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Posts Tagged ‘Noah Beery’

La Lanterna Rossa (The Red Lantern) – Albert Cappellani (1919)

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Con The Red Lantern, il Cinema Ritrovato ha omaggiato il cinema di Albert Cappellani, autore prolificissimo tra  il 1915 e il 1922, e ad Alla Nazimova, star di Hollywood che non ha certo bisogno di presentazioni, che girò  altri due film con il regista francese. La storia raccontata nel film è molto interessante e si basa sul romanzo omonimo di Edith Wherry che prendeva a sua volta spunto da una citazione della Ballad of east and west di Rudyard Kipling secondo cui “l’Est è Est, e l’Ovest è Ovest, e mai i due si incontreranno, finché il Cielo e la Terra si presenteranno infine al Grande Seggio del Giudizio di Dio”.

Mahlee (Alla Nazimova) è una ragazza cinese nata da padre americano di cui si ignora l’identità. Essendo di razza mista, la giovane viene discriminata dalla sua gente, in particolare per la grandezza dei suoi piedi (il padre lasciò del  denaro per mantenerla ma a patto che non le venissero fasciati i piedi). Alla morte della nonna, Mahlee viene adottata dalla famiglia Templeton (Winter HallMary Van Ness), americani che tentano di portare la cristianità in Cina. Qui conosce Sam Wang (Noah Beery), uomo di origine mista come lei ma estremamente sgradevole nei modi di fare. Egli è meno disincantato di Mahlee e cerca di convincerla ad unirsi alla causa dei Boxers, rivoltosi che vorrebbero cacciare gli stranieri dalla Cina, mostrandole l’ipocrisia degli  occidentali che pur tollerando la presenza dei cinesi si credono comunque superiori. La conferma alle parole di Wang arriva quando Mahlee si innamora del figlio dei Templeton ma si vede rifiutata per il colore della sua pelle. Diventa quindi bandiera e simbolo della rivolta fingendosi la Dea della Lanterna Rossa e incitando alla battaglia il popolo cinese e la stessa imperatrice. Nel frattempo giunge alla missione anche Philip Sackville (Frank Currier) assieme alla figlia Blanche (Alla Nazimova). Questi si rivela essere il vero padre di Mahlee ma si rifiuta di riconoscerla rendendo ancora più attaccata alla causa dei Boxers la  ragazza. Nel finale la rivolta fallisce e la falsa dea si suicida.

La storia, a livello di trama, si basa su una scelta illogica: perché Wang e Mahlee, due persone evitate da entrambe le loro genti di origine, dovrebbe diventare capi della rivolta dei Boxers, che comunque li avrebbero resi una sorta di reietti o addirittura avrebbero potuto fare pressioni per mandarli via una volta ottenuta la vittoria? Oltre a questo il messaggio non è proprio edificante. Il finale, in cui la Mahlee morente ripete al giovane Templeton la frase di Kipling, sembra inoltre sancire una impossibilità nell’unire le genti dell’est con quelle dell’ovest e sembra quasi giustificare la morte della protagonista e di Wang, perché ponti impossibile tra i due mondi. Proprio alla luce di questo The Red Lantern dovrebbe farci riflettere sulla reale possibilità di inclusione. Quanto sarebbe stato più semplice se Mahlee avesse potuto coronare il suo sogno d’amore? Invece il ragazzo che ama finisce per mettersi addirittura con la sua sorellastra  del tutto simile a lei tranne che per il colore della pelle. Solo soffermandosi su questo desiderio di ingiustizia si può quindi ribaltare quella che sembra la morale del film e trasformarla in una di integrazione.

Se dopo questa recensione siete curiosi, vi invito ad acquistare il dvd inserito all’interno di un volume davvero sfizioso edito della Cinematek.

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Beau Geste – Herbert Brenon (1926)

Dal romanzo di Wren, Beau Geste, sono state tratte numerose trasposizioni cinematografiche. La prima, del 1926, venne affidata dalla Paramount a Herbert Brenon, regista irlandese che abbiamo già incontrato con Laugh, Clown, Laugh. Il film è di tipo epico, caratterizzato da grandi battaglie e l’uso massiccio di comparse. Nonostante la lunga durata, quasi due ore, tutto scorre velocemente grazie all’utilizzo di una narrazione stretta e la presenza di scene d’azione incalzanti. Tra i vari remake spicca quello del 1939 di Wellman con Gary Cooper, Ray Milland e Robert Preston. Se la versione muta è forse meno celebre, non è comunque da meno rispetto a quella più nota, grazie alla presenza di grandi attori che ci regalano delle ottime interpretazioni.

La Legione straniera giunge al fortino Zinderneuf dove accadono fatti inspiegabili: morti sorvegliano la roccaforte, un trombiettiere scompare, alcuni corpi svaniscono nel nulla e, infine, il forte va a fuoco. Cosa si nasconde dietro il mistero di Zinderneuf? Con un flashback veniamo a conoscenza di tre fratelli Michael detto Beau (un grande Ronald Colman), Digby (Neil Hamilton) e John (Ralph Forbes) della famiglia Geste i quali vengono cresciuti, insieme alla cugina Isabel (Mary Brian), dalla Zia Lady Patricia Brandon (Alyce Joyce). I tre presentano fin da piccoli una spiccata propensione per l’arte della guerra e una buona dose di coraggio. Ma la loro tranquillità finirà presto: una volta cresciuti, infatti, rubano apparentemente senza motivo un prezioso diamante della zia e si arruolano presso la legione straniera al servizio del terribile Sergente Lejaune (Noah Beery). Quello stesso diamante li dividerà, e li porterà a vivere situazioni estreme. Tra battaglie disperate e tentativi di ammutinamento, non tutti torneranno a casa e la soluzione dell’enigma strapperà qualche lacrima.

Un dramma ben architettato, ricco di azione e sentimento. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e permettono alla vicenda di svilupparsi senza punti morti. Ottime le interpretazioni dei vari attori, a partire da Colman, un ottimo soldato gentiluomo al servizio della bandiera, fino al Sergente Lejaune di Beery, assolutamente fantastico nella sua folle spietatezza. Le inquadrature sono splendide, ed alcune scene rimangono impresse in maniera indelebile nella mente (come quella del “funerale vichingo”). Il titolo è imperniato su un sottile gioco di parole: Beau Geste è il nome del personaggio interpretato da Colman, ma in francese vuol dire “bel gesto” ed, in inglese, gest è omofono di jest e, unito a beau, porterebbe a un “bello scherzo”. Il finale è giocato tutto su questo triplice significato. Il film originariamente aveva delle scene in Technicolor, ma non mi risulta sia stata mai presentata un’edizione restaurata in questo senso. Non dovrebbe esserci un’edizione italiana del film, ma può essere facilmente acquistato su internet ad un prezzo ragionevole con didascalie in inglese. In alternativa Beau Geste è visibile gratuitamente su Arcoiris Tv, ottimo mezzo per visionare film a volte poco reperibili, con didascalie in italiano. Per finire mi piace segnalare almeno una delle divertenti parodie di questo film, come Beau hunks (tradotto in Italia come “i due legionari”) del 1931 con gli immancabili Laurel and Hardy (Stanlio e Onlio).