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Posts Tagged ‘Boris Karloff’

Il Mostro (The Monster) – Roland West (1925)

La vicenda raccontata in The Monster fa parte di un lungo filone che abbiamo già analizzano con Il castello degli spettri di Paul Leni (1927):”la commedia Horror”. Con questo termine mi piace intendere quella tipologia di film in cui le vicende, di base ambientate in case spettrali tra tranelli e sparizioni misteriose, sono condite con una spruzzata di comicità. In queste pellicole il protagonista, tutt’altro che il classico uomo tutto d’un pezzo, tra gag e pasticci arriva a risolvere il mistero. In questo caso la parte è affidata a Johnny Arthur, attore dalla lunga carriera, capace di superare la barriera del sonoro. Non avranno la stessa fortuna gli altri protagonisti della vicenda a partire dal nostro amato Lon Chaney, qui nel ruolo di uno scienziato pazzoide, fino alla bella di turno, Gertrude Olmstead, nota per la sua interpretazione in Cobra accanto al grande Rodolfo Valentino. The Monster è forse il film della trilogia “dark house” di West, che includeva anche The Bat (1926) e The Bat Whispers (1930), quest’ultimo celebre anche per aver ispirato a Bob Kane il personaggio di Batman.

Johnny Goodlittle (Johnny Arthur), fresco Detective per corrispondenza, coglie l’occasione per usare il suo distintivo occupandosi cercando di risolvere l’enigma che si cela dietro ad alcune sparizioni misteriose. Il problema è che, per la sua semplicità, nessuno sembra prestargli attenzione. Come se non bastasse la sua amata Betty Watson (Gertrude Olmstead) sembra avere più attenzioni per il ben più piazzato Amos Rugg (Hallam Cooley). I tre si ritrovano rinchiusi nell’inquietante casa del pazzoide Dr. Ziska (Lon Chaney) che, con l’aiuto di alcuni personaggi a dir poco inquietanti, cerca di scoprire i segreti della vita a loro spese. Tra colpi di fortuna e una impensabile temerarietà Johnny riuscirà a conquistare l’amore della sua Betty e far imprigionare la combriccola.

Un film divertente e scansonato. Il personaggio del Dr. Ziska sembra essere disegnato per Bela Lugosi, del resto interpreterà tantissimi ruoli del genere tra The Devil Bat e Ghosts on the Loose (tanto per dirne due) o per Boris Karloff, anche lui non estraneo a ruoli di questo tipo. Il film scivola piacevolmente ed il personaggio di Johnny regala qualche sorriso. Niente di eccezionale comunque ma che lascia qualcosa di postivio. Così chiude la pagina dedicata al film del sito 366weirdmovies: “The Monster is not great cinema, its not the best West, best Chaney, or best Old Dark House movie (James Whale would deliver that seven years later), but it is silent pulp and, in the right mindset, it can take you back to the days of milk duds and acne“. E non possiamo che dargli ragione. The Monster non è edito in Italia ma è comunque reperibile l’edizione transalpina, contenente il film in inglese sottotitolato in francese, ad un prezzo molto ridotto.

Il Golem: Come venne al mondo (Der Golem, wie er in die Welt kam) – Paul Wegener, Carl Boese (1920)

Noto anche come “L’uomo d’argilla“, questo film è certamente uno tra i più importanti della storia del muto. Weneger aveva precedentemente diretto (sempre a quattro mani) ed interpretato altre due volte il Golem nel 1915 in “Der Golem” e nel 1917 in “Der Golem und die Tänzerin” (il Golem e la ballerina), purtroppo entrambi sono andati perduti. Questa mancanza, a mio avviso, non ci permette di gustare a pieno il film: sono infatti persuaso che i riferimenti ai precedenti capitoli siano molti e frequenti. Le vicende dell’uomo d’argilla mi sono particolarmente a cuore grazie alle leggendi praghesi che mi accompagnavano prima di andare a letto durante la mia infanzia. A livello topografico le ricollego ovviamente a Praga e, ancora più nello specifico, al grande cimitero ebraico.

Siamo nel XVI secolo nella comunità ebraica di Praga, per l’appunto. Qui facciamo la conoscenza del Rabbino Jehuda Löw (Albert Steinrück), della figlia Miriam (Lyda Salmonova) e del suo aiutante Famulus (Ernst Deutsch). Consultando le stelle il saggio Rabbino capisce che una sventura sta per colpire il popolo ebraico e inizia a costruire un enorme uomo d’argilla: il Golem (Paul Wegener). L’intuizione si rivela esatta: poco tempo dopo giunge nel ghetto il  Cavaliere Florian (Lothar Müthel), come messaggero dell’imperatore, il quale intima alla popolazione ebraica di lasciare entro una settimana la regione…

(se non volete sapere come va a finire la storia non leggete da qui in poi…)

Completata la creazione del Golem, al termine di uno stupefacente rito magico, Jehuda Löw riuscirà a convincere l’imperatore a tornare indietro sui suoi passi. Ma per colpa di Famulus, geloso della relazione nata tra Miriam e il Cavaliere Florian, il Golem si ribella, innamoratosi a sua volta della ragazza. Solo l’intervento casuale di una bambina risolverà la situazione.

(potete riprendere la lettura da qui..)

Uno dei capolavori dell’espressionismo tedesco, di cui il film porta tutte le caratteristiche. La materia inerte del Golem prende vita grazie ad un rito magico e un sigillo, rappresentato da una stella a cinque punte contenente la parola “aemaet” (verità). Solo rimuovendo questo simbolo il Golem perde la sua forza vitale e torna al suo stato originario. Grande attenzione alla scenografia, in particolare nella rappresentazione del ghetto, che risulta essere quasi decadente, in un gioco di oscurità e ombre che contribuiscono ad accrescere la drammaticità degli avvenimenti. Ogni immagine nasconde un significato nascosto e sembra scavare dentro l’anima dei personaggi. Ogni scena, ogni sequenza sembra aver avuto un seguito nella filmografia mondiale. Non so se è stata solo una mia impressione, ma oltre una chiara ed evidente influenza sul Frankenstein di James Whale (1931) con Boris Karloff a fare da mostro, ho visto addirittura un pre-Fantasia (1940) dove la reppresentazione del l’apprendista stregone sembra ispirarsi liberamente proprio al nostro Golem. L’uomo d’Argilla sembra infatti proprio precursore della rappresentazione dei grandi mostri del cinema, rappresentati in tutta la loro solitudine ed impossibilità di amare ed esprimere i loro sentimenti. Derisi o allontanati dalla folla e, infine, per paura, distrutti da essa. La scena in cui il Golem prende in braccio la bambina, è assolutamente  un classico di questa tipologia di film, e serve a mostrare al pubblico l’anima di queste creature.