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Aggiornamenti fantascientifici

febbraio 22, 2018 Lascia un commento

Il progetto fantascienza è stato uno dei capisaldi di questo sito negli scorsi anni. Come chi ha seguito gli articoli sul genere saprà, molti di questi film sono, seppur sopravvissuti, difficilmente reperibili e ci sono voluti anni per riuscire a mettere le mani su alcuni di essi. In questa prima puntata di aggiornamenti sulla science-fiction partiamo con alcuni corti recuperati.

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– Aerial Submarine – Walter R. Booth (1910)

Questo primo corto riprende la serie di Booth dedicata ai mezzi di trasporto fantastici (Airship Destroyer, Aerial Anarchist ma anche il celeberrimo The ? Motorist). In Aerial Submarine dei bambini avvistano uno strano sottomarino pirata. I pirati, capitanati da una donna, se ne accorgono e li rapiscono. La fortuna sembra girare dalla parte dei ragazzi: una nave accorre in loro soccorso, ma incredibilmente il sottomarino prende il volo e con un missile la affonda (scena nell’estratto). Per fuggire i bambini decidono allora di danneggiare il motore del sottomarino che precipita ed esplode. Tutti muoiono tranne, ovviamente, i due protagonisti.

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– La Rivoluzione Interplanetaria (Межпланетная революция) – Nikolai Chodatajew, Yuri Merkulov, Zenon Komissarenko (1924)

Interplanetary-Revolution-LeninLa Rivoluzione Interplanetaria è un corto di animazione a chiaro scopo propagandistico. Scacciati dalla terra, i capitalisti, che hanno fattezze decisamente grottesche, fuggono su Marte dove vengono combattuti dai compagni rivoluzionari già giunti sul pianeta rosso. Insomma l’idea di Marte e rivoluzione proposta con Aelita (ovviamente parliamo del libro visto che il film sarebbe uscito qualche mese dopo questo corto), era ben radicata nella testa dei sovietici.

Devo dire che questo corto mi ha spiazzato, sebbene conosca abbastanza l’animazione dell’Europa dell’Est, l’ho trovato eccessivamente grottesco e a tratti decisamente disgustoso. Non è esattamente una visione piacevole, ma per completezza non poteva mancare nella nostra rassegna sulla produzione fantascientifica muta. Piccola chicca la comparsa in un breve spezzone di Lenin che potete vedere nell’immagine.

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– Midstream – James Flood (1929)

midstreamCi sono casi in cui la ricerca di un film diventa una vera caccia al tesoro. Alcuni dei nostri muti fantascientifici sono inclusi all’interno di extra di film che magari c’entrano poco o nulla con il film che stavo cercando. Midstream è in parte uno di questi. Andiamo per grado, secondo la Library of Congress online catalog il film sarebbe conservato per intero presso il CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée). In realtà sembrerebbe che non sia proprio così. Il film nasce per essere muto, ma viene poi sonorizzato parzialmente. La scena sonorizzata riguarda vede i due protagonisti a teatro che visionano il Faust di Gounod (foto in basso). Ironia della sorta l’unico frammento noto è proprio questo. Particolarità è che mentre sentiamo l’opera, vengono inquadrati i protagonisti di tanto in tanto che parlano tra loro ma… il loro dialogo non è sonorizzato essendo stato pensato il film come muto. Come potete immaginare questo provoca un certo estraniamento al momento della visione.

Andiamo alla trama: James Stanwood (Ricardo Cortez) noto imprenditore locale, ringiovanisce grazie a seguito di un’operazione in fase sperimentale fatta dal Dr. Nelson (Montagu Love). Inscena quindi la sua morte e si spaccia per suo nipote. Come nelle migliori delle tradizioni incontra una bella giovane, Helene Craig (Claire Windsor), di cui si innamora, dovendo quindi fare i conti con la sua età reale seppur mascherata da quella fisica.

vlcsnap-2018-02-06-15h16m44s579La visione del Faust, che dura quasi 10 minuti, aveva quindi la funzione di creare un parallelismo rispetto la situazione del protagonista, provocandogli una forte emozione. Il film rientra di fatto nel filone fantascientifico perché mostra come attraverso un esperimento scientifico futurista, sia possibile tornare giovani. Diciamo che si tratta di una rivisitazione “scientifica” del Faust stesso, con un Dottore nei panni di Mefistofele. Non possiamo dire molto altro del film se non che questo breve frammento son dovuto andare a ripescarlo nell’ormai esaurita versione Milestone con due dischi del Fantasma dell’Opera di Julian (1925).

Per maggiori informazioni vi rimando alla pagina del film nello splendido sito dedicato a Claire Windsor.

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San Valentino nel cinema muto

febbraio 14, 2018 Lascia un commento
fattyandmabel

Fatty and Mabel Adrift (1916)

Agli inizi del ‘900 la festa degli innamorati era sì presente ma non era certo un’ossessione come oggi. Ci siamo così chiesti se potevano esserci dei film dedicati al giorno di San Valentino. Dopo aver contattato alcuni amici abbiamo tirato fuori da imdb questi titoli:

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1900: The Old Maid’s Valentine – George A. Smith
1910: His First Valentine – J. Searle Dawley (*?)
1910: Life in the next century – Gérard Bourgeois (**)
1911: Billy’s Valentine – Adele DeGarde (*?)
1911: Two Valentines – Anonimo (*?)
1912: The Office Favorite – John Halliday & B.F. Zeidman (*?)

legenda:
(*) perduto
(*)? probabilmente perduto
(**) film non edito/reperibile seppur conservato

L’elenco che avete appena visto contiene solo corti, generalmente irreperibili, fatti tra l’inizio del ‘900 e i primi anni ’10. Tra questi segnalo anche Life in the next century, uno di quei film di fantascienza che sto cercando ormai da 4/5 anni. Non sappiamo se la lista sia completa o meno, ma la cosa straordinaria è che il primo film dell’elenco, il più vecchio di tutti, è fortunatamente disponibile in rete.

Il corto dura appena un minuto: troviamo un’anziana signora (Laura Bayley), che attende fiduciosa la sua valentina. Con sua grande soddisfazione una lettera arriva davvero: cosa conterrà? La felicità si trasforma in disappunto, nel biglietto c’è scritto “just like mama“, forse un “ti vedo solo come un amico” ante litteram?

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Come detto non sappiamo se la lista sia completa o meno. Avete suggerimenti? Segnalateceli! Intanto noi vi auguriamo un felice San Valentino con il cinema muto!

Note: L’idea di un articolo su San Valentino nasce da una vera e propria condivisone tra collaboratori del sito: Alessia ha condiviso la gif che trovate in alto a destra, Esse ha proposto di trovare i film ed Erasmo ha tirato fuori l’elenco. Io, come al solito, mi sono limitato alla bassa manovalanza scrivendo l’articolo. Viva il lavoro di squadra!

El automóvil gris – Enrique Rosas (1919)

febbraio 8, 2018 Lascia un commento

el_automovil_gris-269239319-mmedSpinti da spirito pionieristico, io ed Erasmo abbiamo deciso di darci al cinema muto messicano. Perché non scegliere il loro film più importante di quel periodo? Ecco allora che ci siamo indirizzati verso El automóvil gris (1919), che narra la storia vera di una banda che terrorizzò il Messico. Il film uscì come serie in 36 parti, di cui purtroppo non ci è rimasto nulla. La particolarità nella storia di questo film è che ci è giunta in una versione sonorizzata e ridotta negli anni ’30. Una seconda risonorizzazione è stata poi fatta negli anni ’50 e a partire da questa la Cineteca Nacional ha effettuato un restauro nel 2015. Avevo sentito parlare di versioni sonorizzate di film muti, ma non mi era mai capitato di vedere un film muto così vecchio condensato e sonorizzato in maniera posticcia. Il risultato è davvero comico e il taglia e cuci a partire dagli episodi originali forse ancora di più. Ma andiamo con ordine:

Siamo a Città del Messico nel 1915 dove una banda di malviventi, capitanata da Higinio Granda, sta seminando il panico tra i cittadini. Il modus operandi è sempre lo stesso: fingendosi militari in cerca di un pericoloso ricercato, i banditi entrano nelle case di alcuni ricchi possidenti locali e dopo averli minacciati o torturati ne saccheggiano gli averi scappando poi a bordo di una fantomatica automobile grigia.

La storia in teoria non dovrebbe far ridere, per due motivi: prima di tutto si tratta di una storia vera, seppur romanzata e gli avvenimenti narrati non sono certo dei più edificanti. Tanto per capirci passiamo dalle violenze sessuali agli infanticidi. In secondo luogo il finale lascia un po’ spiazzati: allo scopo di mostrare cosa accade a chi infrange la legge ci vengono mostrate le riprese della vera fucilazione della banda. Sì, avete capito bene, al termine del film assisterete ad una vera esecuzione. Nonostante questo finale lasci decisamente spiazzati, è innegabile che il resto del film risulti decisamente comico. Le movenze degli attori, tipiche del muto, con l’aggiunta di dialoghi hanno un effetto estraniante; a volte gli attori parlano senza muovere la bocca, visto che non era prevista giustamente la possibilità di aggiungere dei dialoghi parlati. La domanda sorge spontanea, chi avrà scritto i dialoghi posticci? Sono basati sulle didascalie?

automovilLa condensazione di più episodi in uno ha come strano risultato quello di creare ripetizioni e confusione. Vengono svelati misteri mai presentati, i personaggi compaiono e scompaiono dalla scena senza spiegazioni, alcuni di essi mutano completamente di comportamento da una scena all’altra del film. Ad esempio nella prima parte del film una donna scopre che il suo compagno è un membro della banda e sembra particolarmente colpita in negativo. Nel finale del film torniamo alla coppia e lei pare decisamente condividere lo stile di vita del ragazzo, senza provare alcun rimorso. Sarebbe stato bello vedere il perché di questa trasformazione, ma chi ha montato ha deciso che non era necessario.

Abbiamo ipotizzato che le puntate fossero divise più o meno in questo modo:
-Parte 1) I vari furti e crimini della banda
-Parte 2) Indagini: piuttosto confusionarie, inizialmente condotte solo da un vecchio, precedentemente derubato e torturato dai malviventi, che incontra di continuo i membri della banda casualmente per strada e tenta di arrestarli. Pensavo fosse più grande la capitale del Messico!
-Parte 3) Cattura e fuga ripetuta di alcuni membri della banda. Abbiamo concluso che probabilmente al termine di ogni puntata ne arrestavano uno mentre un altro se lo lasciavano scappare.

Una particolarità decisamente esilerante e caratteristica del film riguarda i cappelli. Per qualche strano motivo i personaggi sono convinti cambiarsi di copricapo li renda automaticamente irriconoscibili. Nella sequenza qui sotto potete vedere il momento in un cui viene suggerito a uno di loro di cambiare cappello prima di un colpo. Cosa cambierà?

Mi ha riportato alla mente un aneddoto raccontato male da un mio amico il quale asserì una roba del tipo “non tutti sanno che, se ti spari, non muori per il colpo, ma per i vestiti che entrati nel corpo si infettano”. Tra le risate generali ci immaginammo un povero disperato che decide di porre fine ai suoi giorni sparandosi un colpo in testa. Bang! Bang! “Perché non muoio? Ah diamine, ho dimenticato la bandana!”. Ecco, qui mi sono immaginato un bandito riconosciuto dalla polizia che fa mente locale: “Perché diavolo mi hanno scoperto, il mio travestimento era perfetto! Un attimo, ora capisco! Non ho cambiato il cappello!”. Ai più sarà invece venuto in mente il “caso” Superman/Clark Kent, capace di diventare irriconoscibile togliendosi gli occhiali (vedi sotto). Questa ipotesi non è affatto campata per aria visto che il terribile Granda riuscirà ad evadere di prigione semplicemente scambiando il suo cappello con quello di un altro detenuto.

Capitolo personaggi: sono troppi e spesso anche simili tra loro (forse per questo funziona il trucco del cappello). Credo che a causa della compressione degli episodi si sia creata una situazione totalmente fuori controllo: i troppi personaggi sono diventati ingestibili e si sono perse sottotrame, eventuali altri arresti o evasioni, tradimenti e cose del genere. Insomma come avrete capito chi ci ha messo le mani non ha fatto proprio un lavorone.

Concludendo, questo film mi ha decisamente divertito, un riso però spezzato dal finale e dal ritorno ad una realtà ormai lontana dalla nostra. Contestualizzando bisogna dire che il Messico attraversava un periodo difficile della sua storia: nel 1910 era scoppiata la rivoluzione contro il dittatore Porfirio Diaz che sarebbe terminata solo nel 1917 con l’emanazione della Costituzione degli Stati Uniti Messicani. La capitale fu quindi oggetto di una serie di scontri e cambi di potere che crearono di fatto l’occasione perfetta per una banda ben organizzata di mettere a ferro e fuoco la città. Nel 1919, quando uscì il film, era quindi necessario mettere in chiaro cosa accadeva a chi andava contro il nuovo stato Messicano. Il racconto della disfatta della banda dell’automobile grigia aveva quindi probabilmente un significato duplice: da una parte un monito, dall’altro l’esaltazione dell’efficenza delle forze dell’ordine locali anche in un momento delicato della storia del paese. Fatte queste premesse non possiamo però piegarci a un relativismo culturale tout court: la visione di una vera fucilazione in un film è decisamente di cattivo gusto, quali che siano i reati commmessi dalle persone giustiziate.

La citazione: “Esta es la casa, cambiate el sombrero!

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Ella Cinders – Alfred E. Green (1926)

febbraio 1, 2018 Lascia un commento

Dopo aver viaggiato in Europa e in Oriente eccoci volare verso gli Stati Uniti con questa recensione scritta dalla nostra Esse.


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Ella_cindersQuesta settimana vi proponiamo due primizie: un genere e un’attrice approdati raramente su questi lidi.
A pochi giorni dall’anniversario della sua morte (da noi ricordata sulla pagina facebook) ci è parso doveroso rendere omaggio a una delle attrici più divertenti e popolari del cinema muto: Colleen Moore.
Colleen iniziò la propria carriera nei film western a soli 15 anni ma furono le commedie a darle visibilità, oltre al classico taglio a caschetto – il bobbed haircut – di cui si contende il primato assieme a Louise Brooks. Il film che vi proponiamo è tra i suoi più conosciuti, Ella Cinders, trasposizione parodica della favola di Cenerentola.
Colleen interpreta Ella, remissiva fanciulla costretta dalle avversità a lavorare come domestica per la matrigna e le sorellastre. In aggiunta alle angherie quotidiane, la protagonista deve far fronte alla propria cattiva sorte, che la mette in situazioni buffe e imbarazzanti ogni volta che prova a migliorare la propria situazione. Quando scopre che in città si sarebbe tenuto un concorso di bellezza e che la vincitrice avrebbe avuto un ruolo a Hollywood, Ella fa del suo meglio per parteciparvi: si esercita con le espressioni del viso per prepararsi al futuro di attrice; fa dei lavoretti extra per pagare la foto necessaria per candidarsi al concorso; come nella favola, partecipa al ballo all’insaputa delle sorelle e della matrigna, aiutata in questo da Waite, un venditore di ghiaccio che è l’unico a sostenerla e confortarla nei momenti di difficoltà. Dopo essere riuscita in maniera rocambolesca ad arrivare al ballo, Ella viene proclamata vincitrice del concorso ma anche questa è una vittoria agrodolce: vlcsnap-2018-01-28-22h13m38s635la sua foto infatti viene giudicata la migliore perché è l’unica a suscitare l’ilarità incontrollata della giuria.

Persino il sospirato premio si rivela molto diverso dalle aspettative: una volta arrivata a Hollywood, la protagonista scopre che in realtà il film a cui doveva prendere parte è una truffa e così si ritrova improvvisamente lontana da casa, senza soldi e senza lavoro. Naturalmente il lieto fine non si fa attendere, e come ogni buona favola si concretizza con un matrimonio che arresta la sua lunga serie di sventure.

Nell’insieme il film è godibile e la bravura dell’attrice si misura nella naturalezza con cui Ella soggiace di volta in volta ai colpi della mala sorte: il suo aspetto da ragazza della porta accanto, la sua perenne buona fede priva di malizia, unita allo stupore mostrato invariabilmente a ogni calamità, sono già da soli indice di divertimento a sue spese. Colleen non ci risparmia scene da slapstick comedy in cui si sporca le mani (ma anche la faccia) o in cui è vittima dell’attacco di un cane e di una mosca dispettosa; persino il suo momento di gloria è un’occasione per ridere di lei. Questa tensione comica viene mantenuta per buona parte del film per scemare un po’ nella conclusione: quest’ultima risente di alcune forzature narrative (l’inverosimile smascheramento del venditore di ghiaccio, che in realtà si rivela un rampollo di buona famiglia desideroso di impalmare la nostra eroina) nonché di alcuni sviluppi che oggi potrebbero farci storcere il naso (Ella lascia una promettente carriera di attrice per dedicarsi a tempo pieno al ruolo di madre di famiglia).

Un altro momento degno di nota è un momento meta-cinematografico in cui si strizza l’occhio alle convenzioni hollywoodiane, non senza una certa autoironia: per prepararsi al concorso, Ella sottrae alla sorellastra un manuale di recitazione in cui viene consigliato di esercitarsi soprattutto con gli sguardi. A tale scopo sono riportati degli esempi, ciascuno col significato relativo:

 

L’ultimo sguardo è quello incrociato, a cui il manuale consiglia di prestare grande attenzione, dal momento che “l’abilità di incrociare gli occhi ha portato grande fortuna a certi attori di cinema”. Difficile non vederci un riferimento a star della comicità coeva, a cui forse la stessa Colleen avrà voluto ispirarsi recitando in questa semplice e piacevole commedia.kid-auto-races-at-venice-1914

 

Příchozí z temnot – Jan Kolár (1921)

gennaio 11, 2018 2 commenti

Příchozí z temnot è un film molto interessante, purtroppo poco noto, ma che merita di essere riscoperto come molta della produzione muta dell’allora Cecoslovacchia. Il titolo può essere tradotto con “L’Uomo venuto dalle Tenebre” e proviene da un soggetto di Karel Hloucha sviluppata da Jan Kolàr. Vi avevo detto che il progetto di Fantascienza era probabilmente finito, eccomi smentito perché Hloucha è uno dei pionieri della fantascienza del ‘900 e Příchozí z temnot rientra a conti fatti in un genere horror-fantascientifico. In realtà questa è l’occasione per dare il via a un progetto che mi ripropongo da tanto tempo dedicato ai muti cecoslovacchi (come vedremo solo un numero ristretto dei film prodotti allora sarebbero oggi considerati slovacchi, la maggioranza, come questo ad esempio, è di produzione ceca).

Bohdan Dražický (Theodor Pištěk) è un ricco possidente appassionato di libri antichi, passione che spesso sovrasta quello per la bella moglie Dagmar (Anny Ondra). Così il malvagio Richard Bor (Vladimír Majer), da sempre innamorato di Dagmar, decide di preparare un tranello mortale al suo rivale in amore: gli regala un libro con all’interno una storia bizzarra sui segreti della torre nera che troneggia tra i possedimenti di Bohdan. Preso dalla lettura, Bohdan decide quindi di andare a visionare il misterioso rudere di persona. Qui lo aspetta però Bor che, con una ingegnosa trappola, lo mura all’interno della torre con la speranza di essersi definitivamente liberato di lui. Non tutto va come previsto: Bohdan, vagando nella torre, scopre un laboratorio da alchimista con all’interno un corpo esanime e delle istruzioni su come rianimarlo. Costui è Ješek Dražický, “l’Uomo venuto dalle tenebre” (Karel Lamač), che in passato aveva amato alla follia Alena (sempre Anny Ondra) che però, come nella migliore delle tradizioni, era morta giovanissima. Spinto dal dolore, egli aveva appreso dall’alchemista Balthasar Borro (ancora Vladimír Majer) il modo per entrare in uno stato di morte apparente da cui si sarebbe risvegliato per ricongiungersi con la sua amata. Inutile dire che Ješek, una volta rianimato, tenterà di rapire Dagmar in quanto vede in lei la reincarnazione della sua amata Alena. [se non volete sapere la fine non leggete a partire da qui] Così mentre Bohdan finge di essere ancora rinchiuso nella torre, “l’uomo venuto dalle tenebre” rapisce Dagmar e nella fuga uccide Bor. Accortosi del terribile potere dell’uomo, Bohdan decide allora di distruggere la torre maledetta per porre fine all’esistenza del malvagio uomo del passato. L’esplosione è tanto potente che…Bohdar si sveglia di colpo e scopre di essere ancora nel suo studio con in mano il libro datogli da Bor. Che sia stato tutto un sogno? Giunge improvvisamente una notizia terribile, Bor viene ritrovato morto e proprio nello stesso punto in cui “l’uomo giunto dal passato” lo aveva ucciso nel sogno. Cosa sarà accuduto realmente?

Il film è interessante ma ci sono degli elementi che purtroppo non rendono del tutto godibile la sua visione. Prima di tutto Příchozí z temnot non è al momento edito in dvd e circola solo in una vecchia proposizione su Česká televize 1 (la loro Rai per intenderci). Inoltre quella versione è gravemente mutila e la parte centrale in cui si comprende cosa è accaduto e da dove proviene questo uomo del passato è del tutto mancante. Inoltre alcuni dialoghi sono davvero poco profondi e non poche risate ha scatenato il commento di Bor a seguito della scoperta della provenienza di Ješek riassumibile con un “sai che vengo dal passato?” “wow, incredibile! Scusami ma adesso devo andare a fare una cosa…”. Inoltre alcune scene che dovrebbero essere ricche di pathos, risultano piuttosto oscure, quasi troppo ponderate, creando più che altro confusione nello spettatore. Ripeto comunque che questa sensazione potrebbe provenire anche dallo stato in cui si trova il film. Passiamo invece alle note positive: personalmente ho molto apprezzatto l’ambientazione e devo dire che il regista è riuscito a ottenere un’atmosfera tenebrosa che giova molto al film. La recitazione non mi ha affatto deluso, in particolare per quanto riguarda i ruoli maschili visto che Anny Ondra qui non ha particolari possibilità di far vedere quanto è in grado di fare. Anny Ondra che, per chi non avesse seguito la rassegna sui film muti di Hitchcock, è stata la prima “musa” del Maestro del Brivido recitando in due ottimi film come L’isola del peccato (The Manxman) e Ricatto (Blackmail) entrambi del 1929. Insieme a Ondra troviamo anche il futuro marito Karel Lamač, qui nei panni di attore come “l’uomo del passato”, ma che, come vedremo, ebbe un’ottima carriera come regista che proseguì anche con l’avvento del sonoro. Per concludere sebbene la trama non sia originalissima, il film è comunque ben sviluppato e una bella ambientazione condita da una recitazione di buon livello fanno del film un’opera decisamente apprezzabile.

Insomma nonostante tutti i difetti di cui Příchozí z temnot è ricco, mi permetto di consigliare la visione a chi ne ha la possibilità. Il motivo è semplice, questo film è uno specchio che ci permette di vedere come il filone horror veniva sviluppato in un luogo tanto vicino alla Germania, una delle grandi patrie dei film relativi a questo genere.

 

Ossessione salsicce

febbraio 1, 2016 Lascia un commento

21semalvCon il progetto fantascienza mi sono soffermato su diversi cortometraggi dedicati a dei fantastici generatori di salsiccia a manovella. Fortunatamente altri corti di questo tipo sono usciti fuori dal dimenticatotio. Quella delle salumerie meccanica era una vera e propria ossessione, dimostrazione che la voglia delle salsicce è sempre stata un must in tutte le epoche, probabilmente specie all’epoca quando il potere d’acquisto era mediamente più basso. Se qualcuno sognava la pietra filosfale, ecco quindi il Santo Graal degli amanti dell’insaccato. Signore e Signore, sono lieto di presentarvi le fantastiche salumerie meccaniche!

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– Making Sausages – George Albert Smith (1897)

Questa di George Albert Smith è il primo remake conservato della serie “salumerie meccaniche”. Nel video vediamo quattro uomini alle prese con una macchina per salsicce a manovella. Peccato che le salsicce siano fatte con cani e gatti! Nello stesso anno uscì The sausages machine, il cui regista è ignoto, seguendo la scia di remake internazionali di cortometraggi francesi diventati celebri.

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– Fun in a Butcher Shop – Anonimo (1901)

I cani sono i migliori amici dell’uomo? No! Meglio una salsiccia! Un tempo la comicità era differente e l’attenzione ai diritti degli animali molto meno considerata. In questa versione del 1901, alcuni padroni preferiscono di gran lungo mangiare piuttosto che dover sfamare i propri amici animali. Peccato che ci sia un disturbatore che non permette ai due gestori di fare il loro lavoro. Come fare a liberarsene? L’uomo viene gettato nella macchina, peccato che le salsicce di carne umana siano tutte da buttare.

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La Principessa e il Clown (La Princesse aux Clown) – André Hugon (1924)

gennaio 25, 2016 Lascia un commento

35ak8dyLa Princesse Aux Clown di André Hugon è uno dei film proiettati a Bologna nella splendida cornice della lanterna a carboni di piazza Pasolini. Personalmente ho apprezzato molto il film, che mi ha ricordato per certi versi il successivo e già recensito Confessions of a Queen di Victor Sjöström (1925). Se quest’ultimo non era certo un film riuscitissimo, la Princesse aux clown è decisamente più gradevole e godibile. Il film rientrava nella sezione dedicata ai Velle vista la presenza di Mary Murillo come sceneggiatrice, successiva compagna di Maurice Velle qui alla fotografia.

Il film inizia con la rivolta del popolo contro il malvagio Re Michel II (Guy Favières). Il figlio Michel de Georland (Charles de Rochefort), di carattere completamente opposto, si era da poco fidanzato ufficialmente con la Principessa Olga (Huguette Duflos). Durante la rivolta il principe viene ferito gravemente nel tentativo di mettere in salvo la moglie e i suoi cari. Di Michel si perdono le tracce e tutti lo credono morto. La Principessa non si è mai rassegnata e un giorno accade qualcosa di inspiegabile: la ragazza, andata al circo per svagarsi, trova una impressionante somiglianza tra il clown più famoso del circo di Parigi e il suo amato Principe. Giunta nel camerino del Clown, la Principessa non ha più dubbi e cerca di convincere il giovane a tornare nel suo paese, dove la situazione si era calmata, e sedere al trono che gli spetta. Il nuovo regnante si rivela illuminato. Ma c’è qualcosa che non va: e se quello non fosse il vero Michel de Georland? Un giorno il Re riceve la visita di uno sconosciuto, conoscitore di tutti i segreti del castello. Questi altri non è che il vero Michel de Georland ritiratosi a vita privata perché allergico agli obblighi regali. L’uomo che tutti credono il Re è in realtà il musico Michëlis, sosia del monarca, che per amore di Olga ha accettato di portare avanti la finzione. Il vero Michel rifiuta il regno e la Regina, dopo un primo momento di smarrimento, decide di restare assieme al suo clown.

fjj5faTutta la vicenda si gioca intorno ad una melodia suonata per la prima volta durante il fidanzamento. La melodia è stata scritta da Michëlis, innamoratosi a prima vista di Olga, anche se la Principessa è convinta sia stata scritta da Michel. Sarà proprio dopo aver scoperto la vera paternità dello spartito che la giovane accetterà di continuare a vivere con il suo clown. Altri tema principale è quello della rivoluzione che, come in ogni film dell’epoca, si rivela infruttuosa, a conferma che il rovesciamento dell’ordine sociale non solo non è possibile, ma è del tutto deleterio. Significativo il momento del secondo tentativo di sommossa avvenuto durante il regno di  Michëlis, che travestitosi da Clown si pone davanti alle armi dei rivoluzionari facendoli desistere dal loro tentativo con la sua retorica. Egli definisce i Re e i capi dei rivoluzionari come dei pagliacci che hanno a cuore solo i propri interessi. In questo Michëlis sembra porsi al di sopra delle parti, perché al contrario di chi lo ha preceduto ha a cuore i problemi del popolo, forse per via della sua provenienza sociale ma soprattutto perché non è assetato di potere avendolo accettato solo per amore. Ma al di là della tematica politico-rivoluzionaria, La princesse aux clown è soprattutto una bella storia d’amore a lieto fine, la storia d’amore tra la regina e il suo clown.