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Il Mantello Magico di Oz (The Magic Cloak of Oz) – J. Farrell MacDonald (1914)

Queen_ZixyQueen Zixi of Ix, or The Story of the Magic Cloak (1904) fa parte delle storie di Baum che si svolgono al di fuori del Mondo di Oz, oltre i deserto invalicabile che circonda quelle terre. Eppure, quando nel 1914 la Oz Film Manufacturing Company decise di farne una trasposizione, pensò bene di inserire nel titolo il nome di Oz e far comparire qualche personaggio già noto per favorirne la diffusione. Ma di cosa parla questo film?

Le fate di Oz creano un mantello magico in grado di realizzare i desideri delle persone tristi, a patto che esso sia stato donato e non rubato. Fluff (it. Rita – Mildred Harris) e Bud (it. Lallo – Violet MacMillan) hanno appena perso il loro padre per un incidente e sono stati affidati alla Zia Rivette (Mai Wells) per andare a vivere nella terra di Notopia, la capitale di Nolandia. Qui i cittadini stanno vivendo un dramma, perché il loro Re è morto senza lasciare eredi e, secondo il regolamento cittadino, dovranno concedere la corona alla quarantasettesima persona che varcherà le mura, chiunque essa sia. Fluff riceve il mantello dal messaggero delle fate e chiede di essere nuovamente felice: Bud diventerà il nuovo Re di Notopia e sperpererà i soldi del tesoro per comprare giochi insieme alla sorella. Nel frattempo il mulo Nicodemo (Fred Woodward), di proprietà della Zia Rivette, si ritrova a dover difendere la piccola Mary che è stata rapita da alcuni malviventi. Metterà insieme un esercito di animali (compreso il Leone Pavido, lo Zoop e il Brillo), per liberarla. Intanto un nuovo pericolo minaccia la città di Nolandia: i Rudi-Rolli decidono per capriccio di assediarla e prendono il potere. Gli abitanti del regno vorrebbero usare il mantello magico per liberarsi di loro ma esso è stato rubato dalla Regina Zixi di Ixlandia (Juanita Hansen), che desiderava liberarsi di una maledizione che la costringeva a vedere la sua vera età allo specchio (aveva centinaia di anni ma nell’aspetto sembrava sempre giovane). Ritrovato il mantello e con l’aiuto dell’esercito di animali, la città di Notopia viene liberata.

Prima ancora degli scontri e alleanza tra mostri godzilliani o dei crossover tra Monsters della Universal, in The Magic Cloak of Oz troviamo un’alleanza tra gli animali del mondo di Oz che si uniscono per il bene di una bambina prima e del regno di Notopia poi. Ecco quindi rivelata l’identità del mulo che ci rompeva le scatole dal primo film: si tratta di Nickodemus, “eroe” creato appositamente per le versioni cinematografiche, così come lo Zoop e il Corvo. Le scene con loro protagonisti sono però molto divertenti e vista anche la breve durata del film questo è probabilmente il più godibile del pacchetto. A livello “visivo” la parte più interessante è quella iniziale del film, dove le fate vengono mostrate con la tecnica della sovraesposizione, che gli conferisce quell’aspetto “ectoplasmico” che accompagnava nell’immaginario di allora le figure fatate o extraterrene, e la presenza di una luna molto simile a quella di Méliès.

Rispetto al racconto originale non ci sono tantissime differenze:

– Nel libro la mantella cambia spesso di proprietario anche perché ognuno di essi può esprimere massimo un desiderio
– Nel libro sono assenti gli animali ed è aggiunta qualche sottotrama in più.
– I Roly-Rogues (Rudi-Rolli) sono sconfitti grazie a un potente sonnifero, perché la mantella viene distrutta per sbaglio.
– Nel finale originale Bud chiede al mantello di poter essere il miglior Re che la città abbia mai avuto e la Regina Zixi, punita per aver usato la magia, torna nel suo regno per governare saggiamente ma con la paura di incappare in uno specchio.

 

Come detto sopra, tra le varie produzioni della Oz Film Manufacturing Company, questa è sicuramente la più riuscita e divertente, sia per la sua breve durata che forse per l’assenza dei personaggi storici, escluso il Leone Pavido, che probabilmente mettevano una certa pressione a Baum nel momento in cui doveva lavorare alla sceneggiatura. Senza i personaggi dello Spaventapasseri o della Ragazza di Pezza, la recitazione risulta più pacata, nonostante la presenza degli animali tra cui il mio odiato mulo Nicodemo.

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Sua Maestà lo Spaventapasseri di Oz (His Majesty, the Scarecrow of Oz) – J. Farrell MacDonald (1914)

scarecrow_oz1Siamo abituati che da un libro venga tratto un film o, al limite, che film e romanzo vengano sviluppati insieme (come accadde con 2001 Odissea nello Spazio sceneggiato e romanzato da Arthur C. Clarke). His Majesty, the Scarecrow of Oz è un caso tutto particolare, perché L. Frank Baum, autore della saga di Oz nonché produttore e sceneggiatore per la sua The Oz Film Manufacturing Company, creò prima la versione cinematografica nel 1914 per poi adattarla in forma di racconto un anno più tardi con il titolo di The Scarecrow of Oz.

Non avendo i diritti cinematografici per le sue prime opere, Baum volle creare una sorta di nuovo inizio con questo film reintroducendo i personaggi principali e inserendoli in una storia nuova. Ritroviamo così Dorothy (Violet MacMillan), il Leone pavido (Fred Woodward), il Boscaiolo di Latta (Pierre Couderc) e lo Spaventapasseri (Frank Moore) alle prese con la triste storia del regno di Rogna dove governa il malvagio Re Krudelio (Raymond Russell) che vuole costringere la Principessa Gloria (Vivian Reed) a sposare uno spasimante scelto da lui e non il suo amato giardiniere Pon (Todd Wright). Per spezzare questo amore, Krudelio chiederà aiuto alla Strega Mombi (Mae Wells) che le congelerà il cuore. Diventata priva di ogni sentimento la ragazza rifiuterà sia Pon che il suo spasimante. I nostri eroi decideranno che è giunto il momento di ribellarsi al malvagio Krudelio e lo spodesteranno mettendo sul trono prima lo Spaventapasseri (come nella storia originale) che poi Gloria una volta guarita.

La storia è piuttosto godibile rispetto agli altri film che abbiamo visto, anche se lo Spaventapasseri fa esattamente come la Ragazza di Pezza seppur in maniera non così esagerata: non sta fermo un secondo! Prendere un frame per l’articolo diventava a volte una vera impresa. Ovviamente rispetto al libro ci sono tante differenze, infatti nel romanzo i protagonisti sono la piccola Trot e il Capitano Bill aiutati dallo strambo Elicano. Dei personaggi principali del Mondo di Oz interviene direttamente solo lo Spaventapasseri, come inviato della Regina in persona per risolvere la triste situazione del regno di Rogna. Ella infatti segue le vicende “come al cinematografo” assieme a Dorothy e decide di intervenire. Per maggiori informazioni sulla versione cartacea vi rimando al blog burzee, da cui ho tratto l’immagine della copertina.

Come in The Patchwork Girl of Oz, ci sono degli elementi carini a livello realizzativo come la scena in cui la strega congela il cuore di Gloria (vedi sopra) o quella in cui l’uomo di latta le taglia la testa (vedi sotto). Non manca neanche una scena subacquea con protagonista lo Spaventapasseri che rimane incagliato al centro del lago. La recitazione è leggermente meno esagerata rispetto ai due precedenti che abbiamo trattato e nel complesso l’ho trovata più digeribile. Continua l’apparizione dell’equino dispettoso che è ormai una costante dalla prima trasposizione del 1910.

Tra gli adattamenti visti fino ad ora, His Majesty the Scarecrow of Oz è sicuramente il più riuscito, sebbene mantenga quegli elementi buffoneschi che caratterizzano purtroppo la produzione muta legata al mondo di Oz.