La Dannazione di Caino è un breve cortometraggio che si rivela, suo malgrado, anche molto divertente. La storia è abbastanza classica: Caino (Luigi Maggi) uccide rivale in amore ubriacandone il cavallo e poi viene perseguitato suo fantasma.
Il senso di colpa di Caino si materializza nella visione ectoplasmatica dell’uomo che ha ucciso che lo spinge ad allontanarsi e non portare a termine il suo desiderio di sposare la ragazza che ama (Giulietta De Riso).
Il film è molto breve e narrativamente essenziale, ma contiene alcuni elementi tutt’altro che banali per l’epoca. Nella prima parte, ad esempio, Luigi Maggi lavora in maniera interessante sulla composizione dell’immagine mostrando Caino nascosto sullo sfondo mentre osserva di nascosto la coppia felice. È una soluzione semplice ma efficace che trasmette immediatamente la sua esclusione emotiva e sociale. Anche il montaggio nella sequenza della morte del rivale è costruito con una certa attenzione alla tensione narrativa. Lo spettatore sa già che il cavallo è stato sabotato e osserva quindi con crescente inquietudine la giovane donna salutare serenamente il proprio amato mentre si allontana. Le inquadrature alternate tra il volto della ragazza e il suo sguardo verso l’uomo creano una suspense progressiva. Solo dopo alcuni momenti la tensione dello spettatore diventa anche quella della protagonista, che capisce finalmente che qualcosa non sta andando per il verso giusto, fino al tragico incidente.










Naturalmente l’elemento più significativo resta quello della presenza fantasmagorica. Il fantasma del rivale perseguita Caino come materializzazione fisica del rimorso e trova il suo momento più riuscito nella celebre apparizione riflessa nello specchio, soluzione che ancora oggi conserva un certo fascino visivo. È un tipo di messa in scena che lega direttamente il film alla tradizione del fantastico delle origini e ai giochi illusionistici tipici del primo cinema.
Se dal punto di vista realizzativo molti di questi aspetti risultano assolutamente interessanti, soprattutto considerando il periodo storico, l’effetto complessivo oggi è però spesso involontariamente comico. La recitazione di Luigi Maggi, costruita su una mimica facciale estremamente accentuata e teatrale, esaspera continuamente il dramma fino quasi a trasformarlo in parodia. Le sue espressioni di terrore, disperazione e senso di colpa risultano talmente eccessive da provocare più facilmente il riso che l’immedesimazione tragica.
Questo non rende però La Dannazione di Caino meno interessante. Anzi, proprio questa continua oscillazione tra tensione melodrammatica, fantastico e comicità involontaria rende il cortometraggio una testimonianza curiosa del cinema italiano delle origini, ancora profondamente legato al teatro e alla gestualità esasperata ma già interessato a sperimentare con montaggio, sovrimpressioni e costruzione della suspense.