Le avventure di un reporter (Go and Get It) – Marshall Neilan, Henry Roberts Symonds (1920)

Con Le avventure di un reporter (Go and Get It), diretto da Marshall Neilan e Henry Roberts Symonds, torna il nostro progetto fantascienza e soprattutto torna quell’idea di scienza estrema, quasi folle, capace di superare i limiti del corpo umano e della natura stessa. È un film estremamente particolare perché unisce diversi generi tra loro: commedia romantica, detective story, giornalismo d’assalto, melodramma e soprattutto proto-horror fantascientifico. Piccola premessa necessaria: utilizzerò i nomi della traduzione italiana, che quindi non coincidono con quelli originali del film americano.

L’Araldo e La Gazzetta sono due giornali rivali ma in realtà molto più vicini di quanto sembri. Il direttore Gordon (J. Barney Sherry) della Gazzetta è infatti segretamente in combutta con Bond (C. Mailles), proprietario del giornale concorrente, per portare il quotidiano al fallimento e acquistarlo poi a un prezzo irrisorio dalla proprietaria Berta Milton. In questo contesto iniziano il loro lavoro i due reporter Carlo Weiss (Pat O’Malley) ed Elena Allen (Agnes Ayres), costretti a collaborare per cercare di capire cosa stia realmente accadendo all’interno della redazione. Ad aiutarli c’è anche il piccolo Babà (Wesley Barry), elemento comico e distensivo dell’intera vicenda. Ben presto però la narrazione prende una deriva completamente diversa. Il celebre Dottor Boronoff (Noah Beery) conduce infatti inquietanti esperimenti scientifici su un gorilla (Bull Montana) e sul detenuto appena giustiziato Hogan (Walter Long) arrivando addirittura a trapiantare il cervello dell’uomo nell’animale. Poco dopo iniziano una serie di omicidi brutali e apparentemente inspiegabili. Carlo ed Elena capiscono così che Hogan sta cercando vendetta contro tutti coloro che lo hanno condannato. Seguendo le tracce dell’assistente di Boronoff arrivano fino a Luigi, fratello dello stesso Hogan e testimone decisivo durante il processo. Hogan compare realmente e Carlo riesce a ucciderlo, ma mentre tenta di portare la notizia in redazione viene ostacolato da un reporter rivale deciso a impedirgli di pubblicare lo scoop. Sarà allora Babà, in maniera assolutamente rocambolesca, a far arrivare il reportage all’Araldo. Tutta la verità viene finalmente a galla e La Gazzetta, grazie al clamore della vicenda, torna a essere il giornale più venduto. Carlo diventa così direttore e può sposare Elena che, nel classico colpo di scena finale, si rivela essere in realtà Berta Milton.

Le avventure di un reporter è in fondo una classica commedia giornalistica con la coppia di reporter destinata inevitabilmente a innamorarsi, ma continuamente contaminata da elementi molto più strani e oscuri. Tutto il film è attraversato da una sensazione di ambiguità e di incoerenza narrativa quasi affascinante. Molti personaggi sembrano condividere un passato comune legato alla Francia e alla guerra, ma questi riferimenti restano spesso appena accennati. Anche l’indagine vera e propria procede in maniera piuttosto confusa e a volte sembra quasi perdere interesse per il mistero centrale. Eppure proprio questa stranezza rende il film incredibilmente interessante. La parte fantascientifica rappresenta infatti un vero prototipo di tutto quel filone che diventerà celebre soprattutto nei primi anni del sonoro: esperimenti medici estremi, cervelli trapiantati, uomini trasformati in creature mostruose e scienza che supera ogni limite etico. Il Dottor Boronoff sembra anticipare molti futuri scienziati folli del cinema horror e fantascientifico americano ed europeo. C’è dentro l’idea, tipicamente primo novecentesca, che la medicina possa arrivare a compiere miracoli quasi divini ma anche mostruosi. Non importa quanto assurda sia l’operazione di trapianto del cervello: ciò che conta è il fascino per una scienza che appare contemporaneamente salvifica e terrificante.

La seconda parte del film abbandona quasi del tutto la struttura investigativa per trasformarsi in un lunghissimo inseguimento ad alto tasso spettacolare. Non mancano stunt impressionanti, come il passaggio in volo da un velivolo all’altro o il salto dall’aereo direttamente sopra un treno in corsa. Sono sequenze che occupano gran parte del finale e che finiscono quasi per trasformare l’indagine in qualcosa di macchiettistico. Più che seguire dei reporter alle prese con un caso criminale sembra infatti di assistere a un serial d’avventura pieno di fughe, inseguimenti e acrobazie improbabili.

In questo caos narrativo Babà assume un ruolo fondamentale. È lui il personaggio che alleggerisce continuamente i toni e permette al film di non sprofondare mai completamente nell’horror o nel dramma. Come spesso accade nel cinema muto statunitense, la figura del bambino diventa elemento dinamico della narrazione e motore di alcune delle situazioni più assurde e movimentate.

Interessante è anche il ritorno del tema dello scambio e del misunderstanding, particolarmente evidente nel finale. Elena che si rivela essere in realtà Berta Milton aggiunge un ulteriore gioco identitario a una vicenda già piena di doppi ruoli, inganni e false apparenze. In fondo tutto il film lavora proprio sull’idea della sostituzione: il cervello umano nel corpo animale, i giornali rivali che collaborano segretamente, le identità nascoste, le relazioni costruite sull’inganno. Anche per questo Le avventure di un reporter risulta molto più moderno e interessante di quanto la sua trama apparentemente assurda potrebbe far pensare.

Il film non è certamente impeccabile. La narrazione è spesso dispersiva, alcuni raccordi logici sembrano completamente assenti e il tono cambia continuamente senza alcuna coerenza. Ma proprio questa natura caotica e sperimentale lo rende estremamente affascinante. È un’opera che mescola cinema giornalistico, avventura, horror e fantascienza in un momento storico in cui tutti questi generi stavano ancora cercando una loro forma definitiva.

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