arnold Fanck (1924)

Le Ufa Filmnächte sono ogni estate il momento per poter vedere alcuni film difficilmente recuperabili in streaming con musica dal vivo e restauro annesso. Se certamente l’articolo esce in ritardo rispetto alla visione del film, non bisogna però sottovalutare Der Berg des Schicksals di Arnold Fanck perché, a fronte di una narrazione sostanzialmente inesistente, è uno splendido testimone storico. Prima di tutto perché, come potete leggere un po’ ovunque, fu proprio con questo film che una allora ballerina ventunenne di nome Leni Riefenstahl decise di iniziare la sua carriera nel mondo del cinema. La visione di questa opera fu per lei talmente illuminante da spingerla a contattare Fanck. Da questo contatto nacque il seme che avrebbe poi portato a farle interpretare Diotima in Der heilige Berg (it. La montagna sacra – 1926). Der Berg des Schicksals è girato nelle Dolomiti ed è anche un testimone di come sia cambiata la conformazione montuosa in cento anni. Difficile capire esattamente dove sia stato girato, io personalmente (e lo vedete qui sotto) ho riconosciuto solo il Campanile Basso, ma le fonti parlano anche di Torri di Sella e Sassolungo mentre un articolo d’epoca di Cimone della Palla, Latemar e Rosengarten ma sinceramente non mi paiono particolarmente attendibili. Il film è anche un momento per vedere l’evoluzione della tecnica di arrampicata in questi anni e quali difficoltà incontravano gli appassionati anche a causa dei mezzi tecnici e degli strumenti non all’altezza. Se questo infatti dava alle scalate una certa epicità anche la mortalità era sicuramente molto più alta di oggi.

Uno scalatore (Hannes Schneider) è ossessionato dall’idea di arrivare in vetta alla mitica Guglia del Diavolo e muore nel tentativo. Anni dopo anche suo figlio (Luis Trenker) è uno scalatore ma promette alla madre (Erna Morena) di non provare mai quell’impresa. Un brutto giorno la ragazza che ama, Hella (Hertha von Walther), cerca di scalare la guglia per arrivare prima in vetta rispetto a degli scalatori che utilizzano una nuova tecnica. Purtroppo arriva una bufera e lei rimane bloccata poco lontano dalla cima. Spinto dalla madre, il giovane scalatore decide di andare a salvarla. Giunge in vetta e, dopo che è finita la bufera, riesce a portare in salvo sia sé stesso che Hella.

La parte narrativa del film è di una lentezza esasperante ma non è decisamente questo il fine del regista. Tutto gira intorno alla natura e veniamo risucchiati in un mondo incontaminato, idilliaco e al contempo minaccioso. Eccoci dunque in mezzo alle montagne, i ruscelli, i laghi e i pascoli ma, soprattutto, eccoci dunque pronti a salire lentamente ma inesorabilmente sopra i picchi dolomitici. Der Berg des Schicksals permette allo spettatore di rendersi conto di quanto sia ponderata una scalata e quanti tentativi possano essere necessari per arrivare, forse, a trovare una via per la cima di una montagna. Bellissime sono poi le riprese dove le nuvole si muovono vorticosamente sulle cime dei monti come in un timelapse che mi piacerebbe capire come è stato realizzato. La gif, che rappresenta il finale, in cui si vede il cielo nella sua immensità e i due innamorati tenersi per mano è una delle scene più belle del cinema.

Der Berg des Schicksals non è decisamente un film per tutti perché la durata è dilatata e la narrazione quasi inesistente. Eppure, se si ama la natura e si riesce a lasciarsi rapire dalle immagini, saprà ricompensare lo spettatore più ardito.

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