L’Ombra – Mario Almirante (1923)

Italia Almirante è una di di cui si parla forse troppo poco. Con L’ombra di Mario Almirante (1923) la diva ha la possibilità di mostrare la sua bravura interpretando una ragazza paralizzata a seguito di un malore.

Berta Trégner (Italia Almirante-Manzini) è una donna energica ed iperattiva che vive felicemente la sua vita supportando le aspirazioni di successo del marito Gerardo (Alberto Collo) aspirante pittore. Un giorno, tornando dal matrimonio della sua giovane amica Elena (Liliana Ardea), Berta ha un ictus e resta paralizzata dalla testa in giù. Mentre la povera donna è bloccata, come un’ombra, su una poltrona, Gerardo ottiene il successo sperato e si fa di nascosto una nuova vita con Elena da cui ha anche un figlio. Avviene però il miracolo: Berta guarisce e speranzosa si presenta nell’atelier di Gerardo. Qui però scopre cosa è accaduto e inizia il suo dramma tanto che la donna arriva a sperare di tornare malata pur di uscire dall’incubo in cui si è ritrovata. Ma Gerardo è ancora innamorato di lei e la scoperta provvidenziale che Elena lo tradisce con l’ex marito riavvicina la coppia che adotta il bambino.

Rispetto ad altri melodrammi dell’epoca il film presenta alcune differenze sia a livello di trama che a livello recitativo. A livello narrativo abbiamo alcuni elementi moralmente problematici: il tradimento, la nascita di un figlio da un rapporto extraconiugale, il tradimento dell’amicizia e la malattia. In un film degli anni ’10, di fronte alla nascita di un bambino, la diva si sarebbe sicuramente sacrificata in nome di un bene superiore. La cosa viene infatti evocata in una didascalia di Gerardo, in cui parla di un legame più forte dell’amore che lo legherebbe alla sua nuova vita. Il personaggio di Berta decide allora di partire ma qui avviene la svolta: Gerardo si scopre ancora innamorato di lei e si viene a sapere che la nuova fiamma, Elena, contniua ad avere rapporti con il suo ex marito. Invece di portare al dramma questo elemento porta all’epilogo felice, in cui Berta e Gerardo tornano assieme adottando il bambino che tanto, essendo piccolo, neanche si accorgerà di avere una nuova mamma (sic). La malattia, seppur limitata a un lasso temporale, lascia aperto uno spazio di riflessione sulla gestione della disabilità e il modo in cui la famiglia si rapporta alla malattia. Gerardo è un omuncolo incapace di fare i conti con la realtà e alla malattia della moglie reagisce facendosi una nuova vita e mentendo. Berta vive invece in una dimensione sospesa, una sorta di prigione dorata in cui tutto appare immutato e a sua misura. La guarigione non è un momento di felicità perché porta con sé l’inevitabile presa di coscienza del fatto che sono passati tanti anni e la situazione intorno a lei è ormai mutata. Il momento della resa dei conti tra Elena e Berta è altrettanto interessante perché all’idea maschilista che la colpa del tradimento sia della donna, e quindi di Elena, si accosta poi una riflessione sul tradimento doppio perché fatto da un’amica. Elena è traditrice dell’amicizia, che ha un valore sacro, e con la sua maternità taciuta e adulterina ha commesso un peccato imperdonabile. Proprio questo verrà punito con l’allontanamento dal bambino e il suo esilio che non comporta però la morte.

La recitazione di Italia Almirante si basa principalmente sull’espressività del viso, unica parte del corpo che la malata Berta può utilizzare. L’attrice esaspera dunque i movimenti degli occhi e delle labbra per cercare di trasmettere quanto più possibile gli stati d’animo del suo personaggio tra dolore, rassegnazione e speranza.

Con la proiezione de l’Ombra, il Cinema Ritrovato rende omaggio ad un’attrice forse troppo poco approfondita e di cui speriamo di poter vedere di più nei prossimi anni.

Rispondi