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Posts Tagged ‘Edith Posca’

Non uccidete più (Tötet Nicht Mehr! – Misericordia) – Lupu Pick (1919)

Tötet Nicht MehrTra i film presentati in rassegna durante il Cinema Ritrovato 2019 c’è stato anche Tötet Nicht Mehr, film del regista rumeno Lupu Pick che è una sorta di manifesto contro la pena di morte. In oltre due ore si sviluppano le vicende dei personaggi che si ritrovano a fare i conti con la legge per aver ucciso degli uomini ingiusti.

Erik Paulsson (Lupu Pick) è un violinista affermato ed ha un figlio che ama molto. Questi viene condannato a morte perché partecipa a riunioni rivoluzionarie. Erik si lancia contro l’esecutore della condanna (Bernhard Goetzke) e viene mandato in carcere. Evade assieme a Lundt (Eduard Rothauser), segretario del comandante e cambia città. Comincia una nuova vita, ha una figlia piccola e inizia ricomincia a suonare il violino. Durante una serata si presenta il comandante che ha condannatoil figlio ed Erik lo uccide. Grazie alla difesa di Lundt, diventato avvocato, riceve l’ergastolo e non la pena di morte. Passano 18 anni e viene liberato per buona condotta. La figlia Karin (Edith Posca) sta per sposare Sebald Brückner (Johannes Riemann), figlio del pubblico ministero Brückner (Albert Patry) che voleva condannare Erik a morte. Scoperta l’identità del padre di Karin, il padre di Sebald rompe i contatti col figlio costringendolo a una via di stenti. Prova a scrivere una commedia che recita con la moglie, ma il direttore del teatro (Rudolf Klein-Rhoden) cerca di usare violenza sulla ragazza e una volta respinto chiude lo spettacolo e manda maldicenze sui due ai suoi colleghi. Sebald cerca di andare a casa del direttore dle teatro per chiarirsi ma questi lo assale e lui lo uccide per sbaglio. La sua pena è la condanna a morte, beffa perché il pubblico ministero Brückner ne era grande fautore.

Sebbene il messaggio sia splendido, il film è davvero pesante e a volte poco coerente nello svolgimento. Il Jumping the Shark c’è quando Sebald e Karin iniziano a portare avanti la loro commediola di Pierrot e Colombina, da lì in poi il film diventa troppo pesante e difficile da seguire, perché porta avanti eccessivamente alcuni punti senza prendere lo spettatore. Per intenderci, quando Sebald viene arrestato e processato mancano ancora trenta minuti alla fine e il regista si sofferma troppo a lungo sull’arringa, di una verbosità e retorica fastidiosa, e sul momento in cui aspetta l’esecuzione capitale. Se volessimo poi fare le pulci alla storia, la vera colpa di tutto sta in Lundt che prima è segnatario della morte del figlio di Erik Paulsson e poi non si prende decisamente cura della figlia Karin o delle sue problematiche sebbene in teoria ne fosse il tutore. Insomma il fautore della giustizia e della fine della tortura non è altri che colui che da cui partono le disgrazie della famiglia.

Insomma Tötet Nicht Mehr è un film inutilmente lungo e pesante, che pur mandando un messaggio importante non riesce a veicolarlo con una messa in scena coinvolgente e ben costruita. Il soggetto, originale e scritto da Pick e Gerhard Lamprecht, ha davvero tanti limiti.

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Sylvester – Lupu Pick (1924)

SylvsterStrano che un regista che ha fatto un film così tradizionale nella sua composizione come Tötet nicht mehr (1919), abbiamo girato nel giro di poco tempo dei film sperimentali seguendo il movimento Kammerspiel. Sia il regista Lupu Pick che lo sceneggiatore Carl Mayer avevano precedentemente lavorato a film sul genere, i due erano per altro alla quarta collaborazione.

Nella notte di San Silvestro un Uomo (Eugen Klöpfer) si ritrova ad accogliere la madre (Frida Richard) con l’iniziale ritrosia della moglie (Edith Posca). Il sentimento di astio si trasforma presto in affetto e le due sembrano legare molto. La madre cambia però totalmente atteggiamento quando vede la foto del figlio con la moglie e poi quella di lei assieme a lui, forse per gelosia. L’anziana donna tenta quindi di strangolare la moglie e ne nasce un acceso diverbio che porta la ragazza a imporre al marito la cacciata della madre. Conteso tra i due amori, l’uomo si toglierà la vita mentre la gente festeggia per le strade l’arrivo del nuovo anno.

Il film è stato proiettato in piazzetta Pasolini in ricordo di Enno Patalas che vide una splendida copia giapponese del film durante le Giornate di Pordenone innamorandosene. Purtroppo non ho condiviso l’amore per Syvelster, nonostante avesse alcune particolarità interessanti. Il film alterna alle vicende dell’uomo quelle della festa per le celebrazioni della notte di San Silvestro, che si accendono in funzione dello svolgimento delle vicende. Oltre a questo compare quattro volte la scena di un mare in tempesta che nel finale si calma finalmente con la morte dell’uomo, cosa che sembrerebbe simboleggiare il patimento interiore del protagonista che si calma finalmente nel momento del suicidio. Devo dire che questi intermezzi non mi sono sembrati integrati con la narrazione e sembrano un’aggiunta accessoria. C’è sicuramente un bel lavoro con le inquadrature, specie dei volti dei personaggi, che in linea con il genere sono poco truccati e tendenti ad una rappresentazione più “realistica”. Le riprese si alternano tra quelle molto dinamiche nelle scene ambientate in strada a quelle più statiche e claustrofobiche ambientate nella stanza dove sono presenti i personaggi principali.

Che dire, non è certo un film che si vede tutti giorni, la sua trama è abbastanza sperimentale sviluppandosi sostanzialmente in pochi minuti ma portando in essi grandi e, forse troppo, repentini stravolgimenti. Contando la versione reperibile sul web, vi consiglio sinceramente di starne alla larga, perché non godreste affatto di quei dettagli e particolari che rendono il film interessante, lasciandovi solo alla narrazione con tutti i suoi limiti.