La caduta della casa Usher (La chute de la maison Usher) – Jean Epstein (1928)

usher_locandinaDopo aver portato a termine, non senza problemi, La Glace à trois faces, Jean Epstein parte per un nuovo progetto prendendo spunto da alcuni racconti di Edgar Allan Poe in particolare La caduta della casa degli Usher, che darà il nome al film, e Il ritratto ovale. Epstein trasforma, forse avendo in mente il tema dell’incesto a lui molto caro, il rapporto di parentela tra Roderick e Madeleine Usher (che sono fratello e sorella) in un rapporto coniugale aggiungendo il tema del quadro dal ritratto ovale. Oltre a questo decide di prediligere l’aspetto più propriamente visivo a discapito della trama.

Roderick Usher (Jean Debucourt) chiama a casa un amico di vecchia data (Charles Lamy) per averlo accanto a sé in un momento difficile. Giunto nel castello della famiglia Usher l’uomo trova una situazione decisamente particolare in cui la giovane moglie Madeleine (Marguerite Gance), seguita dal suo inquietante medico (Fournez-Goffard), sta perdendo sempre di più le forze mentre un quadro che la rappresenta diventa sempre più realistico e “vivo”. Il termine del dipinto coincide con la morte della ragazza che però Roderick non vuole accettare mettendo il feretro nei sotterranei e cercando in tutti i modi di evitare che venga inchiodato. Arriva una terribile tempesta e, mentre l’ospite legge uno strano racconto, Madeleine riprende incredibilmente vita. Questo momento coincide però con un incendio terribile che, unito alle condizioni atmosferiche fuori dal comune, porta alla distruzione totale del castello ma alla salvezza dei suoi abitanti.

Gli esterni del film sono realizzati in Bretagna, a Sologne mentre gli interni sono agli studi Éclair et Menchen di Épinay-sur-Seine. I ruoli principali sono di Jean Debucourt e Marguerite Gance, sposa di Abel Gance, scelta che probabilmente servì a rinsaldare il legame tra quest’ultimo ed Epstein. Tra l’altro Gance, negli anni ’10, aveva lavorato ad alcuni adattamenti dei lavori di Poe ed era quindi interessato al progetto.

La macchina da presa, in diverse occasioni, segue passo passo il protagonista e per fare questo si cercò un espediente per poterla muovere più agevolmente. L’effetto, in alcune situazioni, fa venire quasi la nausea per il moto ondulato che hanno alcune scene (specie quella del trasporto del feretro che trovate in gif qui sotto). Si utilizzano spesso immagini rallentate con una cura maniacale del regista per fare in modo che lo spettatore non si renda mai conto di quando essa viene attuata. Anche qui si utilizzano dei macchinari specifici per poter fare riprese con velocità personalizzate. Molto usato è anche l’espediente dell’esposizione multipla, di cui vedete due esempi nelle gif: la prima riguarda una scena in cui Madeleine perde lentamente la sua forza vitale mentre il marito la ritrae, nella seconda nel già citato trasporto del feretro della donna.

La percezione generale guardando La chute de la maison Usher è quella di un senso di ineluttabilità in cui la natura lotta per riprendersi i suoi spazi distruggendo senza pietà quello che ha davanti. Quello che accade all’interno del castello è infatti qualcosa di totalmente al di fuori dell’ordine delle cose: un quadro prende vita sotto gli occhi di Roderick mentre Madeleine la perde pennellata dopo pennellata arrivando ad entrare in uno stato di morte apparente. La sua uscita dalla tomba e la rottura di questo elemento sovrannaturale coincide con la definitiva presa di sopravvento del mondo sul castello che viene distrutto assieme al quadro diabolico che prende fuoco. Nel racconto originale, del resto, Roderick crede nella “sensitività di tutti gli esseri vegetali” e “sotto certe condizioni” estendeva quesa condizione “anche al regio inorganico”. Leggendo il racconto si chiariscono anche alcuni elementi del racconto come il motivo per cui la bara, di cui in realtà Roderick nel film non vorrebbe neanche l’inchiodatura, viene messa nei sotterranei invece che sepolta. Si tratta di una ferrea volontà del padrone di casa presa “considerando il carattere eccezionale della malattia della defunta”. Il ritorno alla vita della ragazza è accompagnato in Poe dalla lettura di alcuni passi di un libro fittizio dal sapore cavalleresco, il Mad Trist di Sir Launcelot Canning. Nella narrazione troviamo il protagonista Etelredo che sta superando le prove finali della sua quête e mentre le ultime imprese si realizzano, di pari passo Madeleine supera le diverse stanze per arrivare infine dal fratello. Nella versione cinematografica i due fuggiranno insieme mentre, nel racconto di Poe, i due fratelli moriranno tra le fiamme del castello. Da Il ritratto ovale, Epstein prende l’elemento del quadro che cattura lo spirito vitale di chi viene dipinto sostituendo la maledizione familiare degli Usher, che riguardava sostanzialmente problematiche di carattere nervoso. Epstein vuole però dare una spiegazione al deperimento di Madeleine ed introduce dunque questo nuovo elemento ad effetto all’interno del suo film. Una frase del racconto del ritratto è piuttosto esemplificativa è dice che il pittore “non voleva vedere come i colori che stemprava sulla tela, erano tolti dalle guance di quella che era seduta e posava presso di lui” e a tal proposito Epstein è bravissimo a rendere questo elemento nella sequenza in cui Roderick dipinge le guance di Madeleine che se la tocca come se fosse stata ferita (gif qui sotto). L’ardore del pittore, nel film come nel racconto, è tale da non rendersi conto della morte graduale del suo soggetto. Il quadro è in sostanza un ritratto di Dorian Gray al contrario che ruba l’essenza vitale della persona ritratta invece di invecchiare al posto suo. Altro elemento molto presente nel racconto è l’uso delle candele che qui ha un collegamento essenziale perché si consumano lentamente così come la ragazza.

Durante il Cinema Ritrovato 2021 il film, nella sua versione proveniente Komiya Collection, è stato proiettato senza musica questo perché le immagini del film avrebbero una loro musicalità in sé per sé (qui l’articolo di Alessia su Cinefilia Ritrovata a riguardo). Ammetto di aver barato mettendo a tratti un live dei King Crimson in cuffia, ma quello che emerge da una visione priva di musica è ancora di più il forte elemento uditivo che invece il film presenta. L’amico ha per grandi tratti del film problemi di udito, le didascalie a tratti sono urlate con l’uso del maiuscolo e ogni scena è funestata dal vento che entra copiosamente e, seppur non se ne percepisca il suono, rumorosamente all’interno delle stanze del castello.

Si son voluti vedere nell’opera di Epstein degli elementi espressionisti in particolare nella scenografia e nel trucco del medico, ma questa è un’interpretazione che non rappresenta la verità o comunque la volontà specifica di Epstein. Il suo è un tentativo di proseguire con il lavoro avanguardistico portandolo avanti attraverso diversi espedienti tra cui un ricorso alle riprese soggettive e lo studio della manipolazione temporale che in un gioco di rallentamenti, come detto, e velocizzazioni porta inevitabilmente lo scorrere della vicenda da un punto a un punto b. Per essere più chiari in La chute de la maison Usher non rientrano elementi morali o scontri tra forze salvifiche e demoniache, qui abbiamo una vicenda nella sua lineare ed ineluttabilità con un destino che deve compiersi senza una spiegazione definita né una morale di fondo. La trama del film sembra del resto quasi accessoria e risulta indefinita di fronte al vero protagonista che sono le immagini. Nella costruzione della sua componente più sperimentale ed avanguardista non bisogna dimenticare il contributo che Luis Buñuel diede come aiuto regista appena un anno prima di dare vita a quel capolavoro che è Un chien andalou.

Parlare di capisaldi come questo mi lascia sempre un senso di inadeguatezza perché ho la percezione di non essere in grado di aggiungere nulla alle ricerche fatte da persone ben più preparate di me. Non è insomma un caso se tanti capolavori, negli anni, non sono stati recensiti o se questo è stato fatto solo in occasioni speciali con articoli striminziti e di cui quasi ripudio la paternità. Nonostante questo ho deciso finalmente di muovermi in occasione della proiezione durante il Cinema Ritrovato 2021 cercando di dare un contributo che unisse la documentazione alle sensazioni e al mio bagaglio culturale che si basa principalmente sui temi letterari. Inutile dire che La chute de la maison Usher è uno di quei film che andrebbe visto e recuperato da chi ama il muto e le avanguardie in particolare. Il film ha una componente fortemente legata alle sensazioni visive e per questo troverete l’articolo funestato da immagini e soprattutto gif.

Bibliografia di riferimento:

– Daire J., Jean Epstein: Une vie pour le cinéma, Paris, 2014.

– Leprohon P., Jean Epstein, Paris, 1964

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