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Posts Tagged ‘Neil Hamilton’

Why Be Good? – William A. Seiter (1929)

Why Be Good? è una commedia molto divertente e piacevole, che ho scoperto a qusto Cinema Ritrovato 2014 con estremo piacere. Il film era inoltre arricchito dall’accompagnamento originale del Vitaphone project. La storia, di per sé poco originale, è arricchiata da una splendida interpretazione di Colleen Moore, qui in perfetta forma nei panni di Pert Kelly, ragazza particolarmente estreoversa.

Il giovane Peabody Jr. (Neil Hamilton), figlio di un ricco imprenditore (Edward Martindel), si innamora perdutament di Pert Kelly (Colleen Moore), giovane sognatrice amante del ballo. Quando il ragazzo prende servizio presso il grande magazzino del padre, scopre che Pert lavora per lui. Regola numero 1: le relazioni con chi lavora nello stesso magazzino sono vietate. Quando Peabody Sr. scopre che il figlio ama la dipendente decide di farla licenziare. Questo però da il via libero involontario ad una relazione tra i due, che va avanti tra dubbi, litigate e riavvicinamenti, fino all’inevitabile lieto fine.

La musica originale perfettamente sincronizzata è moto importante per la riuscita del film. In Why be Good? tutto coincide perfettamente, niente è accessorio. La vicenda è lineare e perfetta, la durata è quella giusta, si ride senza che ci sia un punto morto. Il film è anche un divertente punto di vista sulla vita notturna al ridosso degli anni ’30. Locali notturni e musica jazz, cosa c’è di meglio? Colleen Moore, già bravissima di suo, crea una splendida coppia con Edward Martindel, avrebbe forse meritato di protrarsi per altri film. Purtroppo il sonoro era già alle porte e se Martindel ebbe una buona carriera anche nel sonoro, non è stato lo stesso per la Moore che ha presto abbandonato il cinema. Questo è insomma un canto del cigno di un’attrice che avrebbe potuto fare molto di più ma non ha saputo superare il terribile ostacolo del passaggio muto-sonoro. Non resta che aspettare con ansia l’edizione in dvd.

Per maggiori informazioni guardare l’articolo su cinefiliaritrovata.

Beau Geste – Herbert Brenon (1926)

settembre 8, 2011 2 commenti

Dal romanzo di Wren, Beau Geste, sono state tratte numerose trasposizioni cinematografiche. La prima, del 1926, venne affidata dalla Paramount a Herbert Brenon, regista irlandese che abbiamo già incontrato con Laugh, Clown, Laugh. Il film è di tipo epico, caratterizzato da grandi battaglie e l’uso massiccio di comparse. Nonostante la lunga durata, quasi due ore, tutto scorre velocemente grazie all’utilizzo di una narrazione stretta e la presenza di scene d’azione incalzanti. Tra i vari remake spicca quello del 1939 di Wellman con Gary Cooper, Ray Milland e Robert Preston. Se la versione muta è forse meno celebre, non è comunque da meno rispetto a quella più nota, grazie alla presenza di grandi attori che ci regalano delle ottime interpretazioni.

La Legione straniera giunge al fortino Zinderneuf dove accadono fatti inspiegabili: morti sorvegliano la roccaforte, un trombiettiere scompare, alcuni corpi svaniscono nel nulla e, infine, il forte va a fuoco. Cosa si nasconde dietro il mistero di Zinderneuf? Con un flashback veniamo a conoscenza di tre fratelli Michael detto Beau (un grande Ronald Colman), Digby (Neil Hamilton) e John (Ralph Forbes) della famiglia Geste i quali vengono cresciuti, insieme alla cugina Isabel (Mary Brian), dalla Zia Lady Patricia Brandon (Alyce Joyce). I tre presentano fin da piccoli una spiccata propensione per l’arte della guerra e una buona dose di coraggio. Ma la loro tranquillità finirà presto: una volta cresciuti, infatti, rubano apparentemente senza motivo un prezioso diamante della zia e si arruolano presso la legione straniera al servizio del terribile Sergente Lejaune (Noah Beery). Quello stesso diamante li dividerà, e li porterà a vivere situazioni estreme. Tra battaglie disperate e tentativi di ammutinamento, non tutti torneranno a casa e la soluzione dell’enigma strapperà qualche lacrima.

Un dramma ben architettato, ricco di azione e sentimento. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e permettono alla vicenda di svilupparsi senza punti morti. Ottime le interpretazioni dei vari attori, a partire da Colman, un ottimo soldato gentiluomo al servizio della bandiera, fino al Sergente Lejaune di Beery, assolutamente fantastico nella sua folle spietatezza. Le inquadrature sono splendide, ed alcune scene rimangono impresse in maniera indelebile nella mente (come quella del “funerale vichingo”). Il titolo è imperniato su un sottile gioco di parole: Beau Geste è il nome del personaggio interpretato da Colman, ma in francese vuol dire “bel gesto” ed, in inglese, gest è omofono di jest e, unito a beau, porterebbe a un “bello scherzo”. Il finale è giocato tutto su questo triplice significato. Il film originariamente aveva delle scene in Technicolor, ma non mi risulta sia stata mai presentata un’edizione restaurata in questo senso. Non dovrebbe esserci un’edizione italiana del film, ma può essere facilmente acquistato su internet ad un prezzo ragionevole con didascalie in inglese. In alternativa Beau Geste è visibile gratuitamente su Arcoiris Tv, ottimo mezzo per visionare film a volte poco reperibili, con didascalie in italiano. Per finire mi piace segnalare almeno una delle divertenti parodie di questo film, come Beau hunks (tradotto in Italia come “i due legionari”) del 1931 con gli immancabili Laurel and Hardy (Stanlio e Onlio).