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El automóvil gris – Enrique Rosas (1919)

el_automovil_gris-269239319-mmedSpinti da spirito pionieristico, io ed Erasmo abbiamo deciso di darci al cinema muto messicano. Perché non scegliere il loro film più importante di quel periodo? Ecco allora che ci siamo indirizzati verso El automóvil gris (1919), che narra la storia vera di una banda che terrorizzò il Messico. Il film uscì come serie in 36 parti, di cui purtroppo non ci è rimasto nulla. La particolarità nella storia di questo film è che ci è giunta in una versione sonorizzata e ridotta negli anni ’30. Una seconda risonorizzazione è stata poi fatta negli anni ’50 e a partire da questa la Cineteca Nacional ha effettuato un restauro nel 2015. Avevo sentito parlare di versioni sonorizzate di film muti, ma non mi era mai capitato di vedere un film muto così vecchio condensato e sonorizzato in maniera posticcia. Il risultato è davvero comico e il taglia e cuci a partire dagli episodi originali forse ancora di più. Ma andiamo con ordine:

Siamo a Città del Messico nel 1915 dove una banda di malviventi, capitanata da Higinio Granda, sta seminando il panico tra i cittadini. Il modus operandi è sempre lo stesso: fingendosi militari in cerca di un pericoloso ricercato, i banditi entrano nelle case di alcuni ricchi possidenti locali e dopo averli minacciati o torturati ne saccheggiano gli averi scappando poi a bordo di una fantomatica automobile grigia.

La storia in teoria non dovrebbe far ridere, per due motivi: prima di tutto si tratta di una storia vera, seppur romanzata e gli avvenimenti narrati non sono certo dei più edificanti. Tanto per capirci passiamo dalle violenze sessuali agli infanticidi. In secondo luogo il finale lascia un po’ spiazzati: allo scopo di mostrare cosa accade a chi infrange la legge ci vengono mostrate le riprese della vera fucilazione della banda. Sì, avete capito bene, al termine del film assisterete ad una vera esecuzione. Nonostante questo finale lasci decisamente spiazzati, è innegabile che il resto del film risulti decisamente comico. Le movenze degli attori, tipiche del muto, con l’aggiunta di dialoghi hanno un effetto estraniante; a volte gli attori parlano senza muovere la bocca, visto che non era prevista giustamente la possibilità di aggiungere dei dialoghi parlati. La domanda sorge spontanea, chi avrà scritto i dialoghi posticci? Sono basati sulle didascalie?

automovilLa condensazione di più episodi in uno ha come strano risultato quello di creare ripetizioni e confusione. Vengono svelati misteri mai presentati, i personaggi compaiono e scompaiono dalla scena senza spiegazioni, alcuni di essi mutano completamente di comportamento da una scena all’altra del film. Ad esempio nella prima parte del film una donna scopre che il suo compagno è un membro della banda e sembra particolarmente colpita in negativo. Nel finale del film torniamo alla coppia e lei pare decisamente condividere lo stile di vita del ragazzo, senza provare alcun rimorso. Sarebbe stato bello vedere il perché di questa trasformazione, ma chi ha montato ha deciso che non era necessario.

Abbiamo ipotizzato che le puntate fossero divise più o meno in questo modo:
-Parte 1) I vari furti e crimini della banda
-Parte 2) Indagini: piuttosto confusionarie, inizialmente condotte solo da un vecchio, precedentemente derubato e torturato dai malviventi, che incontra di continuo i membri della banda casualmente per strada e tenta di arrestarli. Pensavo fosse più grande la capitale del Messico!
-Parte 3) Cattura e fuga ripetuta di alcuni membri della banda. Abbiamo concluso che probabilmente al termine di ogni puntata ne arrestavano uno mentre un altro se lo lasciavano scappare.

Una particolarità decisamente esilerante e caratteristica del film riguarda i cappelli. Per qualche strano motivo i personaggi sono convinti cambiarsi di copricapo li renda automaticamente irriconoscibili. Nella sequenza qui sotto potete vedere il momento in un cui viene suggerito a uno di loro di cambiare cappello prima di un colpo. Cosa cambierà?

Mi ha riportato alla mente un aneddoto raccontato male da un mio amico il quale asserì una roba del tipo “non tutti sanno che, se ti spari, non muori per il colpo, ma per i vestiti che entrati nel corpo si infettano”. Tra le risate generali ci immaginammo un povero disperato che decide di porre fine ai suoi giorni sparandosi un colpo in testa. Bang! Bang! “Perché non muoio? Ah diamine, ho dimenticato la bandana!”. Ecco, qui mi sono immaginato un bandito riconosciuto dalla polizia che fa mente locale: “Perché diavolo mi hanno scoperto, il mio travestimento era perfetto! Un attimo, ora capisco! Non ho cambiato il cappello!”. Ai più sarà invece venuto in mente il “caso” Superman/Clark Kent, capace di diventare irriconoscibile togliendosi gli occhiali (vedi sotto). Questa ipotesi non è affatto campata per aria visto che il terribile Granda riuscirà ad evadere di prigione semplicemente scambiando il suo cappello con quello di un altro detenuto.

Capitolo personaggi: sono troppi e spesso anche simili tra loro (forse per questo funziona il trucco del cappello). Credo che a causa della compressione degli episodi si sia creata una situazione totalmente fuori controllo: i troppi personaggi sono diventati ingestibili e si sono perse sottotrame, eventuali altri arresti o evasioni, tradimenti e cose del genere. Insomma come avrete capito chi ci ha messo le mani non ha fatto proprio un lavorone.

Concludendo, questo film mi ha decisamente divertito, un riso però spezzato dal finale e dal ritorno ad una realtà ormai lontana dalla nostra. Contestualizzando bisogna dire che il Messico attraversava un periodo difficile della sua storia: nel 1910 era scoppiata la rivoluzione contro il dittatore Porfirio Diaz che sarebbe terminata solo nel 1917 con l’emanazione della Costituzione degli Stati Uniti Messicani. La capitale fu quindi oggetto di una serie di scontri e cambi di potere che crearono di fatto l’occasione perfetta per una banda ben organizzata di mettere a ferro e fuoco la città. Nel 1919, quando uscì il film, era quindi necessario mettere in chiaro cosa accadeva a chi andava contro il nuovo stato Messicano. Il racconto della disfatta della banda dell’automobile grigia aveva quindi probabilmente un significato duplice: da una parte un monito, dall’altro l’esaltazione dell’efficenza delle forze dell’ordine locali anche in un momento delicato della storia del paese. Fatte queste premesse non possiamo però piegarci a un relativismo culturale tout court: la visione di una vera fucilazione in un film è decisamente di cattivo gusto, quali che siano i reati commmessi dalle persone giustiziate.

La citazione: “Esta es la casa, cambiate el sombrero!

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