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La Perle – Henri d’Arche (1929)

marzo 5, 2015 1 commento

Prima di iniziare questa recensione vorrei fare un passo indietro, per spiegare come sono venuto a conoscenza del film. Ogni film ha la sua storia e le scoperte personali possono avvenire per caso, specie per film particolari come questo. La persona che devo ringraziare per questo è Michele Ketmaier, che ha messo la sua musica al servizio del cinema muto. Ha fondato assieme ad alcuni amici un gruppo Jazz dal nome evocativo, Radiodays, con cui ha iniziato la sua avventura. Tra i film eseguiti dal vivo troviamo anche La Perle, che rientra in un progetto denominato NE29 – nord Europa 1929 eseguito dal vivo al cineforum di Bolzano il 4 aprile 2014. I due film presentati furono La Perle e Regen. Di Regen parleremo un’altra volta, vi dico solo che è un “documentario” che cattura Amsterdam in una giornata di pioggia. Del resto i Radiodays hanno mostrato un interesse concreto nei confronti dei quadri cittadini, musicando anche Berlino sinfonia di una città (1927). La cosa che mi ha colpito è la capacità del gruppo di coinvolgere lo spettatore trasmettendo in maniera genuina le loro emozioni, regalando a chi guarda il film un nuovo punto di vista a tratti illuminante. La Perle è un caso paradigmatico perché quella dei Radiodays è probabilmente la prima versione che si stacca dalla solita interpretazione “pessimistica” per svoltare invece verso una più “ottimistica” e vivace che cambia completamente l’approccio al film. Va anche detto che questo è probabilmente uno dei rari casi in cui questa dicotomia non solo è possibile ma assolutamente necessaria per vedere le vicende sotto nuova luce, e di conseguenza traendone conclusioni differenti. Ancora più straordinaria è la loro capacità di farlo mettere mai la musica al di sopra del film, compito tutt’altro che semplice.

Dopo questo doveroso cappello introduttivo passiamo finalmente alla recensione vera e propria. La Perle è un film surrealista del belga Henri d’Hursel, qui sotto lo pseudonimo di Henri d’Arche. Grande amante del cinema muto, d’Hursel dirigerà solo questo film nella sua vita. Allo stesso modo anche l’autore del soggetto nonché protagonista del film, Georges Hugnet, non scriverà altro per la settima arte, dedicandosi solo alla poesia e al teatro. Ci si aspetterebbe allora un film acerbo e invece non è affatto così: La Perle dimostra infatti una grande maturità, tanto che la Cinémathèque royale de Belgique ha definito questo lavoro “la brillantezza dell’inesperienza”. La storia ruota tutta attorno ad una collana di perle, unico elemento reale e costante della vicenda (ma ne siamo proprio sicuri?). Gli altri avvenimenti sono del tutto surreali e il racconto assume i tratti di un’esperienza onirica. Riconoscere il reale dal fantastico diventa quasi impossibile e proprio per questo l’interpretazione assume un carattere molto personale. Vi consiglio allora di fare una cosa: guardate il primo video sottostante e spegnete l’audio. Guardate le immagini e lasciatevi guidare nella vostra interpretazione. Poi rivedetelo con l’audio, curato dai Radiodays, e cercate di capire se la vostra impressione è la stessa di chi ha musicato il film. Se siete ancora non vi basta guardatevi anche il secondo video, che presenta un accompagnamento musicale più tradizionale. Siete pronti? Fatemi sapere cosa ne pensate!

Se volete incentivare i Radiodays potete acquistare il dvd, che dovrebbe essere stato rilasciato qualche tempo fa dal Cineforum di Bolzano, contenente La Perle, Combat de boxe di Louis Feuillade (1915) e Visions de Lourdes di Charles Dekeukeleire (1932).

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Maudite Soit la Guerre (Vervloekt zij den oorlog) – Alfred Machin (1914)

luglio 23, 2014 Lascia un commento

Tra i film proiettati sotto le stelli bolognesi di Piazza Maggiore, Maudite soit la Guerre è probabilmente il più intenso. Era il Maggio del 1914 quando il film veniva presentato ufficialmente al grande pubblico, prima dell’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando del 28 Giugno e della dichiarazione ufficiale della Prima Guerra Mondiale del 28 Luglio dello stesso anno. Alfred Machin scrive e dirige un film antimilitarista piuttosto profetico visto il periodo in cui è stato girato, a cavallo tra il ’13 e il ’14, e la sua data di uscita. Teniamo comunque presente che il sentore di una guerra ad ampio respiro era molto sentito in Europa in quel periodo, come dimostrano i tanti film dello stesso tipo girati prima del 1914. Per rendere universale il suo racconto, come spesso è capitato, Machin non dice mai il nome degli stati in conflitto.

Adolphe Hardeff (Baert) è un giovane aviatore che, per migliorare la propria formazione, viene inviato dal padre a casa di un amico che abita in un altro stato. Viene ben accolto dal Signor Modzel (Fernand Crommelynck) e dalla Moglie (Nadia D’Angely) che hanno due figli Sigismond (Albert Hendrickx) e Liza (Suzanne Berni). Il ragazzo si ambienta subito nel nuovo stato tanto da sentirlo proprio. A cementare questo sentimento, nasce anche l’amore con Liza, che lo ricambia. Viene però data una triste notiza: tra lo stato di Liza e quello di Adolphe scoppia la guerra. Il ragazzo torna a casa ed sotto gli ordini del suo generale bombarda con il proprio aereo lo stato d’adozione. Un giorno il suo aereo viene abbattuto e Adolphe, a seguito di uno scontro sanguinoso, perde la vita. Ironia della sorte, nello scontro muore anche Sigismond, colpito da una pallottola di Adolphe. Il Tenente nemico Maxime (Henri Goidsen), ruba un ciondolo dal corpo senza vita di Adolphe e si reca dalla famiglia Modzel per recargli la triste notizia della morte del loro figlio Sigismond. Nel farlo nota Liza di cui si innamora. Un anno dopo questi accadimenti, Maxime è sempre più deciso a sposare Liza. Un giorno lei nota il ciondolo di Adolphe, che proprio lei gli aveva regalato. Maxime le racconta dunque come se lo è procurato. Sconvolta dall’atrocità della guerra, la ragazza fugge ed entra in un’ordine monastico: “la tristezza di un amore dura tutta la vita: maledetta sia la guerra!

“Maledetta sia la guerra” (Vervloekt zij den oorlog) è in realtà la frase che Adolphe aveva segnato su una foto che aveva donato a Liza. Questo rafforza ancora di più il legame emotivo tra Adolphe e Liza, perché lei, ogni volta che riguarderà il ritratto del ragazzo, si ricorderà dei terribili avvenimenti bellici che le hanno strappato la giovinezza ma soprattutto la felicità. Alfred Machin costruisce un racconto breve ma estremamente intenso che si gioca essenzialmente sul rapporto tra quattro personaggi. Ma il protagonista non è di fatto un uomo, quanto l’atrocità della guerra stessa e il conseguente dolore provocato alle famiglie, spesso completamente devastate da decisioni folli, dettate più dall’interesse economico che non sociale. Adolphe ne è la testimonianza, perché lui ama il suo paese tanto quanto la terra che l’ha ospitato, ma è costretto per volere dei ministri a lottare contro il suo amore, spinto dagli ordini di chi poi la guerra non la vive in prima persona, limitandosi a dare indicazioni. Punto di forza di questo film, oltre al significato, è la splendida colorazione a mano della pellicola, restaurata in tutta la sua bellezza dall’EYE Filmmuseum e dalla Cinématèque Royale de Belgique. Grazie ad essa le immagini assumono nuova profondità e le scene più intense vengono amplificate dagli splendidi colori selezionati nei minimi dettagli. Maudite soit la Guere è il primo film muto belga che io abbia mai visto e devo dire che sono rimasto molto colpito tanto da voler approfondire l’argomento. L’edizione in dvd attualmente in commercio è quella edita dal Filmmuseum che ripota il titolo fiammingo  Vervloekt zij den oorlog. Se non l’avete ancora visto consiglio vivamente l’acquisto.

Note:la foto in alto ritrae il monumento ai caduti di Gentioux, nel Limosino.