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Peter Pan – Herbert Brenon (1924)

Era il 1924 e Herbert Brenon si apprestava a girare uno dei suoi film più famosi: Peter Pan. Prendendo spunto dal celebre racconto di James M. Barrie, il regista ci regala una bella trasposizione che influenzerà grandemente quelle successive. Per svolgere il ruolo del protagonista, venne scelta, come per il nostro Gian Burrasca, una giovane ragazza, Betty Bronson, che avrà una breve ma fortunata carriera nei due anni successivi recitando nuovamente per Brenon in A Kiss for Cinderella e per Niblo in Ben-Hur. Il risultato è un film scansonato, per certi aspetti infantile, ma che colpisce per le numerose trovate e per gli effetti speciali: basti pensare alle miniature, gli effetti di luce per Campanellino, o la realizzazione del volo dei personaggi.

Peter Pan (Betty Bronson) si introduce assieme alla fatina Campanellino (Virginia Brown Faire) all’interno della casa dei Darling alla ricerca della sua ombra perduta. Qui fa la conoscenza di Wendy (Mary Brian), John (Jack Murphy) e Micheal (Philippe deLacy) con i quali partirà per l’Isola che non c’è. Nell’isola fanno amicizia con i bambini smarriti ma dovranno anche fare i conti con il terribile Capitano James Hook (Ernest Torrence) e la sua ciurma di pirati. Il lieto fine è ovviamente scontato.

Tra risate e avventure, ecco profilarsi un film adatto ai più piccoli con toni irriverenti e delicati. Nonostante non sia un capolavoro, Brenon ci regala delle immagini stupende e dei giochi di ombre ammirevoli. Gli attori, tra cui alcuni bambini, danno un tocco in più al risultato finale. Ottima l’interpretazione della protagonista, che ha saputo immoratalare un Peter Pan rimasto indelebilmente nell’immaginario collettivo. Allo stesso modo appare molto buona la recitazione dei tre fratelli Darling, tra cui spicca Mary Brian (che abbiamo già trovato in Beau Geste), che dimostra di essere una Wendy perfetta. La pellicola, con temi seppia e blu, è stata di recente restaurata e distribuita in Italia dalla Dcult e in edicola dalla Ermitage.

Beau Geste – Herbert Brenon (1926)

Dal romanzo di Wren, Beau Geste, sono state tratte numerose trasposizioni cinematografiche. La prima, del 1926, venne affidata dalla Paramount a Herbert Brenon, regista irlandese che abbiamo già incontrato con Laugh, Clown, Laugh. Il film è di tipo epico, caratterizzato da grandi battaglie e l’uso massiccio di comparse. Nonostante la lunga durata, quasi due ore, tutto scorre velocemente grazie all’utilizzo di una narrazione stretta e la presenza di scene d’azione incalzanti. Tra i vari remake spicca quello del 1939 di Wellman con Gary Cooper, Ray Milland e Robert Preston. Se la versione muta è forse meno celebre, non è comunque da meno rispetto a quella più nota, grazie alla presenza di grandi attori che ci regalano delle ottime interpretazioni.

La Legione straniera giunge al fortino Zinderneuf dove accadono fatti inspiegabili: morti sorvegliano la roccaforte, un trombiettiere scompare, alcuni corpi svaniscono nel nulla e, infine, il forte va a fuoco. Cosa si nasconde dietro il mistero di Zinderneuf? Con un flashback veniamo a conoscenza di tre fratelli Michael detto Beau (un grande Ronald Colman), Digby (Neil Hamilton) e John (Ralph Forbes) della famiglia Geste i quali vengono cresciuti, insieme alla cugina Isabel (Mary Brian), dalla Zia Lady Patricia Brandon (Alyce Joyce). I tre presentano fin da piccoli una spiccata propensione per l’arte della guerra e una buona dose di coraggio. Ma la loro tranquillità finirà presto: una volta cresciuti, infatti, rubano apparentemente senza motivo un prezioso diamante della zia e si arruolano presso la legione straniera al servizio del terribile Sergente Lejaune (Noah Beery). Quello stesso diamante li dividerà, e li porterà a vivere situazioni estreme. Tra battaglie disperate e tentativi di ammutinamento, non tutti torneranno a casa e la soluzione dell’enigma strapperà qualche lacrima.

Un dramma ben architettato, ricco di azione e sentimento. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e permettono alla vicenda di svilupparsi senza punti morti. Ottime le interpretazioni dei vari attori, a partire da Colman, un ottimo soldato gentiluomo al servizio della bandiera, fino al Sergente Lejaune di Beery, assolutamente fantastico nella sua folle spietatezza. Le inquadrature sono splendide, ed alcune scene rimangono impresse in maniera indelebile nella mente (come quella del “funerale vichingo”). Il titolo è imperniato su un sottile gioco di parole: Beau Geste è il nome del personaggio interpretato da Colman, ma in francese vuol dire “bel gesto” ed, in inglese, gest è omofono di jest e, unito a beau, porterebbe a un “bello scherzo”. Il finale è giocato tutto su questo triplice significato. Il film originariamente aveva delle scene in Technicolor, ma non mi risulta sia stata mai presentata un’edizione restaurata in questo senso. Non dovrebbe esserci un’edizione italiana del film, ma può essere facilmente acquistato su internet ad un prezzo ragionevole con didascalie in inglese. In alternativa Beau Geste è visibile gratuitamente su Arcoiris Tv, ottimo mezzo per visionare film a volte poco reperibili, con didascalie in italiano. Per finire mi piace segnalare almeno una delle divertenti parodie di questo film, come Beau hunks (tradotto in Italia come “i due legionari”) del 1931 con gli immancabili Laurel and Hardy (Stanlio e Onlio).