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Padre Sergij (Otec Sergij – Отец Сергий) – Jakov Protazanov (1918)

father_sergiusPiù di un anno è passato dalla visione di questo splendido film al Cinema Ritrovato 2018 insieme al nostro Danilo Magno, eppure non si è spento l’entusiasmo che ho provato vedendolo. Il film, ispiratosi all’omonimo racconto di Toltoj, ripercorre le vicende di un principe che decide di farsi monaco e delle sue lotte interiori contro la tentazione della carne che lo tormenta. Protagonista indiscusso è Ivan Mozžuchin, capace di dare corpo a un personaggio estremamente complesso con una prova attoriale di prim’ordine. Il film è considerato uno degli ultimi capolavori del cinema prerivoluzionario, seppur uscito nel 1918. La rivoluzione segnò direttamente la carriera di Mozžuchin che nel 1919 era già esule in Francia dove continuò la sua carriera con il cognome modificato in Mosjoukine. Riprendo, rimaneggiandola in qualche punto, la trama che scrissi all’epoca per Cinefilia ritrovata:

Il Principe Kasatskij (Ivan Mozžuchin) è un uomo fiero e bizzoso che serve Nicola I (Vladimir Gajdarov) come comandante delle guardie. La sua tranquilla vita di ufficiale viene stravolta quando scopre che la donna che ama (Vera Dženeeva) è stata amante del suo Zar. Decide allora di abbandonare tutto e diventare frate col nome di Padre Sergij. La sua conversione non sarà però esente da tormenti interiori: continuamente verrà tentato dal peccato, in particolare da quello carnale, costringendolo presto a trasferirsi in una città isolata e vivere come eremita. Ma le prove per lui non sono finite: una donna d’alto borgo (Ol’ga Kondorova) decide, per gioco, di andare a visitarlo con il chiaro scopo di tentarlo. Per resistere Padre Sergio decide di tagliarsi un dito, soffocando il richiamo verso la perdizione con il dolore fisico. La giovane rimane talmente colpita dal gesto del frate che si rinchiude in un convento facendosi monaca. La fama del principe si diffonde per lo stato e pellegrini da tutto il mondo gli richiedono guarigioni miracolose e preghiere. Ma la passione per Padre Sergij non è terminata: un giorno un mercante (Iona Talanov) porta da lui la figlia (Vera Orlova), la cui pazzia l’ha portata alla ninfomania, con la speranza di vederla guarita. È la goccia che fa traboccare il vaso: Padre Sergij cede incredibilmente al richiamo della carne. Distrutto per quello che ha fatto fugge dal suo convento e conduce una vita errabonda, chiedendo elemosina e leggendo la bibbia ai più poveri. Nel finale verrà arrestato per vagabondaggio e inviato in Siberia dove forse, attraverso il lavoro forzato, potrà finalmente espiare la colpa che lo divora nell’animo.

Nel finale del racconto, il protagonista lavorava in Siberia per un proprietario terriero insegnando nel mentre ai bambini e curando i malati. Il finale del film, insomma, è assolutamente drammatico e senza via di scampo, quasi a voler penalizzare eccessivamente un uomo che ha sacrificato tutto quello che aveva per mantenere intatto il proprio onore e quello dello stato. Questo lento e inesorabile declino verso il cedimento al peccato è interpretato magistralmente da Mozžuchin, la cui lenta trasformazione avviene anche attraverso un invecchiamento creato con un trucco molto curato. Con la crescita della sofferenza del protagonista, catturata da splendidi primi piani e gesti studiati dell’attore, aumentano i segni dell’età sul volto di Padre Sergij accentuati anche dalla capacità dell’attore di renderli usando la sua gestualità corporea. Non mancano sperimentazioni azzardate ma riuscite da parte del regista Protazanov, tra cui spicca la scelta di togliere, nella scena in cui la donna cerca di tentarlo, il muro accanto alla porta chiusa in modo da mostrare, al contempo, il patimento di Sergij e il divertimento della giovane che spera di poter portare il frate a peccare. Come detto durante la presentazione del film, il regista era sostanzialmente un autodidatta e questo lo portava spesso ad essere piuttosto audace nelle sperimentazioni, non sempre con risultati soddisfacenti, ma in questo caso la sua intuizione è stata decisamente riuscita.

Purtroppo per noi, Отец Сергий non mi risulta sia stato edito in dvd, seppure un’edizione restaurata esiste ed è stata trasmessa anche per un breve periodo su Mubi. Speriamo che questa mancanza possa essere presto colmata.

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Ordine di arresto (Order na aresht – Ордер на арест) – Heorhii Tasin (1926)

order_na_arehstTra i film in programma quello che più mi ha colpito è stato Order na aresht, un film che racconta gli strenui tentativi di una donna di resistere ai tentativi di tortura degli zaristi per farle rivelare notizie sensibili sui rivoluzionari.

I rilvuzionari devono abbandonare la città e il loro capo, Serhii (Chajri Ėmir-Zade), decide di affidare alla sua amata Nadja (Vira Vareckaja) una lettera molto importante. Qualcuno però tradisce e la povera Nadja viene arrestata davanti agli occhi del figlioletto. Il capo dei servizi segreti le fa credere che Serhii sia stato catturato e abbia tradito e cerca di convincerla che potrà rivedere il figlio qualora rivelasse il nascondiglio del documento. La ragazza resiste disperatamente ma ha un collasso e viene ricoverata. In ospedale delira e senza volerlo rivela alcune informazioni importanti rendendosi così incolpevolmente complice della cattura di 14 rivoluzionari. Plot twist: si scopre che il traditore, Valerij (Nikolai Kutuzov), era in realtà il marito di Nadja che lei aveva abbandonato dopo aver incontrato Serhii. Tutto quello che è accaduto è frutto della sua terribile vendetta: prima l’ha consegnata ai nemici e poi le ha sottratto il figlio promettendole, come scrive in una lettera, di crescerlo come controrivoluzionario. Ma il costo da pagare sarà ancora più grande per Nadja, perché con il ritorno dei rivoluzionari lei dovrà dare conto della morte dei suoi compagni. Distrutta dal dolore Nadja si autoaccusa davanti a Serhii e si toglie la vita.

La tragedia di Nadja viene raccontata in maniera molto vicina alla sensibilità contemporanea e con una fotografia e montaggio davvero molto curati. Attraverso montaggi serrati e un’attenzione quasi minacale per i primi piani viviamo insieme alla protagonista il dramma dell’interrogatorio, l’incalzare continuo delle domande e i trucchi psicologici messi in atto per farla crollare. Sono un grande appassionato di film che parlano dell’argomento in cui potremo inserire anche 1984 di Orwell ma di cui forse Buio a Mezzogiorno di Koestler ne è un esempio più calzante. Mi ha sempre spaventato il modo in cui la psiche umana possa essere manipolata e distrutta, il modo in cui torture fisiche ma soprattutto psicologiche possano essere portate avanti senza pietà pur di raggiungere uno scopo. Ricordo ancora quando da piccolo vidi Roma città aperta e di quanto rimasi sconvolto dalla scena in cui i protagonisti vengono torturati dai tedeschi. Probabilmente è stato allora che mi sono reso conto del male che gli uomini potevano farsi vicendevolmente. Insomma, per tanti motivi Order na aresht è stato in grado di emozionarmi e toccare la mia sensibilità, di farmi vivere il dramma di una donna che, pur di resistere e portare avanti quello in cui credeva, si è ritrovata priva di tutto, in una disperazione così totale che forse poteva essere raccontato solo dal cinema sovietico.