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Il Cinema Ritrovato 2019

Cinema_ritrovato2019Ed eccoci ad una nuova edizione del Cinema Ritrovato. Anche questa volta ho preparato il programma dei film muti che verranno proiettati durante la rassegna, in modo che chi, come noi, è appassionato possa avere un punto di riferimento definito senza stare a consultare di continuo il programma. Sarà, credo, un festival che Alessia ricorderà a lungo, visto che in un colpo solo si ritroverà a seguire una retrospettiva su Musidora e il serial “I Topi Grigi” che sarà proiettato nella evocativa cornice del Comema Modernissimo. Io personalmente avrò il piacere di vedere sul grande schermo l’edizione restaurata di Finis Terrae che Epstein ha dedicato alla mia terra di origine, la Bretagna.

Vi ricordo che sia io che Alessia scriveremo per Cinefilia Ritrovata e che sul sito della Cineteca di Bologna potete trovare il programma completo.

Buon Festival!

22/06
14.30 Sala Mastroianni – Colori ritrovati: dieci film 1896-1916
16.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Jean Renoir: La Petite marchande d’allumettes e Sur un air de Charleston (rep. 28/06)
17.00 Sala Mastroianni – 1899: Cinema anno quattro – International Mutoscope & Biograph
18:30 Sala Mastroianni – 1919: The Red Lantern
18.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep.1/2 (rep. 23 e 24/06)

23/06
09.15 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 1 – Musidora: La Dixième muse (documentario)
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 1 (replica)
11.00 Sala Mastroianni – 1919: Praesidenten (rep. 25/06)
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Paris qui dort (rep. 28/06)
16.10 Cinema Jolly – Fox Film Corporation 2 – 3 bad men
16.30 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 2 – la vagabonde (sonoro – rep 25/06)
18.30 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 3 – Les Vampires ep. 3
18:30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 3/4 (rep. 25/06)
22.15 Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Ridateci Musidora 4 – Soleil et Ombre

24/06
09.00 Sala Mastroianni – 1919: Herr Arnes Pengar (rep. 29/06)
09.00 Cinema Jolly – Henry King – The Winning of Barbara Worth
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 2 (replica)
10.00 Auditorium DAMSlab – Incontri sul restauro – The Thuillier Workshop: Coloring Films 1897-1912
11.15 Sala Mastroianni – 1919: la maschera e il volto (rep. 29/06)
14.30 Sala Mastroianni – 1919: Ritrovati e Restaurati – The Gilded Cage/Rosalind at Redgate
15.30 Sala Mastroianni – 1919: Historien om en gut
16.30 Sala Mastroianni – 1899: Una battuta di caccia al Bois-Boudran
17.20 Cinema Jolly – Henry King – Twin Kiddies
18.30 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 5 – La Tierra de los Toros
18.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 1/2 (replica)
22.15 Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Ritrovati e Restaurati – Sylvester

25/06
09.00 Sala Mastroianni – 1919: Praesidenten (replica)
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 3/4 (replica)
11.00 Sala Mastroianni – 1919: Der Mädchenhirt
14.30 Sala Mastroianni – 1919: Tötet nicht mehr!
17.15 Sala Mastroianni – 1899: La notizia del secolo al cinema/Méliès (documentario)
18.15 Cinema Arlecchino – Ritrovati e Restaurati – Sången om den eldröda blomman (rep. 29/06)
19.00 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 5 (rep. 26/06)
21.00 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 2 – La vagabonde (sonoro – replica)
21.45 Piazza Maggiore – Buster Keaton! – The Cameraman

26/06
09.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Order na aresht (rep. 27/06)
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 5 (replica)
10.00 Sala Mastroianni – 1919: Ditja Cuzogo
14.30 Sala Mastroianni – 1919: Anders als die Andern
18.00 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 6 – Pour Don Carlos (rep. 27/06)
19.00 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 6 (rep. 27/06)
22.15 Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Colori e Crimini: Zigomar peau d’anguille

27/06
09.00 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 6 – Pour Don Carlos (replica)
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 6 (replica)
11.00 Sala Mastroianni – 1919: Back to god’s country
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Film delle origini dalle collezioni dello
Svenska Filminstitutet
16.40 Cinema Jolly – Buster Keaton! – College
18.00 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 7 – Chacals
19.00 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 7 (rep. 28/06)
21.45 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Order na aresht (replica)
21.45 Piazza Maggiore – Ritrovati e Restaurati – The Circus

28/06
09.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Paris qui dort+Renoir (replica)
09.00 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 7 (replica)
11.00 Sala Mastroianni – 1919: Kaliya Mardan
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Finis Terrae (rep. 29/06)
16.30 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 8 – Judex
17.00 Cinema Jolly – Buster Keaton! – The Haunted House
18.30 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 9 – Les Vampires ep. 6
19.00 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 8 (rep. 29/06)
21.30 Sala Mastroianni – Fox Film Corporation 2 – Street Angel (rep. 29/06)

29/06
09.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Finis Terrae (replica)
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 8 (replica)
11.00 Sala Mastroianni – 1919: Herr Arnes Pengar (replica)
11.15 Cinema Jolly – Fox Film Corporation 2 – Street Angel (replica)
14.30 Sala Mastroianni – 1919: la maschera e il volto (replica)
18.15 Cinema Jolly – Buster Keaton! – My Wife’s relations
18.15 Sala Malstroianni – Ritrovati e Restaurati – Sången om den eldröda blomman (replica)
21.30 Sala Mastroianni – Buster Keaton! – College

Legenda:
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65:
Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Numero di posti: ?
Sala Mastroianni – Numero posti: 174
Sala Scorsese – Numero posti: 144
Auditorium DAMSlab – Numero posti: 216

Cantiere Modernissimo – Via Rizzoli 1/2 – Numero posti: ?
Sala Cervi – via Riva di Reno, 72 – Numero posti: 44
Cinema Jolly – via Marconi, 14 – Numero posti: 362
Cinema Arlecchino – via Lame, 57 – Numero posti: 450

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Il Mantello Magico di Oz (The Magic Cloak of Oz) – J. Farrell MacDonald (1914)

Queen_ZixyQueen Zixi of Ix, or The Story of the Magic Cloak (1904) fa parte delle storie di Baum che si svolgono al di fuori del Mondo di Oz, oltre i deserto invalicabile che circonda quelle terre. Eppure, quando nel 1914 la Oz Film Manufacturing Company decise di farne una trasposizione, pensò bene di inserire nel titolo il nome di Oz e far comparire qualche personaggio già noto per favorirne la diffusione. Ma di cosa parla questo film?

Le fate di Oz creano un mantello magico in grado di realizzare i desideri delle persone tristi, a patto che esso sia stato donato e non rubato. Fluff (it. Rita – Mildred Harris) e Bud (it. Lallo – Violet MacMillan) hanno appena perso il loro padre per un incidente e sono stati affidati alla Zia Rivette (Mai Wells) per andare a vivere nella terra di Notopia, la capitale di Nolandia. Qui i cittadini stanno vivendo un dramma, perché il loro Re è morto senza lasciare eredi e, secondo il regolamento cittadino, dovranno concedere la corona alla quarantasettesima persona che varcherà le mura, chiunque essa sia. Fluff riceve il mantello dal messaggero delle fate e chiede di essere nuovamente felice: Bud diventerà il nuovo Re di Notopia e sperpererà i soldi del tesoro per comprare giochi insieme alla sorella. Nel frattempo il mulo Nicodemo (Fred Woodward), di proprietà della Zia Rivette, si ritrova a dover difendere la piccola Mary che è stata rapita da alcuni malviventi. Metterà insieme un esercito di animali (compreso il Leone Pavido, lo Zoop e il Brillo), per liberarla. Intanto un nuovo pericolo minaccia la città di Nolandia: i Rudi-Rolli decidono per capriccio di assediarla e prendono il potere. Gli abitanti del regno vorrebbero usare il mantello magico per liberarsi di loro ma esso è stato rubato dalla Regina Zixi di Ixlandia (Juanita Hansen), che desiderava liberarsi di una maledizione che la costringeva a vedere la sua vera età allo specchio (aveva centinaia di anni ma nell’aspetto sembrava sempre giovane). Ritrovato il mantello e con l’aiuto dell’esercito di animali, la città di Notopia viene liberata.

Prima ancora degli scontri e alleanza tra mostri godzilliani o dei crossover tra Monsters della Universal, in The Magic Cloak of Oz troviamo un’alleanza tra gli animali del mondo di Oz che si uniscono per il bene di una bambina prima e del regno di Notopia poi. Ecco quindi rivelata l’identità del mulo che ci rompeva le scatole dal primo film: si tratta di Nickodemus, “eroe” creato appositamente per le versioni cinematografiche, così come lo Zoop e il Corvo. Le scene con loro protagonisti sono però molto divertenti e vista anche la breve durata del film questo è probabilmente il più godibile del pacchetto. A livello “visivo” la parte più interessante è quella iniziale del film, dove le fate vengono mostrate con la tecnica della sovraesposizione, che gli conferisce quell’aspetto “ectoplasmico” che accompagnava nell’immaginario di allora le figure fatate o extraterrene, e la presenza di una luna molto simile a quella di Méliès.

Rispetto al racconto originale non ci sono tantissime differenze:

– Nel libro la mantella cambia spesso di proprietario anche perché ognuno di essi può esprimere massimo un desiderio
– Nel libro sono assenti gli animali ed è aggiunta qualche sottotrama in più.
– I Roly-Rogues (Rudi-Rolli) sono sconfitti grazie a un potente sonnifero, perché la mantella viene distrutta per sbaglio.
– Nel finale originale Bud chiede al mantello di poter essere il miglior Re che la città abbia mai avuto e la Regina Zixi, punita per aver usato la magia, torna nel suo regno per governare saggiamente ma con la paura di incappare in uno specchio.

 

Come detto sopra, tra le varie produzioni della Oz Film Manufacturing Company, questa è sicuramente la più riuscita e divertente, sia per la sua breve durata che forse per l’assenza dei personaggi storici, escluso il Leone Pavido, che probabilmente mettevano una certa pressione a Baum nel momento in cui doveva lavorare alla sceneggiatura. Senza i personaggi dello Spaventapasseri o della Ragazza di Pezza, la recitazione risulta più pacata, nonostante la presenza degli animali tra cui il mio odiato mulo Nicodemo.

Sua Maestà lo Spaventapasseri di Oz (His Majesty, the Scarecrow of Oz) – J. Farrell MacDonald (1914)

scarecrow_oz1Siamo abituati che da un libro venga tratto un film o, al limite, che film e romanzo vengano sviluppati insieme (come accadde con 2001 Odissea nello Spazio sceneggiato e romanzato da Arthur C. Clarke). His Majesty, the Scarecrow of Oz è un caso tutto particolare, perché L. Frank Baum, autore della saga di Oz nonché produttore e sceneggiatore per la sua The Oz Film Manufacturing Company, creò prima la versione cinematografica nel 1914 per poi adattarla in forma di racconto un anno più tardi con il titolo di The Scarecrow of Oz.

Non avendo i diritti cinematografici per le sue prime opere, Baum volle creare una sorta di nuovo inizio con questo film reintroducendo i personaggi principali e inserendoli in una storia nuova. Ritroviamo così Dorothy (Violet MacMillan), il Leone pavido (Fred Woodward), il Boscaiolo di Latta (Pierre Couderc) e lo Spaventapasseri (Frank Moore) alle prese con la triste storia del regno di Rogna dove governa il malvagio Re Krudelio (Raymond Russell) che vuole costringere la Principessa Gloria (Vivian Reed) a sposare uno spasimante scelto da lui e non il suo amato giardiniere Pon (Todd Wright). Per spezzare questo amore, Krudelio chiederà aiuto alla Strega Mombi (Mae Wells) che le congelerà il cuore. Diventata priva di ogni sentimento la ragazza rifiuterà sia Pon che il suo spasimante. I nostri eroi decideranno che è giunto il momento di ribellarsi al malvagio Krudelio e lo spodesteranno mettendo sul trono prima lo Spaventapasseri (come nella storia originale) che poi Gloria una volta guarita.

La storia è piuttosto godibile rispetto agli altri film che abbiamo visto, anche se lo Spaventapasseri fa esattamente come la Ragazza di Pezza seppur in maniera non così esagerata: non sta fermo un secondo! Prendere un frame per l’articolo diventava a volte una vera impresa. Ovviamente rispetto al libro ci sono tante differenze, infatti nel romanzo i protagonisti sono la piccola Trot e il Capitano Bill aiutati dallo strambo Elicano. Dei personaggi principali del Mondo di Oz interviene direttamente solo lo Spaventapasseri, come inviato della Regina in persona per risolvere la triste situazione del regno di Rogna. Ella infatti segue le vicende “come al cinematografo” assieme a Dorothy e decide di intervenire. Per maggiori informazioni sulla versione cartacea vi rimando al blog burzee, da cui ho tratto l’immagine della copertina.

Come in The Patchwork Girl of Oz, ci sono degli elementi carini a livello realizzativo come la scena in cui la strega congela il cuore di Gloria (vedi sopra) o quella in cui l’uomo di latta le taglia la testa (vedi sotto). Non manca neanche una scena subacquea con protagonista lo Spaventapasseri che rimane incagliato al centro del lago. La recitazione è leggermente meno esagerata rispetto ai due precedenti che abbiamo trattato e nel complesso l’ho trovata più digeribile. Continua l’apparizione dell’equino dispettoso che è ormai una costante dalla prima trasposizione del 1910.

Tra gli adattamenti visti fino ad ora, His Majesty the Scarecrow of Oz è sicuramente il più riuscito, sebbene mantenga quegli elementi buffoneschi che caratterizzano purtroppo la produzione muta legata al mondo di Oz.

La Lanterna (Lucerna) – Karel Lamač (1925)

lucernaAlois Jirásek è stato uno dei personaggi più importanti nel processo che portò dai primi germogli identitari fino alla nascita della nazione Cecoslovacca nel 1918. Professore universitario, scrittore e anche senatore in parlamento dal ’20 al ’25, Jirásek venne anche più volte candidato al Premio Oscar, che sfortunatamente non vinse. Tra le sue opere, quella a cui sono più legato è Staré pověsti české (1894), tradotto in Italia da Mondadori con il titolo “Racconti  e leggende della Praga d’Oro“, che contiene, appunto racconti popolari cechi in un momento in cui il suo stato era ancora sotto l’impero Austro-Ungarico. Tra queste storie la mia preferita era quella del celebre Orologio (Staroměstský Orloj) e del suo creatore Hanuš di Růže.  Jirásek era insomma un profondo conoscitore del folklore locale e questo influenzò anche le sue opere originali. Tra queste, nel 1905, vide la luce Lucerna, un dramma con toni fiabeschi che si ispirava alla tradizione ceca. Quando il neonato cinema locale dovette quindi attingere dalle sue opere, inevitabilmente la scelta cadde anche su Lucerna. La fortuna di questa opera andò avanti oltre il muto con altre tre trasposizioni di cui la più recente data 1967.

L’arrivo in una piccola città della Principessa (Andula Sedláčková), è certamente un evento molto atteso e così tutti si danno da fare per darle il benvenuto. Tra questi non c’è però il mugnaio Libor (Theodor Pištěk), che prova rancore nei confronti della stirpe reale essendo la sua famiglia costretta a fare loro da lucernai, cosa che vede come degradante. Visto il suo rifiuto, i cortigiani locali minacciano l’uomo di portargli via Hanička (Anny Ondra), orfana di cui è il guardiano e che ama profondamente, e di abbattere l’albero di tiglio che secondo la leggenda proteggerebbe persone e animali. La Principessa costringe quindi Libor a farle da lanterniere e lo porta nel bosco. Nel frattempo l’insegnante Zajíček (Karel Lamač), sta proteggendo l’albero dall’assalto degli uomini della principessa. Si unisce a lui Hanička che entra magicamente dentro l’albero, diventando un tutt’uno con esso. Libor, ignaro di tutto, si sta lasciando attrarre dalla bella principessa quando viene avvertita da una sua amica (Antonie Nedošinská) di quanto sta accadendo. Arriva giusto quando Zajíček sta cercando di difendere con la sua vita il Tiglio e si unisce a lui in questa strenua difesa. Nel finale la Principessa sopraggiunge e chiede ai suoi di salvare il tiglio. Una luce divina illuminerà i presenti e Hanička tornerà tra i mortali per finire tra le braccia del suo amato mugnaio.

 

Tra gli elementi folkloristici ritroviamo prima di tutto i due vodník Michal e Ivan (Eman Fiala e Ferenc Futurista – vedi sopra foto al centro). I vodník sono dei folletti acquatici boemi, solitamente rossi o verdi, che si divertono a fare dispetti o addirittura a cercare di annegare i passanti (a seconda delle versioni). In Lucerna si limitano a fare dispetti spaventando i vari personaggi. Abbiamo poi la difesa strenua del tiglio, che rappresenta la nazione ceca stessa, essendo l’albero nazionale.

Nel film, oltre a Karel Lamač, troviamo alla fotografia due nomi molto importanti: Svatopluk Innemann, che dall’anno successivo inizierà una felice carriera da regista, e Otto Heller, che nella sua lunga carriera come direttore della fotografia vincerà anche un BAFTA con The Ipcress File (1965). Il nome di Lamač non può che farvi pensare a Anny Ondra, presente ovviamente anche qui nel ruolo della giovane orfana Hanička. Nel ruolo di femme fatale, troviamo qui Andula Sedlácková che, grazie al trucco e degli abiti stupendi, è davvero splendida.

Parlando del film vero e proprio, a me personalmente è piaciuto molto anche se ha delle pecche, alcune delle quali imputabili alla mia padronanza sommaria della lingua ceca: le didascalie sono tante, verbose e non esistono traduzioni, quindi potete immaginare la difficoltà che ho avuto, pur avendo dalla mia la conoscenza della cultura locale. Ci sono delle parti comiche o delle scene portate avanti forse un pochino troppo a lungo per i miei gusti, ma nel complesso ho trovato il film ben costruito e caratterizzato da un’atmosfera davvero suggestiva e fiabesca.

La ragazza di pezza di Oz (The Patchwork Girl of Oz) – J. Farrell MacDonald (1914)

Patchword_Oz6A dieci anni dall’uscita del primo libro della serie del mago di Oz, uscì quello che per il suo creatore L. Frank Baum sarebbe dovuto essere l’ultimo libro della serie: The Emerald City of Oz (1910). Alla fine del romanzo, Oz diventava irraggiungibile per tutti coloro che venivano dall’esterno, interrompendo così il legame con il mondo reale. Inutile dire che Baum venne subissato di letterine dei fan che lo convinsero a “provare a comunicare con la terra di Oz usando un telegrafo senza fili”. La cosa dovette funzionare e così nel 1913 vide la luce The Patchwork Girl of Oz.  Baum aveva creato da poco una cosa di produzione dal nome The Oz Film Manufacturing Company e così nel 1914 rilasciò sul mercato americano una versione cinematografica pubblicizzando il libro e al contempo sfruttando il successo dello stesso per rientrare nelle spese.

Il piccolo Ojo (Violet MacMillan) vive in una foresta sperduta con lo Zio Nunkie (Frank Moore). Stanco di una vita di stenti, i due si dirigono verso la casa del Dr. Pimpt, detto il Mago Obliquo (Raymond Russell), di sua moglie Margolotte (Haras Dranet) e della figlia Jasseva (Bobbie Gould). Qui il mago sta finendo di preparare una polvere vitale per dare vita a una bambola di pezza (Pierre Couderc). Visto che dovrà fare da cameriera, la sua creatrice non le dona il cervello, ma Ojo decide che forse ne avrà bisogno e glielo dona di nascosto. Quando la bambola prende vita, il mago si sbaglia e per lo spavento pietrifica la moglie, lo zio Nunkie e Danx (Richard Rosson), il fidanzato della figlia. Per poter curare questo stato i nostri eroi dovranno trovare: peli di coda di Brillo, l’esofoglio e acqua di pozzo oscuro. Il mago parte per trovare quest’ultima lasciando a Ojo, la bambola e Jasseva (che si è portata dietro il fidanzato in forma miniaturizzata) il compito di trovare gli altri ingredienti. Per primo trovano il Brillo (Fred Woodward), che portano con loro perché non riescono a strappargli i peli della coda. Poi nel tentativo di prendere l’esofoglio, che è illegale raccogliere, vengono arrestati. La sola bambola di pezza riesce a fuggire e raggiunge il Mago Obliquo che superando mille pericoli e popolazioni strampalate (Tottenotti, Cornati e altri) riesce finalmente a trovare l’acqua. Il giorno del giudizio, sotto gli occhi di una giuria composta da Dorothy, il leone (Hal Roach), lo spaventapasseri (Bert Glennon) e l’uomo di latta (Lon Musgrave), i nostri protagonisti verrano scagionati dalla Regina Ozma (Jessie May Walsh) e verrà permesso al Mago Obliquo di fare l’incantesimo per far tornare in vita i loro amici pietrificati.

Ho scritto la trama nel dettaglio perché, come chi ha letto il libro vedrà subito, ci sono veramente tante differenze rispetto al romanzo, in alcuni casi anche senza una ragione logica visto che lo sceneggiatore è lo stesso Baum e alcune cose potevano essere traposte senza alcun problema. Andiamo a vedere i principali cambiamenti rispetto al romanzo:

– L’introduzione di Jesseva e Danx, figli del Mago e della sottotrama legata a tal Jinjur che si innamora della statua miniaturizzata di Danx rubandola ripetutamente a Jesseva.
– Il gatto di vetro, difficile da fare, viene sostituito in parte da un equino dispettoso non identificato (di nuovo?)
– Per fare le ricerche degli ingredienti parte anche il mago (va al pozzo) e il secondo gruppo viene ingrandito e composto anche da Jesseva e, almeno inizialmente, da un decina di Munchkin dispettosi.
– Le guardie cittadine arrestano tutta la combriccola, esclusa la bambola, per il furto e vengono portati in una vera prigione e non nella prigione rieducativa del libro.
– I Tottenotti e i Cornati non sono in guerra e i primi vogliono tagliare la gamba a chiunque ne abbia una di troppo (avendone una sola)
– Manca l’aiuto fornito ai personaggi da parte di Dorothy, lo Spaventapasseri e l’Uomo di Latta.
– Nel finale manca la risoluzione ex machina della regina e la perdita dei poteri per il Mago Obliquo.

Tornando al film, questo è decisamente migliore di The Wonderful Wizard of Oz di Tuner (1910), ma ha comunque alcune problematicità per essere fruito al meglio da un pubblico contemporaneo. La bambola di pezza è decisamente troppo esagitata, non sta ferma un frame e sebbene venga descritta nel libro come un personaggio che si stupisce e diverte con tutto, il modo in cui hanno reso questa cosa è un po’ troppo esasperata nel film. In generale, forse sempre per mantenere l’idea di cinema-intrattenimento, ci sono troppi balletti e scenette “divertenti” per i miei gusti. Le parti più carine sono forse quelle che utilizzano il passo a due, come ad esempio quando la bambola viene “composta” magicamente (vedi sopra). A livello iconografico essendo una produzione gestita direttamente dall’autore vi è una continuità con le illustrazioni originali di John R. Neill. Davvero molto carino è il modo con cui hanno reso il Brillo (The Woozy in lingua originale), che viene raffigurato come un gattone cubico proprio come raffigurato sul libro (vedi sotto).

Concludendo The Patchwork Girl of Oz ci mostra come un autore avendo pieno controllo della sua creatura possa sviluppare l’iconografia del suo mondo partendo dai libri fino ad arrivare al cinema. Allo stesso tempo vediamo come non per forza questa libertà riesca a dare i frutti sperati, visto che il prodotto finale è per noi poco fruibile e visto il fallimento precoce della Oz Film Manufacturing Company non dovette riscontrare del tutto il favore del pubblico dell’epoca.

La Virgen de la Caridad – Ramón Peón (1930)

virgen_caridadIl nostro viaggio intorno al mondo ci porta a Cuba, tre anni prima della “rivoluzione dei sergenti” e quando Fidel Castro, avendo solo 4 anni, non poteva neanche lontamente immaginare che un giorno sarebbe stato un giorno il leader maximo. La Virgen de la Caridad è un film diretto Ramón Peón, regista, sceneggiatore e attore che molto deve alla storia del cinema cubano. La storia è impregnata di morale cristiana e non brilla per originalità. Ma andiamo a vedere la trama:

Il giovane Yeyo (Miguel Santos) possiede una piccola proprietà insieme alla madre Ritiica (Matilde Maun). Come spesso capita è innamorato, e corrisposto da Trina (Diana Marde), la figlia di Don Pedro (Francisco Muñoz), ricco proprietario terriero che ovviamente rifiuta l’idea che la sua bambina possa sposare un poveraccio. I due si frequentano segretamente e sperano un giorno di coronare il loro sogno d’amore. La situazione cambia quando giunge in città Guillermo Fernandez (Guillermo de la Torre), uomo ricco e senza scrupoli tornato per vedere il suo paese natale. Inutile dire che si innamora a sua volta di Trina. Per poterla sposare, Fernandez decide di liberarsi del rivale procurandosi un finto atto di proprietà del Bijirita, il possedimento di Yeyo. Non potendo dimostrare di essere i veri proprietari, il ragazzo e la mamma sono costretti a lasciare la loro proprietà e rifugiarsi presso degli amici. Intanto Don Pedro ha fissato la data di matrimonio della figlia con Guillermo. Ovviamente proprio poco prima che si celebri la cerimonia Yeyo troverà l’atto di proprietà, nascosto dietro al quadro della vergine Maria di cui lui era tanto devoto. Svelato l’inganno i giovani potranno finalmente vivere felici e contenti…

Il problema principale del film è la lentezza nell’ingranare: la versione che ho visto è stata portata a 24fps, e nonostante questo la vicenda vera e propria inizia a metà film. L’inizio è un insieme di riprese folkloristiche che raccontano la quotidianità della cuba rurale. Tra le tante scene c’è anche una sorta di palio che vedrà ovviamente Yeyo vincitore. La cosa più interessante è la regia: Peón sperimenta molto dal punto di vista delle riprese e si lancia in riprese in movimento non sempre riuscite se non nella scena finale di cui potete vedere le immagini qui sotto: Yeyo è disperato perché sta perdendo tutto quello che aveva. Si gira e vede il quadro della vergine e si dirige verso di essa per pregarla. Nello stesso momento un altro personaggio sta piantando un chiodo che trapassa la parete e fa cadere la tela a terra rompendo il vetro che la protegge. Quando Yeyo la raccoglie si rende conto che dietro c’è l’atto di proprietà. Tutti questi spostamenti, sono accompagnati da un movimento di camera ben riuscito che mostra allo spettatore tutta la dinamica nel dettaglio! Si parte da uno spostamento laterale per far vedere il momento in cui il quadro cade per il chiodo piantato fino ad uno verso il basso per evidenziare la comparsa dei documenti.

Raúl Rodríguez, autore del libro El cine silente en Cuba dice del film:

L’importanza del film non sta nel fatto che si tratta della solo copia completamente preservata dell’intera produzione muta locale e neppure nel suo essere il film che chiude la stagione del muto a Cuba. Il suo merito è esclusivamente quello […] di cercare di penetrare all’interno di una certa realtà paesana¹“. Il film è tratto da un romanzo e mostra come i buoni e i diseredati possano avere successo davanti alle angherie dei potenti grazie all’aiuto della fede che, intervenendo come deus ex machina, risolverà tutti i problemi.

Concludendo il film, pur possedendo alcune caratteristiche interessanti, racconta una storia banale e poco incisiva che non mi ha particolarmente impressionato. Il buonismo di fondo e la morale religiosa non sono esattamente nelle mie corde e qui sono le protagoniste assolute.

Se siete interessati alla storia del cinema locale vi consiglio questo breve documentario:

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¹La importancia de esta cinta no radica en el hecho de que sea la única copia conservada completa de toda la producción silente de ficción, ni siquiera en el hecho de ser la cinta que cierra el ciclo del cine mudo producido en Cuba. Su mérito radica exclusivamente en el hecho de que […] hace un intento de penetrar hasta cierto punto en la realidad del campesino“.

Il mago di Oz (The Wonderful Wizard of Oz) – Otis Turner (1910)

Wizard_oz_1900_coverL. Frank Baum, creatore della saga di Oz, aveva tentato di portare sul grande schermo le sue avventure con lo spettacolo The Fairylogue and Radio-Plays (1908). Il risultato non incontrò il favore del pubblico e portò alla bancarotta lo stesso scrittore che fu costretto a cedere i diritti cinematografici a terzi. Questi passarono alla Selig Polyscope Company che decise subito di sfruttarli sfornando tre film, di cui ci rimane solo il primo: The Wonderful Wizard of Oz con regia di Otis Turner.

La storia si sviluppa in circa 15 minuti ed è molto diversa dall’originale e piuttosto confusionaria:

Dorothy (Bebe Daniels) e due equini non identificati (sic) trovano uno spaventapasseri (Robert Z. Leonard) e lo liberano. Un tornado catapulterà tutti e quattro nel mondo di Oz dove il Re/Mago (Hobart Bosworth) sta avendo alcuni problemi. La malvagia strega Momba (Winifred Greenwood), infatti, sta cercando di prendere il potere. I nostri eroi assieme al fido Toto, un leone pavido e uno strano uomo di latta, riusciranno a sconfiggere la strega diventando i nuovi eroi del regno. Il mago allora, darà la corona allo spaventapasseri per poi partire alla volta del “mondo noto” in mongolfiera, dimenticando a terra la povera Dorothy.

Per come si sviluppa la vicenda e per le didascalie piuttosto sommarie, sono convinto che qualora qualcuno vedesse il film senza conoscere la storia non capirebbe nulla o qausi. Le scene sono sostanzialmente un susseguirsi di figure in costume che ballano e saltellano facendo cose “divertenti” e poco digeribili per un pubblico contemporaneo. Per lo meno il costume dello spaventapasseri e dell’uomo di latta sono ben fatti, ma si tratta veramente di una delle rarissime note positive. Per quanto riguarda l’attribuzione del cast, va detto che è discussa, quindi ho seguito quelle più riconosciute riportate tra gli altri anche sulla pagina imdb.

Per chi fosse interessato alle differenze rispetto al libro ecco alcune che mi vengono in mente (ovviamente si tratta di un corto quindi mi soffermo sulle parti trattate):

1. Nessuna menzione del Kansas e degli zii di Dorothy, in questa versione cinematografica la giovane parte direttamente assieme allo spaventapasseri e due cavalli/asini non identificati.

2. Il mago viene presentato come Re e invece di nascondersi ha una vasta corte e non viene presentato minimanete come imbroglione.

3. I personaggi non vogliono qualcosa dal Mago, ma vanno direttamente dalla strega perché è stato emanato un bando reale che richiede l’uccisione della strega in cambio della corona del regno.

Sinceramente sono rimasto un po’ perplesso dopo la visione del film e non vi consiglierei di perdere quindici minuti di vita in questo modo. Sia ben chiaro, ho visto di molto peggio, almeno qui è tutto molto movimentato e la sua stranezza ha mantenuto alta la mia attenzione, ma nel complesso direi che questa prima trasposizione è evitabile.