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Posts Tagged ‘Gabriel Signoret’

La Cigarette – Germaine Dulac (1919)

La Cigarette è forse il primo film vero e proprio di Germaine Dulac, ma soprattutto è il primo film superstite della sua produzione. Dopo essersi dedicata specialmente a cortometraggi, eccola alle prese con un film di quasi un’ora. Nonostante sia una delle prime opere della Dulac, il film include già alcuni degli elementi costitutivi della sua opera che si fonda tutto sul rapporto uomo donna e sui contrasti tra moglie e marito, dove i personaggi maschili sono forse più ottusi e angustiati da situazioni inesistenti, mentre le donne vittime sostanziali del loro comportamento.

Pierre Guérande (Gabriel Signoret), è sposato con una donna molto più giovane di lui, Denise (Andrée Brabant). Nonostante il loro amore sia molto forte, la differenza d’età inizia a farsi sentire. Mentre Pierre preferisce portare avanti i suoi studi sull’antico Egitto, lei pensa più a divertirsi senza riuscire però a coinvolgerlo. Inizia quindi ad uscire con il giovane Maurice (Jules Racourt), che le fa una corte serrata. Pierre è preso dalla gelosia, ma convinto che la moglie corrisponda l’amore del ragazzo, decide di darsi la morte con un metodo molto sottile. Aggiunge al contenuto di una sigaretta un composto letale e poi la inserisce in mezzo ad altre quarantove sigarette. Una dopo l’altra le sigarette finiscono, ma nessuna è quella letale. Giunto di fronte all’ultima, Pierre è sicuro di stare per morire. Sarà davvero così?

Il film è decisamente ben strutturato e la Dulac non perde occasione per sperimentare. La Cigarette oscilla tra i generi: si balza di continuo dalla commedia alla tragedia. Fino all’ultimo lo spettatore è dubbioso sul finale, Pierre si salverà o morirà assieme all’ultima sigaretta? Qui probabilmente sta la genialità della regista che aveva curato la sceneggiatura assieme a Jacques de Baroncelli. Ci sono appena tre personaggi nella storia, eppure questo è più che sufficiente per rendere le vicende interessanti. Anche questa sarà più o meno una costante nella produzione dulacchiana, un lei, lui e l’altro sostituito a volte con la presenza di due personaggi femminili e uno maschile. Questa sua dimostrazione è forse la dimostrazione che senza strafare, ma costruendo una storia con intelligenza, è possibile creare un film emozionante e godibile. La produzione successiva della Dulac sarà molto differente da questo primo lungometraggio, ed è capitato durante il Cinema Ritrovato che chi non ha apprezzato gli altri film, ha invece amato molto La Cigarette. Personalmente ho amato il carattere poliedrico della produzione della regista nella sua interezza e questo film rappresenta un punto di partenza molto interessante. La differenza, più che nei temi, sta nel modo in cui essi sono trattati. Qui ci troviamo in fin dei conti davanti a un film molto tradizionale nelle riprese, da lì in poi anche la fotografia sarà un modo per giocare e divertire.

Note: l’immagine del film è tratta dal sito della Cineteca di Bologna.

Cortometraggi per un Natale Muto – Parte 4

Ed eccoci all’ultimo appuntamento dedicato alle produzioni mute relative al Natale. Non potevo che terminare parlando di due cortometraggi diretti da due istituzioni del cinema muto francese: Georges Méliès e Louis Feuillade. Se il primo,come capita per le prime produzioni di Méliès, è davvero brevissimo e quasi onirico, il lavoro di Feuillade si rivela molto più complesso ed interessante ed è forse il cortometraggio muto dedicato propriamente al Natale più complesso e meglio strutturato.

– Le rêve de Noël – Georges Méliès (1901)

Questo brevissimo cortometraggio è articolato in diverse sezioni. Tutto inizia con dei bambini che vengono messi a letto dalla governante. Partono poi di quadri sognanti tra campane che suonano e feste esasperate. Nell’ultima parte i bambini si svegliano per ricevere i loro regali di Natale. Parte allora una danza sotto la neve dal chiaro valore simbolico.

Personalmente ho trovato il breve corto un po’ confusionario ma comunque divertente nella sua bizzarria. Quello che comunque traspare è l’estrema felicità che il Natale porta a grandi e piccini. Ognuno ha i suo bisogni: i grandi preferiscono grandi mangiate e schiamazzi, mentre i bambini scartare i loro splendidi regali.

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– Le Noël du poilu – Louis Feuillade (1916)

La cosa interessante di questo cortometraggio è il fatto che si parli di un argomento effettivamente caro alla sensibilità della gente dell’anno in cui veniva proiettato il film. Ricordiamo che dal 1914 al 1918 la Francia partecipava alla sanguinosa I Guerra Mondiale, caratterizzata dalle stenunati attese in trincea e dalle cariche spesso suicide. I cari, era evidente, erano perennemente in pena per i soldati, così come questi ultimi pensavano sempre alle loro famiglie. Quale miglior momento, quindi, per alleviare le pene dei soldati se non durante il Natale?

Il Natale si avvicina e il caporale Jean Renaud non può ricevere il permesso per festeggiare il Natale con la sua famiglia perché i suo cari sono rimasti al Nord, invaso dal nemico. In Turenna la Signora Datois, madrina del soldato, viene a conoscenza che la Signora Renaud e la figlia fanno parte di un gruppo di rifugiati e fa pressione sulle autorità affinché vengano fatte alloggiare in casa sua. Decide poi di organizzare una sorpresa a Jean. Il caporale, infatti, ignaro di tutto, viene invitato dalla Signora Datois alla veglia Natalizia ottenendo così il permesso. Una volta giunto nella villa può finalmente riabbracciare la sua famiglia felice e commosso dallo splendido regalo…

A mio avviso questo Noël du poilu è uno splendido quadro di un determinato periodo storico. Bisogna dire che esso è decisamente edulcorato e forse lievemente propogandistico. Basterebbe vedere le trincee, perfette come tutti i soldati fatti vedere. L’unica fonte di preoccupazione per il soldato, infatti, è quella di non poter rivedere i suoi cari. Questo però non rende meno emozionante il racconto che pur nascondendo un lieto fine scontato lascia incollati allo schermo grazie una bella fotografia, semplice ma efficace, ed un buon livello di recitazione.